Pero cocomero

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Antica varietà dalla polpa rossa e profumata

Il genere Pyrus appartinene alla famiglia delle Rosacee, sottofamiglia Pomoidee.

Le specie di Pyrus sono circa venti, senza contare gli ibridi, ma al riguardo i pareri degli esperti sono anche molto diversi; quindi a tutt’oggi la classificazione del genere non risulta ancora ben distinta ed univoca.

Il pero presenta il classico fiore rosaceo, di colore bianco, a volte sfumato di rosa, che appare appea prima od in contemporanea con le foglie. I fiori possiedono quasi in tutte le varietà una grande sterilità. È quindi sempre bene accostare più varietà che fioriscano in contemporanea, per assicurare una buona impollinazione e successiva fruttificazione. L’impollinazione avviene quasi totalmente ad opera di insetti pronubi, principalmente le api.

La maturazione dei frutti, nel pero, può variare a seconda delle varietà, dall’inizio dell’estate fino all’inverno, con possibilità di conservazione delle varietà più tardive anche per alcuni mesi.

Con il pero quindi si riesce a coprire, come disponibilità dei frutti, tutto l’arco dell’anno. Anche per questo, perciò, la specie risulta tra le piante da frutto più apprezzate.

 

Esigenze colturali del pero in generale

Per la sua adattabilità alle condizioni ambientali più svariate, il pero può considerarsi senza dubbio una delle piante fruttifere più importanti. Coltivato fin da epoca remota nel bacino mediterraneo ed in Oriente, fu diffuso successivamente dai romani in tutta l’Europa e nel continente americano dopo la sua scoperta. Si ritrova dal livello del mare fino all’alta montagna, ama i terreni profondi, argilloso silicei e argilloso calcarei, abbastanza freschi ma non umidi.

Si adatta molto bene ai climi fresco temperati, ma non molto ai climi caldi, dove viene spesso danneggiato da siccità prolungata, specialmente se innestato su portinnesti di bassa vigoria tipo cotogno.

 

Il pero cocomerino è un albero maestoso e rustico

 

Propagazione

La propagazione del pero può avvenire per seme o mediante innesto. Con la semina è molto difficile ottenere delle nuove piantine identiche alla pianta madre, in quanto nel pero la variabilità genetica è notevole e le cultivar popolazione sono rarissime. Potremmo citare solamente, come cultivar ricoducibili quasi fedelmente anche per seme, la “Volpina” e la “Gentile Bianca”.

Si ricorre pertanto, nella maggioranza dei casi, alla propagazione per innesto.

Portinnesti

Il portinnesto più usato in coltivazione industriale è sicuramente il cotogno nei suoi vari cloni. Con questo tipo di portinnesto si ottengono soggetti di piccolo o medio sviluppo, che entrano in produzione velocemente, ma che hanno notevoli limiti in frutticoltura amatoriale. Sono necessari terreni di impianto freschi e fertilissimi, in quanto l’apparato radicale è molto superficiale e risente facilmente di periodi di siccità prolungata. Le piante su cotogno hanno inoltre vita molto breve. Si consiglia il cotogno come portinnesto solo per la coltivazione del pero in vaso.

Il portinnesto più importante del pero per la coltivazione amatoriale è senz’altro quello franco, ovvero selvatico di seme. Le piante ottenute da questo soggetto risulteranno molto vigorose e adatte a qualsiasi tipo di terreno, anche molto difficile, calcareo o povero di sostanza organica.

Gli alberi su franco diventeranno di grandi dimensioni, molto longeve, entreranno in produzione dopo 5-6 anni.

 

LA PERA COCOMERA

Questa antichissima pera si distingue molto dalle altre, principalmente per una caratteristica saliente: la polpa di colorazione variabile dal rosa intenso al rosso vivo a seconda delle varietà.

Particolarissima quindi sotto questo aspetto e molto particolare anche per il valore organolettico del frutto; la polpa infatti, oltre al colore unico, possiede intenso profumo e molta aromaticità. Va consumata in fase di giusta maturazione, momento in cui esprime tutto il suo grande valore. Se passa di maturazione, diventa farinosa e poco interessante. Ha vago sentore moscato e di sorba. Si adatta molto bene alla trasformazione ed alla conservazione sotto spirito. L’albero è maestoso e si consiglia di innestarlo su franco per incrementare la rusticità della pianta. Trova la sua ubicazione ideale al di sopra degli 800-900 metri di altitudine, dove esprime tutti i suoi migliori caratteri. In sostanza è una varietà con alto fabbisogno di freddo.

 

Pianta ideale per giardini sull’Appennnino posti a mezza quota

 

Varietà

  • ‘Cocomerina d’estate a Frutto Rotondo’ o ‘Pera Bianca’ Sull’Appennino tosco romagnolo, dove si ritrova frequentemente, ne è stato fatto anche un presidio “Slow food”. Questa varietà ha pezzatura piccola, epidermide verdognola, forma arrotondata, polpa variabile dal rosa al rosso abbastanza intenso, leggermente granulosa, succosissima e molto profumata. Matura a fine agosto a 900 m slm in Appennino. Deve essere consumata subito.
  • ‘Cocomera autunnale e frutto piriforme’ o ‘Pera del Sangue’ Varietà coltivata oltre che in Appennino, anche nell’Europa del nord; si ritrova in Svizzera, Germania ed Austria. Ha pezzatura piccola, piriforme, con epidermide verde rugginoso. La polpa è più compatta della precedente, più granulosa, e di colore rosso più intenso. Adatta per la cottura. Matura in settembre ottobre a 900 m slm in Appennino.

 

Difesa fitosanitaria

Potrebbe essere anche superfluo parlare di difesa, riguardo al gruppo delle pere cocomere, in quanto, queste varietà risultano rusticissime e generalmente poco attaccabili dalle tipiche parassitosi del pero. Solo in fase giovanile, le piante potrebbero subire qualche limitato attacco di afidi che possiamo ben controllare anche solamente con irrorazioni a base di macerato di ortica.

 

VIVAI BELFIORE

Ugo Fiorini

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