ITALIA – LOMBARDIA L’acqua pura dei fontanili

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Nella Pianura Padana, alla sinistra del Po, oggi sopravvivono numerosi fontanili. Le loro acque cristalline hanno alimentato piccole, preziose oasi verdi abitate da numerose piante e animali che costituiscono un patrimonio  da difendere perché irripetibile.

 

Sono chiamati fontanili o risorgive e alimentano con polle d’acqua limpida quella zona intermedia, prevalentemente lombarda, che sta tra l’alta e la bassa pianura, alla sinistra del Po ma un tempo presenti anche nella pianura emiliana. Ne troviamo numerosi nella zona che sta tra il Ticino e l’Adda ed è facile individuarli, anche da lontano: la loro presenza è denunciata da folti boschetti di verde che li circondano e che spiccano tra i campi intensamente coltivati. Da dove proviene l’acqua dei fontanili? Viene dalle acque delle piogge, dei ghiacciai, dei torrenti… che scendono dai versanti montani, penetrano in profondità nei terreni dell’alta pianura molto permeabili in quanto costituiti da detriti rocciosi e vanno a formare ricche falde sotterranee. Giunte però verso la bassa pianura che è costituita da terreni argillosi e quindi impermeabili, queste acque si trovano come imprigionate e quindi emergono in superficie originando così la “fascia delle risorgive.

Ma se l’origine delle risorgive è un fenomeno geologico, perciò del tutto naturale, la loro organizzazione è frutto invece di un sapiente e paziente lavoro dell’uomo. Senza questo lavoro che è iniziato in tempi antichi, la fascia delle risorgive ancora oggi, sarebbe ricoperta da grandi paludi.

 

Origini storiche dei fontanili

Secondo gli studiosi, furono i Romani i primi a canalizzare le acque di queste zone per strappare i terreni alle paludi e renderli coltivabili. Poi, dopo la caduta dell’Impero e con le invasioni barbariche, ci furono secoli di abbandono sino a che, verso il XII secolo, i monaci Benedettini e i Cistercensi e una schiera di piccoli e grandi proprietari terrieri, ripresero il lavoro di bonifica e resero fertile il territorio irregimentando le acque in una miriade di canali, rogge e fossi. Con tutta probabilità, fu in quel tempo che l’uomo cominciò a raccogliere ed organizzare le acque risorgive nelle forme che vediamo ancora oggi, quello che è certo è che di un “fontanile” situato in un podere lombardo, testimonia un documento notarile risalente al 1386.

 

Occhi, testa e collo

Ogni fontanile è composto da “occhi di fontana”, polle da cui sgorga l’acqua sotterranea, da una “testa di fontana” che consiste in un bacino di modesta profondità che raccoglie l’acqua delle polle e dal “collo di fontana” o “asta”, un canale naturale che fa defluire l’acqua e la convoglia in altri canali. La cosa più curiosa è la tecnica usata da sempre per facilitare la formazione di polle, una tecnica che consiste essenzialmente nell’infiggere verticalmente nel terreno una tubatura. Nel passato si usavano tini di rovere senza fondo e con i lati bucherellati, oggi tubi di ferro o di cemento, molto più lunghi, che penetrano nella falda più profondamente, ma il risultato è identico: l’acqua sotterranea esce in superficie con polle che gorgogliano. L’elemento più importante è la qualità dell’acqua, sempre limpida perché ben filtrata attraverso numerosi strati sotterranei e soprattutto ad una temperatura costante, che si aggira intorno ai 12/13° in ogni stagione dell’anno.

La vita di un fontanile

E’ proprio la temperatura costante dell’acqua a permettere il proliferare di una ricchissima vita vegetale ed animale intorno ai fontanili. Un tempo, poiché non ghiacciava mai, l’acqua dei fontanili era utilizzata per produrre foraggi nei campi anche d’inverno attraverso l’uso di “marcite”: un velo sottile d’acqua veniva fatto scorrere di continuo sui campi in leggera pendenza per difenderli dal gelo e ottenere nuovi raccolti. Oggi le marcite sono in disuso, ma l’acqua dei fontanili permette ancora la vita di piccole oasi che offrono rifugio a specie animali e vegetali che altrove non possono vivere o sono sempre più rare. Sono specie vegetali come Nasturtium officinale o crescione d’acqua che, a primavera, tappezza di fiorellini bianchi le rive della “testa” dei fontanili assieme a Veronica anagallis-acquatica e a Myosotis palustris dai fiori azzurri che spiccano fra l’odorosa Mentha aquatica e il sedano d’acqua (Apium nodiflorum). Sempre ai margini delle teste e lungo le aste, fioriscono i rosei Garofanini d’acqua (Epilobium hirsutum), la canapa (Eupatorium cannabium), le purpuree Salcerelle, gli eleganti gigli gialli, il rosmarino di palude…. Vicino agli “occhi” dei fontanili, dove l’acqua sgorga vivace, vivono l’Erba gamberaia (Callitriche sp.) e l’Elodea canadensis mentre al centro delle aste, fluttua sommerso il Millefoglio (Myriophyllum spicatum) dalle lunghe, sottili foglie che paiono capelli. E intorno ai fontanili, crescono alberi ed arbusti, resti delle grandi foreste che un tempo ricoprivano la pianura, sono Ontani neri, Olmi campestri, Farnie oggi molto rare, e poi Carpini bianchi, Gelsi, Salici, Pioppi, mescolati a Biancospini, Ligustri, Fusaggini, Sambuchi… Tutti, alberi, arbusti ed erbe, fanno da custodi e nutrimento a schiere di uccelli, coleotteri, anfibi, pesci, talpe, volpi…

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