Berretta del prete

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Euonymus europeaus, berretta del prete, una pianta discreta che in autunno diventa protagonista con foglie colore rosso che risaltano ancor più l’arancio brillante dei suoi frutti deiscenti e il verde dei rami.

 

La fusaggine (Euonymus europeaus), quello che tutti conoscono con il nome popolare di Berretta del prete, è pianta versatile che può assumere l’aspetto di un arbusto o quella di un piccolo alberello capace di raggiungere un altezza variabile fra i 4 ed i 7 metri e sviluppare una notevole massa di vegetazione, raggiungendo un diametro massimo di 3 metri.

 

Descrizione

Euonymus europeaus è diffuso allo stato spontaneo in quasi tutto il territorio nazionale, dove cresce a gruppi o in siepi, come accade talvolta lungo le strade di mezza montagna sugli Appennini, la fusaggine forma dense macchie di vegetazione, alte, compatte e ombrose che, se non si ha diretta esperienza della pianta, è difficile catalogare. Assai diverse dall’immagine classica presente sui manuali di piccolo arbusto isolato, a sviluppo limitato, posto ai limiti della vegetazione boschiva.

Il portamento della pianta unisce lo sviluppo verticale dei fusti, che possono ricordare quelli del nocciolo, con l’apice decombente.

I fusti eretti portano rami opposti dalla corteccia color bruno rossiccia sempre venata di verde. I rami più giovani presentano spesso sezione quadrangolare e si distinguono con facilità dal legno maturo perché hanno corteccia color verde.

Le foglie sono semplici, portate opposte sui rami, di forma variabile dall’oblungo al lanceolato, terminanti a punta. Il margine è seghettato.

 

Fiori e frutti

I frutti dell’evonimo sono poco appariscenti, compaiono da aprile fino a giugno. Riuniti in cime ascellari che contano da due a nove fiori, sono di colore giallognolo e hanno una corolla semplice a quattro petali. A fiori così modesti fanno seguito frutti dalle forme più elaborate.

Si tratta di capsule a quattro lobi con quattro ali ben evidenti sono dapprima di colore verde e avorio per tingersi via via di rosa fino ad assumere a maturazione una tinta rossa decisa. Singoli, in coppia o in piccoli gruppi hanno lunghi peduncoli, sottili ed elastici, che li fanno pendere al di sotto delle foglie o adagiare su queste.

Le capsule sono frutti deiscenti e a maturità si aprono rivelano un arillo centrale carnoso sferico che ricorda, seppur in miniatura, quello dell’alchechengi, di colore arancione luminoso che custodisce i semi all’interno della polpa.

La maturazione dei frutti, sempre scalare, inizia nel mese di ottobre e termina in quello di novembre. Serbevoli e resistenti alle intemperie resistono a lungo sulla pianta.

 

Frutti belli ma velenosi

 

Dove vive

Specie adattabile, l’evonimo predilige le zone luminose e aperte poste al limite della vegetazione nei boschi di latifoglie o misti. La luce è un fattore determinante per lo sviluppo finale della pianta e quelle che si trovano in posizione dominata all’interno di un bosco restano a livello arbustivo.

Predilige terreni ricchi di humus, di media fertilità, che non vadano soggetti a lunghi periodi di siccità. In particolare La sua presenza è associata a quella del pioppo nero, altra pianta che rifugge i terreni seccagni.

 

Un evonimo in giardino attira merli, cince e pettirossi

 

Come ottenere nuove piante

Non sempre facile da trovare in vendita, l’evonimo può essere ottenuto con facilità da seme.

I migliori risultati si ottengono con la semina primaverile dopo aver stratificato i semi per tutto l’inverno in un mix di sabbia e torba mantenuto leggermente umido e all’aperto dove il freddo consenta il processo di vernalizzazione che innesca l’attivazione del materiale di riproduzione. Si pongono nel terreno a primavera, alla profondità di circa un centimetro in un lettorino con torba, sabbia e terriccio da giardino di buona qualità da mantenere fresco e all’ombra.

Le pianticelle si allevano in vaso o in vivaio per tre anni prima di metterle a dimora.

Non tutti i semi germineranno nei tempi previsti perché, come meccanismo di adattamento a condizioni climatiche avverse, alcuni sono “semi duri”, si attivano solo dopo diciotto mesi di attesa.

Dove forma dense macchie è possibile prelevare ai piedi, o nelle immediate vicinanze, pianticelle nate da seme o da gemme che si sviluppano sulle radici più superficiali dei soggetti adulti. Accade con maggior facilità, dove il terreno è soffice, originatosi dalla stratificazione e decomposizione delle foglie.

 

 

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