INAUGURAZIONE DI VILLA BLANC Roma il 18 giugno 2018

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INAUGURA VILLA BLANC A ROMA

Lunedì 18 giugno alle ore 17.30 in Via Nomentana 216 a Roma inaugurazione ufficiale del complesso di Villa Blanc, l’antica residenza del Barone Blanc, nel cuore della Capitale, oggi sede della LUISS Business School.

Cenni storici

L’unità d’Italia incide notevolmente sul contesto urbanistico della città di Roma, già in fase di espansione nel XVIII secolo. L’esigenza di costruire nuove residenze di prestigio per le classi sociali di recente affermazione e per i rappresentanti della corte sabauda amplia i confini della Roma storica che, sulla via Nomentana terminava con Porta Pia. Il proseguo era fiancheggiato da vigne e orti che, nel secolo successivo, si trasformarono, quindi, in ville, che, pur senza perdere le funzioni produttive, erano dotate di ampi parchi, dai caratteri eclettici e spesso esotici, che circondavano costruzioni di pregevole architettura. È il caso di villa Mirafiori già̀ Malatesta, villa Leopardi, villa Anziani.

È anche il caso di villa Blanc. Dopo il susseguirsi di passaggi di proprietà, non ultimo quello nel 1884 del marchese Massimiliano Lezzani alla contessa Violante Filippi, il 23 marzo del 1893 la villa viene acquistata dal barone Alberto Blanc, ministro del Re d’Italia, che ne decretò la trasformazione in residenza di rappresentanza, con l’idea di esaltare la tradizione artistica italiana, fusa con stili internazionali, affinché ospiti e dignitari trovassero una atmosfera accogliente e cosmopolita.

Su un terreno essenzialmente agricolo, destinato a vigna, sorgeva, infatti, un casale distrutto, nucleo della nuova costruzione. I progetti iniziali sono datati 1895 e i lavori sono terminati nel 1897. Blanc morì nel 1904 pochi anni dopo l’ultimazione dei lavori, lasciando eredi i figli e usufruttuaria la moglie che vi visse fino al 1925 circa.

Negli anni seguenti la residenza dei Blanc è stata oggetto di una lottizzazione ante litteram tra i figli che costruirono altri villini nel parco, sicuramente di minor pregio architettonico. Negli anni ’50, la villa viene venduta e, successivamente, dopo passaggi di proprietà tra società immobiliari e tentativi di speculazione non riusciti, resta inutilizzata per lunghi anni, provocando il degrado totale del complesso

Il resto è storia più o meno recente: sostanzialmente in stato di abbandono ed in pessime condizioni di conservazione, tanto da comprometterne la stabilità, la villa viene acquistata, con il benestare del ministero dei beni culturali dalla LUISS Guido Carli nel 1996. L’acquisto avviene alla pubblica asta, dopo diversi tentativi di interventi speculativi, come quelli che hanno coinvolto le vie adiacenti e che sono a tutt’oggi visibili.

Giova sottolineare che, sin dalla sua costruzione, la villa è stata di proprietà privata e mai adibita all’uso o all’ingresso pubblico. Anni di abbandono, di incurie, di furti di elementi architettonici e finanche di colonne e ceramiche hanno condotto la villa ad uno stato di degrado estremo, agevolato dalla distruzione dell’intera recinzione del parco, sacrificata da un lato dalla creazione di piazza Winckelmann e dall’altro dall’ampliamento della via Nomentana per far passare la maratona delle Olimpiadi del 1960, come dimostra ciò che è rimasto – oggi al centro della via, a mò di spartitraffico – dell’ingresso monumentale, ornato di un monumento funerario di epoca romana. Piante infestanti avevano inghiottito il giardino storico immaginato da Giacomo Boni, straordinaria figura di archeologo e paesaggista a cavallo fra Ottocento e Novecento cui si deve la concezione di questo grandioso complesso. Un coacervo di vegetazione inselvatichito che aveva avvolto e fagocitato le costruzioni di villa Blanc. Gli edifici sembravano definitivamente compromessi: le fondamenta erano diventate instabili, i muri lesionati e fuori squadro, i solai crollati o, addirittura, divelti da alberi cresciuti all’interno dei villini. L’immediato rifacimento del tetto della villa nobile ha consentito di salvare la residenza del barone Blanc che, diversamente, non avrebbe mai potuto superare gli oltre quindici anni intercorsi, per le difficoltà burocratiche, fra l’acquisto e l’inizio dei lavori.

Profili architettonici

Il complesso di villa Blanc costituisce un esempio chiaro della “cultura architettonica e decorativa romana”. La villa rappresenta l’eclettismo attraverso la rielaborazione delle forme del passato e anticipa gli stili artistici che di lì a poco caratterizzeranno il nuovo secolo (Art Noveau; Liberty). L’ecclettismo accosta abilmente partiti classici con reminiscenze egizie, greche, gotiche, moresche, in uno stile modernista. Sono state sperimentate tecniche e materiali innovativi per l’epoca nelle parti costruttive e ornamentali, come l’impiego del ferro, della ghisa, del vetro e i rivestimenti maiolicati.

Una contaminazione che ha fatto della villa un capolavoro della sua epoca, che si riflette nel percorso di esperienze professionali del suo ispiratore, Alberto Blanc, nella traslitterazione dell’amico e architetto, Giacomo Boni: è una sorta di “documento storico”, sintesi di vita, memorie, viaggi e aspirazioni.

All’interno, l’atmosfera è prettamente veneziana e tradisce le origini del Boni: l’ambiente adiacente l’ingresso è sormontato da un soffitto a travetti lignei con cadenza frequente e un portale di stampo rinascimentale.  Le pareti del lungo salone erano arricchite da arazzi di pregio, alcuni del ‘700, ispirati dai quadri del pittore Teniers, molti dei quali si trovano ora in due musei a Bruxelles e ad Amsterdam.

L’acme dell’eclettismo si raggiunge nella sala da pranzo: un camino della seconda metà del ‘400, che apparteneva al vescovo di Parma catalizza l’attenzione in questo spazio. Alle pareti sei arazzi tagliati di Vertumno e Pomona; ramages di alloro in rilievo nella parte alta della sala e l’arte di Adolfo De Carolis, ingaggiato da Boni, che dipinge riquadri di arazzetti con donne in costume che reggono filatteri con versi o canzoni. Lo scalone che conduce ai piani superiori ricorda il San Marco veneziano: stile gotico con colonnine una diversa dall’altra. In alto due soffitti a rosoni plastici che vengono da un’altra esperienza importante, stavolta fatta da De Carolis col maestro Morani nelle sale Borgia in Vaticano.

Le formelle dagli smalti scintillanti che rappresentano frutta, fiori e donne in due zone esterne della villa sono, invece, la conseguenza dell’esperienza fiorentina dello stesso De Carolis mandato nel capoluogo toscano dall’architetto Boni ad imparare l’arte della ceramica nella fabbrica Ginori.

Nella facciata centrale della villa la loggia delle Cariatidi (che nelle mani portano dei gigli bianchi, una coppa di vino e del grano), sculture bifacciali, fedeli riproduzioni delle Korai greche.

Fiore all’occhiello della villa è la sala da ballo. In questo spazio vi sono richiami di tipo islamico: Blanc decise, infatti, di copiare il soffitto di un palazzo sulla riva asiatica di Istanbul, città in cui aveva vissuto, mentre la struttura in ghisa richiama il Crystal Palace di Londra.

Al piano superiore c’è la stanza dei putti musicanti, gli stessi angioletti che troviamo nell’altare di Donatello nella Basilica del Santo a Padova: delle dodici figure concepite dall’artista se ne trovano solo nove.

Sullo stesso piano, la camera da letto di Blanc e quella della moglie. La prima stile austero e in legno scuro, l’altra tipicamente Luigi XVI dove vi è anche un infisso in alto, sede per un baldacchino. Nel corridoio una scala a chiocciola che porta sulla torre, l’ultima aggiunta della villa che non era concepita nel progetto iniziale.

Un velario ovale che si apriva e veniva coperto con delle tende, le stesse utilizzate all’esterno della sala da ballo e del giardino di inverno, da ostendere a seconda dell’incidenza dei raggi solari.

Il parco ha una estensione di circa 39.500 mq e presenta numerose specie arboree: lecci, pini, cedri, cipressi, eucalipti, palme, allori, ligustri ed altre specie minori, con un modesto insediamento di arbusti; la costruzione di un sistema di serre rispondeva all’arte del giardino “botanico” particolarmente in voga presso i giardini privati dell’epoca.

Più che a rigidi e vecchi criteri sistematici la progettazione del parco si basò su principi ecologici affinché́ le piante potessero vegetare e prosperare nel modo migliore.

Il risanamento conservativo

In una città come Roma, in costante decrescita e depauperamento di risorse, la LUISS da anni si muove in controtendenza favorendo l’integrazione della propria istituzione culturale e formativa nel tessuto urbano, grazie ad una politica di recupero e valorizzazione di edifici storici.

La LUISS ha sempre favorito la riqualificazione di aree, spesso abbandonate, per ogni insediamento dell’Ateneo: villa Alberoni a viale Pola, l’edificio littorio di via Parenzo, il campus di viale Romania con villa Heritz, l’edificio Umberto I in via di Santa Costanza e così via, fino a via Lisbona e via Giolitti. Riqualificazione effettuata valorizzando sempre gli insediamenti esistenti senza mai modificare cubature o appesantire l’assetto urbanistico, studiando e sperimentando costantemente modalità innovative di collegamento tra le sedi (bici, navette, mobilità elettrica, ecc.). Una crescita, quindi, a “volume zero”.

In questo contesto si inserisce anche il risanamento conservativo di villa Blanc, ispirato al recupero della struttura così come a suo tempo immaginata, progettata e realizzata. Dopo la ricostruzione del tetto della villa nobile, avvenuta alla fine degli anni ’90, nel 2011 sono state avviate le pratiche per riportare in vita la villa: un iter articolato che ha coinvolto enti locali e sovrintendenze archeologiche e monumentali, reso particolarmente complesso dalla presenza di numerosi vincoli paesaggistici, ambientali, archeologici e monumentali, non sempre coerenti tra loro. Né meno complessa è stata la fase strettamente edilizia che ha visto centinai di tecnici ed operai lavorare in cantiere.

In un primo stadio il consolidamento statico ha consentito di mantenere in piedi la struttura e di rendere gli edifici antisismici, rispettosi cioè delle normative più recenti: micropali di acciaio e cemento, consolidamento dei solai con tecniche raffinatissime, “scuci e cuci” dei singoli mattoni per mantenere quanto più originale possibile l’aspetto delle costruzioni. E poi il recupero degli elementi ornamentali, non meno multiforme, né impegnativo: stucchi, ceramiche, affreschi, boiserie, colonnine bassorilievi.

Giorno dopo giorno, la villa è tornata a risplendere, grazie a un lavoro di restauro generoso e minuzioso, che ha recuperato tutto ciò che era sopravvissuto, reintegrando le parti mancanti, sulla base di una documentazione filologica quanto mai accurata. Terminati i lavori architettonici ed artistici è stato recuperato il parco secondo i criteri a suo tempo indicati dal Pirotta, primo direttore dell’orto botanico di Roma, eliminando le piante invasive che impedivano qualsiasi lettura e fruizione sia del parco che degli edifici, ricollocando oltre 200 alberi e 10.000 essenze forti. Oggi, dopo tanti anni, la città ha finalmente di nuovo la possibilità di rivedere la villa, tanto da via Nomentana, quanto da via Ridolfino Venuti, anche grazie alla decisione della LUISS di non erigere muri di recinzione ma, al contrario, di valorizzare la trasparenza fra interno ed esterno.

Una parte del parco (circa un ettaro) è stata adibita, in modo permanente, ad uso pubblico e liberamente fruibile 365 giorni all’anno con manutenzione a cura e spese della stessa LUISS. Il parco, destinato ai bambini e completamente attrezzato, è stato aperto il 28 maggio 2018.

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