Albicocco

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Albicocco (Prunus armeniaca)

Un posto in giardino, anche se non producesse frutti così gradevoli, l’albicocco lo meriterebbe comunque.

Solo il mandorlo riesce ad “anticiparlo”nella fioritura, che rallegra gli ultimi giorni dell’inverno e annuncia l’arrivo della primavera.

Proprio questa caratteristica limita la possibilità di fruttificare nelle aree dove si verificano con frequenza le “brinate” primaverili. Come la maggioranza delle specie da frutto dell’emisfero temperato, durante il riposo vegetativo, l’albicocco supera senza danni temperature di 10-15°C sotto zero. Diversamente i fiori e soprattutto i frutti appena formati sono molto sensibili agli abbassamenti termici e bastano poche ore sotto lo zero per provocare  perdite di produzione anche totali.

Per questa ragione l’albicocco in Italia è coltivato nelle regioni meridionali, prima tra tutte la Campania, mentre al nord (Emilia R. , Piemonte e Veneto) è concentrato nelle aree collinari dove sono rare o meno intense le gelate primaverili.

In ambito amatoriale la coltivazione dell’albicocco si può considerare possibile su gran parte del territorio italiano; nelle aree più fredde si dovrà riservare alla pianta una posizione riparata e accettare che, in annate sfavorevoli, la fruttificazione potrà essere scarsa.

Un albicocco in giardino

Specie e origine

Famiglia Rosaceae, specie Prunus armeniaca. Origine Cina settentrionale

Portamento

Albero di medie dimensioni. La longevità dipende dal portinnesto utilizzato. Limitata su mirabolano (20-30 anni), ancor meno se si utilizza il pesco.

Ambiente

Larga adattabilità. Per ottenere una fruttificazione costante richiede clima temperato caldo.

Portinnesti

I più utilizzati sono l’abicocco selvatico, il “franco” da seme e il Mirabolano (Prunus cerasifera), ma si può innestare anche su pesco.

Il Mirabolano si adatta a terreni “difficili”: argillosi, calcarei e siccitosi.

Avversità principali

Le più gravi sono di origine virale, contro le quali non esistono mezzi di difesa attivi se non l’utilizzo di piante sane.

Varietà coltivate

Sono numerose, molte di origine locale.

Utilizzazione frutti

Consumo fresco, essicazione, confetture, sciroppati.

Caratteristiche ornamentali

Fioritura molto precoce, colori autunnali del fogliame giallo-rossi.

Facile e generoso

Un altro pregio di non poco conto dell’albicocco è la facilità della coltivazione, che non richiede particolari attenzioni o competenze.

La maggioranza delle varietà sono autofertili, cioè il fiore non necessita di essere di impollinato da una differente varietà. Quindi anche una pianta isolata è nelle condizioni di fruttificare abbondantemente.

L’albicocco generalmente ha una crescita rapida e vigorosa. La potatura di allevamento va quindi limitata al minimo per guidare la formazione della pianta. Per limitare il vigore vegetativo gli interventi sulle piante giovani si possono eseguire anche durante l’estate. Già al secondo anno d’età sono presenti i primi fiori e frutti e, al terzo-quarto anno la pianta è completamente formata e inizia la potatura di produzione.

Il principale problema è quello di mantenere una fruttificazione costante negli anni, evitando che la pianta si squilibri ed entri in alternanza di produzione (un anno produce molti frutti e l’anno successivo vegeta molto a svantaggio della fruttificazione). L’albicocco ha un ciclo vegetativo molto breve: dalla fine di febbraio alla fine di maggio si susseguono fioritura, allegagione, accrescimento dei germogli e inizia la formazione delle gemme a fiore per l’anno seguente. Se il carico di frutti è eccessivo la pianta non riesce a formare un adeguato numero di gemme a fiore e, nella stagione seguente, fioritura e fruttificazione saranno scarse per essere nuovamente molto abbondanti in quella successiva…. e così via.

Gli strumenti per mantenere l’equilibrio tra fruttificazione e rinnovo delle gemme a fiore sono la potatura (vedi box a parte) e il diradamento dei frutti che, sull’albicocco, è un intervento da considerare indispensabile.

Quali varietà

Sono disponibili numerose varietà, sia di origine locale che ottenute della recente selezione, che maturano dalla fine di maggio a tutto luglio ed oltre.

NOTA: le date di raccolta si riferiscono all’Emilia Romagna

 

Un frutto sano ed “ecologico”

La difesa dell’albicocco si può facilmente risolvere con pochissimi interventi ed impiegando fitofarmaci a bassa tossicità.

L’unico intervento che è consigliabile eseguire in ogni situazione è il classico trattamento con prodotti rameici al termine della caduta delle foglie, che ha un’azione preventiva contro il Corineo ed altre avversità fungine.

Con condizioni ambientali di elevata umidità si possono verificare disseccamenti di fiori e rami causati dalla “Monilia”, un fungo che può attaccare anche i frutti nella fase di pre-maturazione.

Anche se sono disponibili fungicidi specifici “antimarciumi” in ambito amatoriale non è indispensabile farvi ricorso. Per limitare i danni delle moniliosi si può ricorrere a mezzi di lotta agronomici: con la potatura eliminare gli organi colpiti e diradare la chioma per favorire la circolazione, non distribuire dosi eccessive d’azoto ed evitare la piantagione in zone ombreggiate o dove si verificano ristagni d’umidità.

Pochi sono anche gli insetti che attaccano l’albicocco. Uno dei più frequenti è l’Anarsia, un lepidottero le cui larve si nutrono dei germogli e soprattutto dei frutti. Gli attacchi più pericolosi avvengono all’inizio dell’estate, quindi le varietà a maturazione precoce (entro giugno) sono poco o nulla danneggiate.

Qualche attenzione in più occorre per le albicocche a maturazione tardiva. In caso di forti infestazioni si possono utilizzare insetticidi a base di Bacillus thuringiensis che hanno un’azione molto selettiva, agiscono solo sulle larve dei lepidotteri, e non sono tossici nei confronti dell’uomo e animali domestici.

Come produce, come potarlo

L’albicocco è una pianta molto generosa e può produrre su diversi tipi di rami, in base alla varietà e all’andamento stagionale.

La potatura di produzione sulle piante adulte deve realizzare un diradamento dei rami produttivi, eliminando circa il 50% di gemme a fiore. Naturalmente questa è un’indicazione molto generale e non assoluta. L’intensità di potatura va adeguata alla presenza di gemme a fiore: dopo una forte produzione di frutti (anno di “carica”), sono presenti poche gemme a fiore e si eseguiranno solo pochi tagli per eliminare i rami molto vigorosi. Viceversa dopo un raccolto molto scarso (anno di “scarica”) la pianta avrà formato un elevato numero di gemme a fiore che andranno diradate energicamente per evitare un’eccessiva produzione.

Inoltre, dove il rischio di brinate primaverili è alto, la potatura dovrà essere molto più “leggera” lasciando un maggior numero di rami produttivi o addirittura si potrà rimandare al termine della fioritura per assicurare una sufficiente produzione.

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