ITALIA – TRENTINO ALTO ADIGE La torbiera di Rasun

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Il Trentino Alto Adige è una delle regioni più verdi d’Italia, ha montagne incantevoli e stupende aree protette che occupano, complessivamente, un quinto circa di tutto il territorio. La più conosciuta è senza dubbio lo storico Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei più antichi d’Italia, istituito nel lontano 1935, ma altrettanto belli sono i dieci parchi provinciali distribuiti tra Bolzano e Trento e le tante, piccole zone a protezione speciale che gli affiancano. Una di queste è appunto la Torbiera di Rasun (“Rasner Möser”) che costituisce un vero e proprio gioiello della natura, un ambiente unico, un ecosistema di straordinario valore naturalistico che, giustamente, è diventato nel 1973 il primo biotopo protetto della provincia di Bolzano. Questo prezioso ritaglio di natura si trova a margine del Parco Vedrette di Ries-Aurina, al centro della Valle Anterselva, ramo destro della val Pusteria, in un paesaggio idilliaco, tra praterie verdeggianti e ordinati campi coltivati, ombrosi boschi d’abete rosso, cascate, laghi alpini e pittoreschi paeselli dalle tipiche chiesette col campanile appuntito.

 

La Torbiera di Rasun è una delle poche vere torbiere del nostro paese e rappresenta tutto ciò che rimane della più grande torbiera del versante meridionale delle Alpi, prima che il naturale processo d’interramento e, soprattutto, le opere di bonifica messe in atto negli ultimi secoli, la riducessero alle dimensioni odierne. Questo, forse, è l’unico luogo in cui è ancora visibile chiaramente il paesaggio della torbiera alta: un ecosistema relitto di epoche remote, instauratosi in fase post glaciale, quando il clima era più freddo e più umido di quello attuale. La stessa condizione che oggi caratterizza buona parte dell’Europa boreale, dalla Siberia e la Penisola Scandinava fino all’Islanda.

 

Le torbiere sono ambienti umidi caratterizzati da un eccesso di acqua e da basse temperature nelle quali, a causa della carenza di ossigeno, i resti vegetali prodotti dalle piante rimangono indecomposti al suolo e danno origine a un caratteristico deposito organico detto, appunto, torba. Tra i vegetali più significativi legati a questo habitat si trovano carici, eriofori e graminacee ma, senz’altro, gli organismi che più di altri contraddistinguono l’ambiente sono gli sfagni (Sphagnum spp.). Vale a dire piccoli muschi dallo sviluppo modesto che hanno l’abitudine di crescere gli uni vicino agli altri, anche per grandi estensioni e finiscono per formare un tappeto continuo, denso e compatto. Il classico suolo inzuppato e traballante che caratterizza le torbiere. Gli sfagni amano gli ambienti poveri di sostanze nutritive insieme a condizioni di acidità elevata e sono loro stessi, con la produzione di acidi organici, a influenzare l’ambiente che gli circonda. È appunto la forte acidità a inibire l’azione dei batteri che, insieme con le basse temperature e la carenza di ossigeno dovuta alla presenza dell’acqua, bloccano il disfacimento della materia organica. Essi, inoltre, hanno anche la particolarità di crescere indefinitamente, possono vivere per centinaia d’anni, con un apice vegetativo che si rinnova a ogni stagione mentre la parte basale muore e va a incrementare lo strato di torba. In questo modo, anno dopo anno, il tappeto di muschi aumenta di spessore tanto da elevarsi sopra il livello della falda freatica e divenire indipendente da essa. Le torbiere alte sono costituite dunque da cumuli di sfagni (“Bulten”), alimentati quasi esclusivamente dalle precipitazioni atmosferiche, e depressioni (“Schlenken”) dove l’acqua affiora sempre in superficie. I cumuli, in particolare, hanno un livello di acidità altissimo e una disponibilità di nutrienti molto ridotta poiché gli unici apporti nutritivi sono rappresentati dalle polveri trasportate dal vento e dall’azoto in forma ammoniacale depositato dalla pioggia.

 

La vita dei vegetali in condizioni tanto estreme è assai difficile. Solo organismi molto specializzati riescono ad attecchire e le piante, così dette, carnivore, che proprio qui trovano il loro habitat più congeniale, ne sono l’esempio più eloquente. Queste erbe catturano piccoli insetti proprio per sopperire alle carenze dell’ambiente e procurarsi, in tal modo, l’azoto e altri elementi necessari per incrementare l’accrescimento vegetativo. Alcune assorbono direttamente le sostanze nutritive dalle loro vittime per mezzo della secrezione di appositi enzimi digestivi, altre, come ad esempio le drosere, approfittano invece delle deiezioni rilasciate da grandi emitteri predatori che percorrono la lamina fogliare in cerca dei piccoli artropodi rimasti intrappolati. Questo, comunque, non è l’unico stratagemma messo in atto dalle piante delle torbiere per risolvere il problema della carenza di nutrienti, le ericacee, ad esempio, instaurano a livello radicale complesse simbiosi con funghi micorrizici. La più nota e studiata in tal senso è il brugo (Calluna vulgaris), ma anche altre legate più intimamente a tale ambiente, come Vaccinium oxycoccos e Vaccinium uliginosum, adottano una strategia simile.

 

La torbiera di Rasun ospita specie vegetali rarissime, tra queste si può ricordare Andromeda polifolia, Vaccinium microcarpum, Eriophorum vaginatum e le insettivore Drosera rotundifolia, Drosera × obovata, Drosera anglica e Utricularia minor. Eccezionale è anche la presenza di Hammarbya paludosa, un’orchidea rarissima, conosciuta in Italia solo per questa località.

 

La torbiera di Rasun è un mosaico di situazioni differenti. L’ambiente più tipico, la torbiera alta, con cumuli di sfagno che possono raggiungere anche il metro d’altezza, è concentrato essenzialmente nel tratto a sud. Ben rappresentata è anche la torbiera boscata nella quale intervengono il pino silvestre, la betulla (Betula pubescens) e, in parte, l’abete rosso fino a rendere meno riconoscibile o nascondere del tutto le associazioni erbacee dominate dagli sfagni. Molto diffusa è poi la torbiera bassa dove prevalgono i carici insieme con giunchi, tricofori (Trichophorum spp.) e il vigoroso Scirpus sylvaticus o specie dal fiore più appariscente come il cinquefoglie di palude (Comarum palustre) e il trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata). Completano il panorama stagni d’acqua limpidissima e favolosi boschi paludosi di ontano (Alnus incana e Alnus glutinosa) lasciati alla loro evoluzione naturale, dove i tronchi morti invasi dai funghi e coperti dai licheni marciscono al suolo.

 

L’area protetta è accessibile con una breve passeggiata di circa mezz’ora su una comoda strada bianca. L’itinerario ha inizio dal paese di Rasun di Sopra e attraversa, prima, alcuni campi coltivati e prati a sfalcio per poi inoltrarsi in una bellissima fustaia di abete rosso con sottobosco di lamponi e mirtilli. L’area è attrezzata con cartelli informativi e percorsi ben curati che, per mezzo di camminamenti allestiti con traversine di legno, permettono di osservare da vicino tutti gli aspetti più interessanti della torbiera, senza recare alcun danno al biotopo.

 

Le torbiere sono habitat dall’equilibrio molto delicato, anche attività a basso impatto ambientale come il pascolo e il calpestio le possono danneggiare irrimediabilmente. Lo stesso fanno le attività agricole che rilasciano nell’ambiente grandi quantità di sostanze azotate o fosfati. Ma il rischio maggiore per la loro conservazione è rappresentato dalla riduzione della disponibilità idrica provocata da drenaggi e altri interventi che modificano l’assetto idrogeologico del territorio.

Le torbiere sono ambienti dal destino precario, si sono formate in un clima che non interessa più il nostro paese e una loro distruzione sarebbe irreversibile.

 

Si ringrazia il Dr. Thomas Wilhalm, Conservatore di Botanica del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, che ha fornito preziose informazioni sull’area protetta.

 

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