Vitalba

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Vitalba (Clematis vitalba)

La vitalba, che tutti conoscerete, è un’infestante praticamente ubiquitaria che cercheremo di combattere quando la troveremo nel nostro giardino o nel nostro bosco, fra le crepe di uno dei nostri muri. E’ difficile combattere la vitalba perché è dotata di una grande vitalità e non pensate di riuscire ad eliminare tagliandola semplicemente alla base. Vi sorprenderà con la sua capacità di ricaccio e se a turni regolari provvederete nuovamente al taglio presto penserete che state combattendo una battaglia persa in partenza. L’unico sistema manuale sicuro, per non ricorrere ad agenti chimici, è il completo sradicamento.

Il nome scientifico è Clematis vitalba. Il suo areale di diffusione è l’Europa centrale e meridionale, ma si spinge sino nella regione caucasica.

Ha un aspetto simile a quello delle liane potendo crescere per decine di metri aggrappandosi ad ogni tipo di sostegno. Ha un fusto che col tempo può raggiungere un diametro di quasi un decimetro. E’ molto resistente e ha poche richieste in fatto di terreno, esposizione al sole, e precipitazioni.

Durante l’inverno causa non pochi danni perché il suo intreccio consente alla neve di fermarsi appesantendo la struttura degli alberi fino alla rottura dei rami.

Il pennacchio bianco e setoso visibile nella stagione morta non è il fiore, ma l’insieme dei frutti secchi.

Dove raccorgliela

Avendo eliminato la vitalba dal terreno non resterà che raccogliere la vitalba durante le gite in campagna. E’ facile da trovare ed in particolar modo nelle vicinanze di vecchie case abbandonate, di siepi soffocate dall’intreccio lianoso, vicino ai muri a secco che spesso ne risultano completamente coperti.

Che cosa raccogliere

Senza l’ausilio di nessuno strumento troncherete semplicemente le giovani cime (i germogli) che riporrete in mazzetti ordinati nel vostro cesto. La lunghezza di raccolta è molto variabile e sta nella vostra sensibilità determinare il punto esatto: la cima deve essere ancora tenera, carnosa e flessibile. Se la lunghezza di raccolta sarà eccessiva vi ritroverete in pentola un materiale eccessivamente fibroso che, se lasciato intero, avrà il non piccolo difetto di fare “il filo”. Se la lunghezza sarà scarsa il vostro raccolto tarderà a raggiungere la quantità necessaria a soddisfare le vostre esigenze.

Ricordate che una volta cotto, come succede per molte altre verdure, il volume della massa si riduce drasticamente.

Quando raccogliere la vitalba

Potrete raccogliere la vitalba da quando inizia a vegetare, in primavera, fino al sopraggiungere dell’inverno.

I raccolti migliori si effettuano solitamente nel mese di giugno quando le temperature sono già estive, ma il terreno è ancora umido. Oppure nei giorni successivi a piogge significative che comportino una forte idratazione della pianta ed una conseguente ripresa vegetativa in grande stile.

La grande resistenza e capacità di ricaccio della vitalba divengono per i raccoglitori un fattore estremamente positivo. Potrete, infatti, visitare le stesse piante abbastanza frequentemente, anche ogni due settimane, sempre seguendo l’andamento stagionale e la velocità di crescita.

Cimando la pianta eserciterete un’azione stimolante per la formazione di nuovi germogli che potrete successivamente raccogliere.

Ricordate che a fine stagione, in periodi di siccità e per cime sottili il sapore si presenterà più amaro.

Le virtù della vitalba

La vitalba non ha nessuna virtù medicinale e difatti non la troverete in nessun testo di erboristeria.

Anche come pianta alimentare viene spesso snobbata dai testi specialistici, relegata spesso al ruolo di semplice vegetale commestibile dal sapore un po’ acre.

Tutto questo è vero, ma è solo una visione limitata. La vitalba si presta benissimo in cucina per entrare a far parte di moltissimi piatti conferendo al contempo una nota “amara” che ricorda davvero “il mangiare povero” di un tempo. E’ duttile e richiede quindi una certa versatilità in cucina e commensali capaci di apprezzare le novità e i sapori senza prima analizzare tutto con la lente d’ingrandimento del sospetto.

La vitalba in cucina

La vitalba necessita sempre di una bollitura per allontanare la potenziale velenosità di tutti gli esponenti della famiglia delle ranuncolacee.

Bollitela con poca acqua e lasciatela scolare nello scolapasta.

L’impiego più classico, ed anche il più gustoso, è quello di succedanei degli spinaci. Soffriggete in una padella un poco d’olio dal gusto deciso e un paio di grossi spicchi d’aglio solo schiacciati. Passate poi la vitalba lessata, aggiungete a piacere un poco di peperoncino in polvere, e prima di servire spolverate con Parmigiano Reggiano non troppo stagionato e ancora dolce.

Una variante può prevedere l’impiego di sottili fette di una buona toma stagionata, e quindi saporita, ma dolce, da disporre sulla vitalba a cottura ultimata. Spegnete il fornello e mettete sulla padella un coperchio a tenuta; lasciate fondere il formaggio che dovrà ricoprire interamente la verdura e servite.

Per un condimento particolare per la pasta operate come segue. Raccogliete cime di ortiche, getti di vitalba e foglie giovani di malva in pari quantità. Lessate il tutto e fate ben scolare premendo la massa sul fondo del colino.

Dopo aver fatto soffriggere un po’ d’aglio aggiungete e fate saltare la parte terminale del prosciutto che più non riuscite ad affettare passato nel tritacarne, quando è ben rosolato, aggiungete la verdura lessata finemente triturata a mano. Portate a cottura aggiungendo un poco di brodo e, se volete, insaporite con un bicchiere di vino bianco.

Per una buona riuscita il prosciutto dovrà essere la metà della verdura.

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