Francia – Giardino dell’Alchimista in Provenza

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Magia, metafora e metafisica nel giardino dell’Alchimista. Un luogo che nasconde il temperamento, curioso e intrigante per grandi e piccini, della sua storia nei boschi dell’antica Eygalières all’interno della Provenza, tra la zingara Arles e la segreta Avignone, sfiorato da elfi, sortilegi e incensi, immerso nell’assoluto dei colori, estenuato di lavanda e cicale

L’avventura, quasi un thriller, comincia nel’ 95, quando Alain e Marie de Larouzière acquistano il Mas de la Brune, piccolo castello edificato nel ‘500 da Pierre Isnard circondato da terreni abbandonati. L’interno svela una quantità di simboli e concetti alchemici (biblici, chimici, profani e astratti) che i proprietari decidono, con la collaborazione dei paesaggisti Arnaud Maurières e Eric Ossart e degli allievi della Scuola del Giardino e del Paesaggio di Grasse, diretta da Maurières, di riprendere nella progettazione di questo giardino da toccare, odorare, assaggiare, scoprire e perché no, prendere idee per la sua colorata semplice fragranza.

L’intera scenografia è composta da tre zone, due delle quali divise dalla terza da una doppia barriera longitudinale di carpino e terrigni cipressi frangivento sovrapposti dalla bianca volatilità di pannelli di lino gonfiati dal mistral. Le vegetazioni del “cammino di Berechit” e del Giardino Magico, i primi due giardini, affiancano verticalmente il terzo, quello dell’Alchimista, in cui tre Opere-Giardino, Nera, Bianca e Rossa, esprimono con forme, colori, acqua e fiori, la metafora della vita.

L’ingresso è aperto dal labirinto di carpino che scolpisce con le circonlocuzioni la parola “Berechit”, la prima della Bibbia, seguito da una radura caratterizzata dal rosa di panche cubiche e datura sanguinea. Entrambi accompagnano nell’allegra geometria pianeggiante, scandita per multipli, del Giardino Magico, aperto e chiuso dagli spazi rettangolari di due Foreste frontali, che concentrano le simbologie vegetali una di noccioli, cedri, pervinche, ginestre e l’altra di querce, cipressi, pini.

Rigata da un canale d’acqua incrociato da pergolati paralleli che offrono gli acini di ventidue differenti ceppi di vigne da tavola e da vino da sgranocchiare curiosando, la radura centrale è un gioco dei sensi per tutti, adulti e bambini. Sapori, profumi, disegni e colori disciplinano la ridente solarità con la disposizione tematica degli odorosi riquadri simmetrici che le si stringono intorno.

Quattro grandi, come giardini miniaturizzati recinti da steccati di castagno, uno con noci, poi lavanda, mandorli e infine meli, otto mediani, di macchia, ognuno con corbezzoli, sorbo, sambuco, alloro, lecci, mirto, bosso, fichi e sedici piccoli in cui si alternano fioriture, aromatiche e curiose radici antropomorfe che fanno pensare a streghe, pentoloni ribollenti, antiche alchimie.

Le quinte di lino giocate di vento, affiancano l’intera lunghezza del Giardino Magico, separazione inquietante ed elusiva fra questo e il Giardino dell’Alchimista, misteriose schiudono un corridoio tra pareti di carpino e cipressi. Involontariamente le voci si abbassano nello stupore emozionato della scoperta allegorica delle Opere-Giardino.

Nera, in penombra, la non conoscenza, fisicità della nascita, del crescere, automatismi spiegati con l’ardesia spezzata di pavimento e fontana, il percorso fisso del labirinto, la carne bruna di Aeonium haworthii, i filamenti opachi di Ophiopogon. Poi un paiolato, metà nero e metà bianco, traghetta nell’improvvisa luce rotonda dell’Opera Bianca, lieve, intorno alle pietre bianche dello stagno, esplode negli occhi la candida nebulosità di rose “Fata di neve”, lauri bianchi e fiori di Gaura appoggiati sul rame delle graminacee a significare conoscenza e affettività. Appassionata e travolgente la Grande Opera, l’Opera Rossa, fiammeggia ipnotica attraverso l’allegoria del cerchio eretto e catapulta, senza transazioni, nello scarlatto di ibisco, melograni, lantana e rose, espressione della pienezza adulta interiore e umana.

Le Jardin de l’Alchimiste
www.jardin-alchimiste.com

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