Namibia, il miracolo della vita

di ,

  • Condividi

Deserti affascinanti, piante stranissime e rarissime, savane ricchissime di animali che si muovono in libertà per nulla intimoriti dai turisti, grazie a un eccellente e rigoroso controllo degli accessi negli immensi parchi nazionali: un viaggio meraviglioso in una terra dove si percepisce chiaramente che qui ci sono le remote origini della vita.

Nadia e Silvio Barbanti viaggiano da anni per passione; avevano già conosciuto l’Africa in un modo speciale, trascorrendo alcune settimane in una missione in Zaire. Qui viveva uno zio sacerdote che era riuscito a farli innamorare di questo territorio vasto e diversificato, popolato da persone meravigliose; avevano visto animali che molti conoscono solamente tramite i documentari in TV.

Dopo questa prima, fortissima esperienza, vissuta senza filtri “turistici”, sono tornati in Africa per un safari fotografico in Tanzania. Negli anni successivi altri viaggi, ma in tante altre mete diverse: il Brasile, i parchi nazionali in USA, la Thailandia…

L’Africa, però, era nel cuore. E dunque, nel novembre 2016 Nadia e Silvio sono tornati in Africa, scegliendo una destinazione molto speciale: la Namibia. Paese poco conosciuto, è purtroppo un’eccezione in Africa, continente di povertà e di guerre: la Namibia è infatti pacifica, civile e soprattutto capace di tutelare i suoi incredibili tesori naturalistici e il grandissimo numero di animali che vivono nelle sue savane, mettendo in pratica un modello virtuoso di turismo sostenibile.

Un paese straordinario

Vasta quasi tre volte l’Italia, la Namibia si affaccia sull’Oceano Atlantico a cavallo del Tropico del Capricorno, confinando a Nord con l’Angola, a Est con il Botswana e a Sud con il Sudafrica. Nelle sue terre sconfinate ci sono meraviglie impressionanti: enormi dune sabbiose (le più alte del mondo), alberi stranissimi, piante preistoriche, un’incredibile quantità e diversità di grandi mammiferi, foreste pietrificate… E naturalmente, gente straordinaria; solo 2 milioni di persone vivono in Namibia, prevalentemente nella capitale e nelle poche città. Oltre all’etnia Bantu in 11 diversi gruppio etnici, qui vive anche l’antichissima comunità degli Himba, pastori nomadi, e il gruppo etnico degli Herero le cui donne indossano con orgoglio un abito caratteristico e un copricapo a forma di corno.

Nel corso del viaggio, Nadia e Silvio hanno visitato diverse aree di questo enorme paese: oltre 3000 km su strade pietrose dove solo le jeep riescono a resistere. Un viaggio per conoscere da vicino le savane e gli animali, il deserto con i suoi segreti e le coste oceaniche, completamente diverse e sorprendenti.

In tutto questo viaggio, non poche sono state le grandi emozioni legate anche alla botanica: la Namibia è infatti un paese che accoglie alcune piante assolutamente uniche.

Gli alberi faretra

“Li avevo visti in foto, ma quando ho potuto toccarli sono rimasto assolutamente stupefatto”, racconta Silvio. L’albero faretra o quiver tree è una delle creature vegetali più strane del pianeta. In realtà non è un albero ma una succulenta, Aloe dichotoma; il nome si riferisce al fatto che i suoi rami e le foglie sono usate dai boscimani  per costruire faretre per le loro frecce. “I rami sono lisci come la cera”, continua Sivio, “è il risultato della polvere prodotta dalla pianta che si aggrega sui rami per proteggerli dal calore solare. La chioma è una vera e propria scultura, con i ciuffi di foglie rigide e appuntite all’apice dei rami sul tronco alto anche diversi metri”. In Namibia ne esistono numerosi esemplari e alcuni sono vecchi di due o tre secoli: la pianta vive di nulla, nella savana semidesertica arida e apparentemente inospitale, ma mai tanto inospitale come il deserto del Namib, dove c’è un’altra pianta sorprendente, la Welwitschia.

Un fossile vivente tra le sabbie roventi

“Vederla dal vivo, capire che è viva nonostante il suo aspetto secco e bruciato dal sole, è una grande emozione”, afferma Nadia. “Sapere che sto osservando una pianta che ha forse 400, 500 anni, è come aprire una porta sul passato”. Welwitschia mirabilis deve il suo nome a un botanico austriaco, Friedrich Welwitsch, viaggiatore ed esploratore, che riuscì a mandarne un esemplare ai Kew Gardens nel1862, scatenando lo stupore e l’incredulità degli scienziati. “Anche se sembra un’erba, in realtà ha stretta parentela con le conifere”, continua Nadia. “Le foglie si allungano, come una matassa di nastri verdi sulle sabbie roventi; si accontenta dell’umidità che riesce a rubare alla condensazione delle nebbie portate dal lontano oceano fino al deserto del Namib”.

Pianta dioica, la Welwitschia mirabilis ha forme maschili e forme femminili che producono una sorta di pigne rossastre, e la sua origine è remota, un vero fossile vivente che  Charles Darwin definì “l’ornitorinco del regno vegetale” per le sue caratteristiche di stranezza.

Alberi pietrificati

“La foresta pietrificata di Dead Vlei non sembra un luogo terreno. La sua assoluta e antichissima bellezza, i colori e le forme degli alberi pietrificati dal tempo, dal sole e dal vento sono una delle più grandi emozioni della mia vita,” ammette Silvio. “E’ un’esperienza indimenticabile osservare questi alberi che da 500 anni sembrano voler testimoniare che qui c’era un bosco, cancellato dalla forza del sole e delle sabbie”. Le silhouettes scure che si stagliano sulle sabbie bianche e ocra di questa depressione salina sono acacie, cresciute nell’epoca in cui il fiume Tsauchab periodicamente esondava, arrivando a portare l’acqua fin qui. Poi le sabbie del Namib hanno disegnato nei secoli un percorso diverso per le acque: e qui è rimasta solo la memoria dell’oasi, con le forme nere delle acacie pietrificate.

Non è il solo luogo in cui si incontrano forme vegetali divenute pietra. La Namibia è una terra antichissima dove è facile trovare enormi alberi divenuti ormai di roccia: “La foresta pietrificata a 45 km a ovest di Khorixas consente di ammirare rocce che furono alberi qualcosa come 280 milioni di anni fa”, spiega Silvio. “Ma sono ancora riconoscibili le forme e persino la corteccia di queste che furono grandi conifere di specie oggi estinte”.

Piante strane e curiose

“Abbiamo iniziato il nostro viaggio nel periodo in cui in Namibia sta finendo l’inverno, e pian piano abbiamo potuto vedere i primi fiori delle acacie,” dice Nadia. “Sono gli alberi più diffusi per la loro grande resistenza. Ma altrettanto resistenti al caldo e al vento carico di sabbia sono certe piante succulente che coltiviamo anche qui in Italia come specie ornamentali, come la Kalanchoe thyrsiflora dalle foglie rosse o la velenosissima Euphorbia damarana, da guardare e non toccare!”.

Nelle pur inospitali terre desertiche e nelle savane, intorno agli stagni frequentati da antilopi, leoni, leopardi, zebre, giraffe, elefanti,  rinoceronti e tantissimi altri animali, la natura si è adattata in mille forme stravaganti.”In Namibia si possono vedere piante che riescono a vivere nel calore bollente del deserto, sulle dune spazzate dai venti e lungo le coste dove si incontrano le immense colonie di foche. La cosa curiosa è che si trovano ovunque ottime mele: un frutto così italiano, che pure ha trovato anche in una piccola zona della Namibia, e in Sudafrica un terreno in cui crescere”.

La natura protetta

“Siamo rimasti colpiti dal rigore con il quale la natura viene protetta”, dice Silvio. “Il risultato è che gli animali sono fiduciosi e curiosi, si possono osservare da vicino senza disturbarli, e si possono ammirare scene incredibili soprattutto intorno alle pozze d’acqua in cui arrivano di continuo: un viavai impressionante di grandi mammiferi che convivono. A volte ho scelto di deporre la macchina fotografica per rimanere semplicemente lì, a osservare, sentendomi parte di un mondo che altrove è perduto e qui è vivo e meraviglioso”, conclude.

In effetti il viaggio in Namibia ha la caratteristica principale di offrire una grande varietà di scoperte; qui abbiamo parlato soprattutto della parte botanica, ma ci sono molte altre emozioni da vivere. “Conservo il ricordo della bellezza incredibile delle donne Himba con il loro corpo scultoreo e i capelli coperti dall’argilla ocra,” racconta Nadia. “Uno dei loro bimbi, grassotelli e sorridenti, ha preso in mano il mio smartphone maneggiandolo con una sicurezza incredibile… “ E infatti, più tardi, in un piccolo supermercato, a spingere il carrello c’erano proprio due donne Himba. È solo una delle tante stranezze di questo paese splendido, dove Nadia e Silvio hanno lasciato il cuore, un paese da rispettare e da proteggere, tesoro dell’umanità.

Logos Publishing Srl - P.IVA e C.F. 02313240364 - REA Modena No. 281025 - C.S. 42.200 Euro
strada Curtatona n.5/2, 41126 Modena (MO), Italia