Cachi

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Cachi, Kaki (Diospiros)

In primavera ed estate il kaki può passare inosservato ma, all’arrivo dell’autunno, diventa protagonista del giardino: prima il contrasto tra il verde del lucido fogliame e i frutti che virano all’arancio; poi le foglie si infiammano di tinte gialle e rosse; infine i rami spogli che rimangono adorni dagli ultimi frutti. E’ la stagione del kaki.

Il kaki è una pianta che ben si adatta alla coltivazione in giardino, sia come pianta da frutto che per le caratteristiche ornamentali. Inoltre presenta esigenze veramente ridotte: si adatta a diversi tipi di terreno, non richiede concimazioni particolari, irrigazioni frequenti né trattamenti per la difesa dalle avversità.

Una pianta venuta dall’oriente

L’origine del kaki viene attribuita alla regione asiatica, probabilmente cinese, dove è coltivato da oltre 3000 anni e si conoscono circa 900 varietà. Le specie appartenenti al genere Diospiros sono circa 400 ma, la più importante, si può considerare Diospiros kaki, coltivato in Italia in frutteti specializzati soprattutto in Campania ed Emilia-Romagna.

Altre specie degne di nota sono Diospiros lotus, utilizzata a scopi ornamentali o come portinnesto di Diospiros kaki e Diospiros virginiana, anche questo utilizzato come portinnesto, diffuso negli Stati Uniti. 

Le piante di kaki hanno una crescita lenta ma possono raggiungere notevoli dimensioni e avere una lunga vita. Uno dei più vecchi esemplari presenti in Giappone supera i venti metri d’altezza e si stima abbia un’età di seicento anni.

Le foglie ampie, di colore verde lucido, danno origine ad una chioma ampia e folta. E’ una pianta che ama la luce, conviene quindi scegliere posizioni soleggiate a mantenere distanze adeguate da altri alberi per assicurarne uno sviluppo ottimale.

 
I fiori

La biologia fiorale del kaki è complessa e variabile. Sulla pianta delle diverse varietà possiamo trovare tre tipi di fiori:

–         fiori femminili, che non producono polline per sterilità degli stami

–         fiori maschili, producono polline ma non fruttificano poiché l’ovario va incontro ad aborto

–         fiori ermafroditi, con ovario e stami normali

Frutti

La fruttificazione può avvenire secondo la “via normale”, fecondazione dell’ovario e formazione dei semi, oppure anche senza la fecondazione dando origine a frutti privi di semi (partenocarpici).

La presenza dei semi può influenzare il contenuto dei tannini nei frutti, sostanze che rendono la polpa “astringente” e commestibile solo in seguito all’ammezzimento (periodo di post-maturazione dopo la raccolta).

Ad esempio la pianta più diffusa, il “kaki-tipo”, presenta solo fiori femminili. In questo caso la fruttificazione avviene senza la fecondazione dell’ovario e si formano frutti privi di semi che alla raccolta sono astringenti. Se viene impollinata da un’altra cultivar, come il kaki “Vainiglia” che presenta sia fiori femminili che maschili, si possono formare frutti con semi che risultano immediatamente eduli alla raccolta.

Altre cultivar sono invece sempre eduli alla raccolta, indipendentemente dalla presenza dei semi, come il kaki ”Hana Fuyu”.

Tempi di raccolta

Il kaki è una pianta da frutto adattabile, poco esigente, facile da coltivare. L’operazione più impegnativa è la raccolta che va eseguita al momento giusto: non troppo anticipata, poiché i frutti immaturi sono di peggiore qualità e vanno incontro ad alterazioni. Anche una raccolta troppo tardiva, quando i frutti iniziano a rammollire, aumenta il rischio di infezioni fungine.

Il frutto è molto delicato, va staccato col calice e riposto in cassette ad uno strato. I frutti delle varietà astringenti come il kaki-tipo non si possono consumare immediatamente alla raccolta, poiché la polpa è fibrosa e fortemente astringente. Solo dopo un periodo di post-maturazione (ammezzimento) il frutto diventa morbido, la polpa gelatinosa e dolce.

Un “trucco” per accelerare la perdita dell’astringenza è quello di mettere assieme ai kaki qualche mela che produce etilene, una sostanza gassosa che stimola la maturazione.

Come si coltiva

Il kaki è una pianta da frutto “facile” e con poche esigenze.

Terreno: si adatta un po’ a tutti i tipi, anche argillosi o alcalini (ricchi di calcare)

Clima: resiste bene alle basse temperature (fino a -10/-15 C°), può subire danni per gelate primaverili o se si verificano abbassamenti di temperatura in autunno quando i frutti sono ancora sulla pianta.

Concimazione: in generale è sufficiente una concimazione “standard” distribuendo prima della fioritura (maggio) circa 1 kg per pianta adulta di un concime complesso contenente azoto, fosforo, potassio in rapporti circa equivalenti.

Irrigazione: è abbastanza resistente alla siccità, anche se naturalmente si avvantaggia di apporti idrici nei periodi più siccitosi.

Raccolta: staccare i frutti quando sono totalmente di colore arancio, senza più striature verdi

Potatura: non è indispensabile una potatura minuziosa, basta eliminare qualche branchetta di due-tre anni, che hanno già prodotto, e diradare i rami di un anno, che porteranno la  nuova fruttificazione.

Avversità e difesa: l’unico insetto che può veramente danneggiare la produzione è la mosca della frutta, presente nelle aree meridionali. Tronco e branche possono essere attaccate dalla Sesia, un “tarlo” che scava gallerie nel legno. La difesa si basa su interventi manuali, asportando la corteccia e uccidendo le larve. Si possono anche eseguire spennellature del tronco con calce per contenere gli attacchi.

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