
















Quando si parla di un rampicante, ognuno di noi pensa subito al Glicine (Wisteria): poche piante sono così conosciute e poche le persone che non saprebbero riconoscerlo!
E poi, ad inizio primavera, quando le sue liane disordinate iniziano a coprirsi di grappoli viola e spandere nell’aria un inebriante profumo, allora ogni sguardo viene catturato dalla sua spettacolare e generosa fioritura; quale rampicante risulta più appariscente? Suscita un’immediata ‘passione’ nel vederlo ondeggiare carico di soffici grappoli violetto-lilla, colore insolito in Natura, ma audace e delicato quando copre una parete oppure una pergola che lo sostiene.
Il Glicine comune o cinese (= Wisteria sinensis ) è senz’altro il più coltivato e quindi il più facile da reperire nei vivai e la sua diffusione si deve anche alla sua facilità di riprodursi per talea, seme o per stolone, oltre che alla sua bella fioritura ed alla sua innegabile rusticità.
Mentre gli altri Glicini, quelli giapponesi (= Wisteria floribunda, Wisteria brachybotrys ) e quelli americani ( Wisteria frutescens) che sono più difficili da riprodurre, sono stati spesso considerati una rarità ed è stato grazie all’introduzione del metodo di moltiplicazione per innesto che oggi sono reperibili nel mercato numerose diverse varietà dai fiori di colore bianco, rosa, bluette e tante sfumature intermedie di viola.
Storia
Anche se in Cina sono state rinvenute forme fossili del Miocene e numerosi sono i documenti antichi che descrivono la Wisteria sinensis, da noi in Europa è giunta solo nell’ ‘800 e questo perché il Giappone rimase interdetto agli stranieri dal 1638 al 1856 e pure la Cina non fu di meno. La prima Wisteria che fu conosciuta proveniva dalla Carolina, Nord America orientale, circa nel 1724 e venne chiamata inizialmente da Linneo come Glycine frutescens.
‘Glicine’, il nome comunemente usato ancora da noi, deriva dall’antico termine greco glikìs
(= dolce) per la presenza del nettare che attrae gli insetti.
Thomas Nuttall definì la stessa pianta, e poi il genere, con il nome di Wisteria speciosa in onore dell’anatomopatologo tedesco Kaspar Wistar o forse di un altro amico, Charles Wister per cui a lungo ci fu confusione di pronuncia tra Wisteria o Wistaria. Il Glicine americano divenne definitivamente: Wisteria frutescens (L) Poir. nel 1823.
Il Glicine cinese, proveniente dal giardino di un mercante di Consequa, fu invece portato in Inghilterra dal Capitano Welbank appena nel 1816 e fiorì tre anni dopo suscitando grande ammirazione: fu chiamato Glycine sinensis, ma poi Sweet lo ascrisse al genere proposto da Nuttall, come Wisteria per cui divenne Wisteria sinensis ( Sims) Sweet. La specie a fiore bianco, W. sinensis ‘Alba’ fu introdotta dalla Cina nel 1844 dal Fortune.
Ed il Glicine giapponese, già conosciuto e descritto da Kaempfer nel 1712 fu trasportato con altri esemplari dal fiammingo von Siebold solamente nel 1830 in Europa, ma la guerra in Belgio ne fece disperdere le piante: solo quando il grande medico-botanico ne tornò in possesso le iniziò a coltivare ritenendole per quelle già note del Glicine cinese. Sicuramente anche le specie di W. brachybotris erano già coltivate dal von Siebold ma fu De Candolle nel 1825 a classificare il Glicine giapponese a fiori lunghi come Wisteria floribunda ( Willd.) DC. e più tardi nel ‘900 l’altra a fiori tozzi anziché venusta come Wisteria brachybotris Sieb.& Zucc.
Classificazione
Il Glicine appartiene al genere Wisteria, posizionato nella famiglia delle Leguminosae, sottofamiglia Papilionaceae, in compagnia di un altro gruppo ben noto di rampicanti: il fagiolo ed il pisello, dai caratteristici fiori raccolti in grappolo e dal frutto a baccello conosciuto come un ‘legume’.
Il genere comprende 8 o forse solo 5 specie: due sono provenienti dal Nord-America orientale e le altre invece dall’Asia orientale e sono probabili ibridi di queste; la determinazione di tale numero attende una definitiva risistemazione in un altro genere, ma ciò che è stato cercato di fare recentemente è una maggiore chiarezza nella confusione dei nomi delle varietà in commercio, soprattutto perché quelle asiatiche dai nomi affascinanti ma intraducibili sono incomparabili con la nomenclatura Linneana, usata perlopiù in Occidente e questo ha portato nei vivai europei all’uso di nomi che sembrano cultivar nuove ma che risultano invece essere dei sinonimi.
Le specie note sono:
Wisteria sinensis
Wisteria floribunda
Wisteria brachybotris
Wisteria frutescens
Wisteria macrostachya
Wisteria ibridi incerti
Le specie reperibili da noi, sono elencate con brevi note botaniche per attuare nel migliore dei modi una giusta scelta: la Wisteria sinensis : fiori lilla lunghi 20-30 cm. profumati, inizia a fiorire al 3° anno, pianta molto vigorosa, porta foglioline in numero di 7-13; la W. sinensis ‘Amethyst’ ha caratteristici fiori porpora scuro-viola, profumati lunghi 20-30 cm. precoce fioritura e rifiorente, la W. sinensis ‘Prolific’o ‘Consequa’ è tra le più fiorifere con buona rifiorenza estiva, grappoli pieni lilla e molto precoce; infine la W. sinensis ‘Alba’ che porta profumatissimi fiori candidi soffusi di rosa in grappoli un po’ radi, pianta meno vigorosa.
L’ibrido Wisteria ‘Jissai’ di origine Giapponese ha fiori grandi violetto-bluastro chiaro con carena più scura e grappolo lungo oltre i 30 cm. ed ha una precoce fioritura; l’ibrido Wisteria ‘Prematura’o ‘Praecox’ ha fiori viola scuri bluastri con una macchia gialla sul vessillo, grappoli lunghi 20-25 cm. profumati e un po’ radi, fiorisce il 1°-2° anno.
La W. floribunda ha grappoli molto lunghi da 30-100 cm. dal colore violetto rosato e carena più scura, inizia a fiorire al 3°-4° anno, la pianta cresce intorno ai 20 metri, è infatti meno vigorosa della sinensis; la W. floribunda ‘Burford’ ha un grappolo meno lungo sui 35-45 cm. e nei fiori blu lavanda chiaro, il colore della carena è viola scuro; la W. floribunda ‘Eranthema’ ha fogliame leggermente argentato ed i grappoli simili al precedente portano fiori blu molto chiaro, ali bianche e carena scura. La W. floribunda ‘Macrobotrys’ è la più spettacolare, dai grappoli lunghissimi fino a 120 cm. con fiori non grandi color viola chiaro e carena viola porpora, fiorisce dopo 2-3 anni; un’altra la W. floribunda ‘Lawrence’ ha invece grappoli più corti di 50-70 cm. ma fiori color viola porpora intenso e sbocciano tardivamente. Tra i Glicini a fiore bianco è ritenuta la più bella:W. floribunda ‘Longissima Alba’ era conosciuta già 500 anni fa e da noi arrivò a fine ‘800 ; è una pianta vigorosa e porta grappoli lunghi 40-60 cm. bianco puro intensamente profumati.
Altre W. floribunda dal grappolo lungo 30-50 cm. hanno fiori rosa dalle varie sfumature: la ‘Rosea’ o ‘Honbeni’ è la più coltivata per il colore rosa carnicino dei petali, fiorisce tardivamente; la’Lilac Rose’ che porta una certa rifiorenza, ha fiori grandi rosa chiaro nelle ali e carena rosa porpora, con sfumatura crema, ha grappoli lunghi 30-50 cm. profumati; la W. floribunda ‘Ito Koku Riu’ o ‘Royal Purple’ ha fiori color porpora blu molto scuri e profumati, mentre la W. floribunda ‘Nishiki’ ha foglie caratteristiche a screziature crema e fiori violetto.
L’unica varietà a fiore doppio è la W. floribunda ‘Violacea Plena’ o ‘Black Dragon’ che ha triplo numero di vessilli, ali e carena, di color porpora scuro-viola e ha una fioritura tardiva.
La W. brachybotris , chiamata ancora venusta è una pianta interessante per la crescita contenuta, 5- mt. al massimo, per la precoce entrata in fioritura , per i suoi fiori copiosi grandi, in grappoli eleganti ma corti 15-20 cm.e tozzi di colore bianco come la ‘Schiro Kapitan Fuji’ o rosea come la ‘Schowa Beni’ o viola blu con colore più accentuato nella carena e macchia gialla nel vessillo come nella ‘Murasaki Kapitan’ o infine la ‘Okayama’ dal fiore malva scuro, forse ibrido tra le due precedenti. Delle due varietà americane: la Wisteria macrostachya e la Wisteria frutescens quest’ultima è la sola reperibile da noi, porta grappoli corti 15-20 cm. con fiori tardivi, color celeste porpora formantisi nell’anno, la varietà W. frutescens ‘Nivea’ ha grappoli bianchi con macchia gialla.
Note botaniche
Le varie specie descritte differiscono per le caratteristiche del fiore, delle foglie, dei frutti e soprattutto per il fusto che ha un diverso modo di avvolgersi intorno al suo tutore.
Il fusto sviluppandosi cerca velocemente un appiglio per avvolgersi intorno e ciò avviene seguendo il verso destrorso ( in senso orario) per le specie di origine giapponese come la W. floribunda, W. brachybotriys cv. ‘Murasaki Kapitan’ e per altri ibridi, mentre in quelle americane W. frutescens e W. macrostachya e quelle cinesi W. sinensis e W. brachybotrys e altri ibridi, si attorciglia in verso sinistrorso ( in senso anti-orario) e ciò non si modifica neanche a guidare il ramo al contrario!
Il singolo fiore, raccolto in un infiorescenza a racemo o grappolo, tipico delle Leguminosae, consta di un calice gamosepalo ( = i sepali sono cresciuti insieme), da una corolla formata da 5 petali diversi: 2 saldati che costituiscono la carena, mentre gli altri 3 distinti sono: il vessillo ossia il petalo superiore più grande che si presenta rivolto verso l’alto ed i 2 restanti che sono simmetricamente disposti ai lati e costituiscono le ali.
L’allegagione ( = formazione del frutto dopo l’avvenuta fecondazione ) avviene grazie all’intervento di insetti che attratti dal nettare posto nel calice, entrando nella carena per bottinare, riescono a fecondare il pistillo appoggiandosi sullo stigma. Tuttavia pochi sono i fiori che allegano, formando i baccelli e questa è la ragione che ha impedito l’ibridazione manuale per la ricerca di nuove varietà.
Il colore dei petali è variabile dal bianco puro al rosa porpora, dal blu-viola al lilla chiaro e ciò dipende dall’intensità luminosa, dal momento di fioritura, dall’umidità, e perfino dall’età della pianta stessa! Nello stesso racemo fiorale si notano sfumature e tonalità diverse: l’apertura dei fiori è graduale ed inizia dalla parte prossimale all’inserto sul ramo, per poi procedere verso l’apice e nelle varietà a grappolo lungo risulta ancora più scalare.
L’epoca di fioritura nel nostro Paese va da fine marzo ai primi di maggio, a seconda delle peculiari caratteristiche delle varietà, ma anche del clima: basse temperature d’inverno possono ritardare anche di 15 giorni la maturazione delle gemme fiorali.
In alcune varietà inoltre, si riscontra una buona rifiorenza in estate, verso giugno-luglio, tra i giovani rami verdeggianti sbocciano un certo numero di grappoli che però non saranno mai così numerosi come in primavera e tra le più rifiorenti sono: Wisteria sinensis, in particolare la ‘Amethyst’, la ‘Prolific, la ‘Alba’e la ‘Texas Purple’, fra le W. floribunda la ‘Lilac Rose’ed anche la Wisteria ‘Jissai’.
Le foglie, decidue e di forma ovale-lanceolata, sono imparipennate composte, ossia sull’asse portano un numero pari di foglioline ed una singola all’apice (da 9 a 15) e si sviluppano lungo il ramo alternativamente e irregolarmente cercando di stendersi il più possibile verso la luce.
Nei nuovi germogli il fogliame spesso assume un colore verde-bronzato e pure nella vegetazione estiva delle varietà rifiorenti, mentre in autunno si colora di giallo regalando ulteriori angoli pittoreschi al giardino!
Il frutto a forma di legume lungo da 10 a 20 cm. risulta cuoioso e tomentoso sulla superficie esterna e contiene pochi semi tondeggianti e piatti di 1-2 cm. di diametro. I legumi sono penzolanti a gruppi a volte molto numerosi o assenti in alcune varietà e costituiscono una insolita attrattiva in inverno quando ormai anche le foglie se ne sono andate. A maturità e con l’asciutto si apre lungo la linea longitudinale con uno schiocco rumoroso, lanciando così i semi il più lontano possibile.
Per facilitarne la germinazione, si lasciano i semi a mollo in acqua circa 12 ore e si distribuiscono sul terriccio in una cassetta, coprendoli leggermente con sabbia; dopo pochi giorni, terminata la dormienza si sviluppa una radichetta che penetra nel terreno e dalla plumula, che porta un germoglio con le prime foglioline, inizia ad allungarsi il fusticino.
E’ una pianta rustica, dotata di radici profondamente sviluppate e di una chioma vigorosa in continua ed esuberante crescita: i germogli dell’annata riescono ad allungarsi anche per 6 metri!
Ciò è dovuto al fatto che nelle radici, come spesso succede in altre Leguminosae, si formano processi simbionti con micorizze e alcuni microorganismi azotofissatori ( Rhizobium), comunemente presenti nel terreno, e questi si inoculano nei peli radicali formando dei piccoli tubercoli nei quali avviene l’assorbimento dell’azoto atmosferico, risparmiando somministrazioni di concime!
Coltivazione
E’ una pianta facile da coltivare, che pur avendo un origine tropicale e subtropicale, si è adattata al clima temperato dell’Europa: da noi cresce bene sia in Sicilia che a 1000 mt. a Bolzano.
Esige, per meglio fiorire, un’esposizione verso sud, sud-ovest cioè al pieno sole, ma sta bene anche in zone ombrose e riparate e resiste alle basse temperature.
Nei Garden e nei Vivai oggi si reperiscono perlopiù piante in vaso di 1-2 anni, per cui ci sono meno problemi di attecchimento e si possono piantare in qualunque momento dell’anno , si consiglia comunque l’autunno per permettere alle radici di svilupparsi meglio dopo l’inverno.
La domanda che spesso i giardinieri si sentono fare è: “perché il mio glicine non fiorisce?”
Il motivo è che il Glicine ha un lungo stadio giovanile, per cui le piante ottenute da seme iniziano a fiorire dopo 8-10 anni e le caratteristiche varietali sono incerte così che i fiori possono anche risultare bruttini o poco appariscenti dopo aver tanto atteso! Al momento dell’acquisto, esigete quindi solo piante ottenute da innesto, munite di cartellino con la specifica della varietà, questo perché con la moltiplicazione per talea di radice ( si usa la W. sinensis ) innestata con marze provenienti dalle piante madri selezionate per la bellezza dei fiori, si avrà un anticipo della fioritura già al 2°-3° anno ( =‘precocità di fioritura’ ) e la cultivar essendo identica al materiale di propagazione non vi deluderà.
Come la maggior parte dei rampicanti quando si decide di piantare un Glicine, si deve pensare, oltre che a preparare una bella buca profonda e larga 80 cm., alla sua futura chioma e quindi al suo tutore, per cui va bene appoggiato a mò di spalliera sulle recinzioni, o addossato al muro della casa facendo attenzione di proteggere con un pezzo di onduline, profondo almeno 80 cm., le sue fondamenta perché la forza delle sue radici è nota! ( per un grande effetto si consiglia le W. sinensis).
Si utilizza bene anche sul pergolato, sia di legno che di ferro, o intorno al gazebo come andava di moda nel periodo Liberty ed anche su doppi archetti per coprire viali assolati piantando esemplari della stessa varietà a due a due ( si consiglia sia la W. sinensis che la floribunda ) e intercalati da siepi e bordure a diversa fioritura.
In vaso, purché grande e profondo, si adatta bene se si ha l’accortezza di cambiare spesso il terreno, tagliando un po’ le radici, dopo la fioritura, e controllando l’irrigazione in estate, soprattutto se si tratta di terrazze ( si consiglia varietà meno vigorose come la W. brachybotris) e sono molto decorative anche le piante allevate a bonsai sia nelle varietà di W. sinensis, di W. floribunda che la W. brachybotris.
Nei giardini del Nord Europa viene spesso allevata come un rampicante –arbusto o come un albero: si fa crescere avvolta ad un palo alto 2 mt. e poi si lascia sviluppare in giù i rami principali potandoli ogni anno a forma rotonda, l’effetto è una ‘pioggia blu’ in primavera!
Concimazione e malattie
La concimazione è necessaria al momento dell’impianto ed i primi tre anni impiegando concimi organici ed a lenta cessione preparando bene il terreno che deve essere ben strutturato, soffice e ricco di sostanze nutritive, soprattutto fosforo. Il terreno compatto o dotato di materiale sassoso, va corretto ed ammendato con aggiunta di sabbia e terriccio torboso, pena una stentata crescita e la comparsa della più comune fisiopatia di cui soffre il Glicine: la clorosi ferrica.
Quando i nuovi getti sviluppano foglie giallognole significa che non viene assorbito il ferro necessario per la formazione della clorofilla e perciò si deve correggere il pH del terreno apportando nelle radici il ferro che non viene assorbito per la competizione che si crea con cloruri e carbonati di calcio o per la sua mancata disponibilità ( si usa sequestrene in dose di 50 gr. per metro quadro, sciolto in 50 litri d’acqua o solfato ferroso in dose di 50 gr. per metro quadro, ripetendo 3-4 volte le somministrazioni ).
Il Glicine è una pianta suscettibile a poche malattie: quella più grave è il tumore al colletto o sulle radici causato dal batterio ‘Agrobacterium tumefascens’ e non ci sono cure specifiche al riguardo, a parte la pulizia con l’asporto delle parti malate e in modo preventivo, evitare ferite.
Un’altra malattia che attacca il tronco è la ‘carie’, dovuta a vari tipi di funghi: ‘Coriolus, Stereum, Fomes’ che una volta penetrati nel legno ne causano la disgregazione e la marcescenza dei tessuti.
Importante è quindi la pulizia degli attrezzi durante la potatura dei rami vecchi e grossi e la disinfezione delle ferite con prodotti rameici.
Altre malattie fungine che causano macchie sulle foglie, sono dovute all’ ‘Oidio’ ed alla ‘Cercospora wisterae’ e per entrambe si usa Daconil in dose di 150 cc. per hl.
Potatura
L’eccessivo sviluppo del Glicine richiede un annuale intervento di potatura, sia per limitarne la crescita e dare una riduzione della forma, sia per stimolare la fioritura con la diminuzione della carica di gemme fiorali.
Si interviene a fine inverno ( gennaio-febbraio ) con la ‘potatura invernale’ ed a fine estate( agosto-settembre ) con quella ‘a verde’
La prima si effettua nelle W. sinensis, W. floribunda, W. brachybotry che formano la gemma fiorale sul ramo dell’annata, cioè sui getti che comunemente risultano a fine inverno lunghi e intrecciati disordinatamente e si sono lignificati nell’agosto dell’anno precedente.
Si procede accorciandoli e lasciando da 4 a 6 gemme contando dall’inserzione e si eliminano anche gli stoloni all’altezza del colletto ed i polloni che toglierebbero risorse ai rami principali.
Si è visto che per la W. floribunda sulla quale era stata eseguita una potatura più drastica risultava stimolata la formazione di grappoli molto più lunghi delle annate precedenti!
Nelle varietà americane, come la W. frutescens, che differenziano le gemme fiorali nei nuovi getti della primavera stessa, si può intervenire per ridurre la vegetazione senza temere di compromettere la carica fiorale.
La seconda potatura ‘a verde’ si effettua sia per contenere la vegetazione, sia per dare forma alle giovani piante. Si lasciano 6-8 gemme, a partire dall’inserzione, in quei rami verdi che l’anno successivo porteranno le gemme a fiore così che si maturano meglio e diventano più vigorose
Oggi questa pianta è rivalutata nel verde verticale: come rampicante si adatta a qualunque ambiente: arrampicata su mura di antichi palazzi cittadini o avvinghiata intorno alla ringhiera della villetta di campagna, copre con le sue liane ampie superfici e cresce bene ovunque, chiedendo poche cure in cambio.
Varietà di glicini a fiore bianco
Wisteria sinensis ‘Alba’
Wisteria floribunda ‘Longissima Alba’
Wisteria brachybotris ‘Schiro Kapitan Fuji’
Wisteria frutescens ‘Nivea’
Varietà di glicini a fiore rosa
Wisteria floribunda ‘Lilac Rose’
Wisteria floribunda ‘Peache and cream’
Wisteria floribunda ‘Rosea’
Wisteria brachybotrys ‘Schowa Beni’
Varietà di glicini a fiore viola blu e lilla
Wisteria sinensis
Wisteria sinensis ‘Amethyst’
Wisteria sinensis ‘Prolific’
Wisteria ‘Jissai’
Wisteria ‘Prematura’
Wisteria floribunda
Wisteria floribunda ‘Blue’ –
Wisteria floribunda ‘Burford’
Wisteria floribunda ‘Eranthema’
Wisteria floribunda ‘Macrobotrys’ –
Wisteria floribunda ‘Lawrence’ –
Wisteria floribunda ‘Ito Koku Riu’ ( Royal Purple)
Wisteria floribunda ‘Nishiki’
Wisteria frutescens
Wisteria macrostachya
Wisteria brachybotrys ‘Murasaki Kapitan’
Wisteria brachybotrys ‘Okayama’