Toscana – Villa Peyron a Fiesole

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Spesso accade che un luogo esista semplicemente per la felicità del suo proprietario, un’opera di gioia e immersione nella natura in cui perdersi: questa è la caratteristica che rende unica Villa Peyron
Come il crescendo di un brano d’opera, la suggestione del paesaggio di Villa Peyoron cattura per gradi l’attenzione del visitatore. Lentamente l’incanto, dopo la già affascinante discesa del ripido viale di cipressi d’ingresso, circonda subito dalla prima terrazza in piano. Questa avanza compresa fra la pertinenza adibita ad originale museo d’arte moderna, l’affaccio sul lago e il suo bosco e le mura della villa incorniciata da limoni in conca. La simmetria di orci da rose e stagionali, alti carré di bosso sagomato e fontane disegnano il piccolo giardino d’onore prospiciente la facciata posteriore della dimora, giusto e ben calibrato preludio all’emozione successiva. Al fondo, fra la meridiana e la schiera di statue lungo il parapetto, la bellissima scenografia coinvolge sulla travolgente fuga prospettica discendente delle terrazze-giardino formali a destra e romantiche a sinistra fino allo stupefacente coup-de-téhatre dello splendido scenario a cannocchiale fra le quinte dei cipressi sulla veduta di Firenze.
Il paesaggista Saverio Lastrucci, direttore ed erede morale del complesso, mi accoglie, guida e soprattutto racconta con affetto e passione, per averla condivisa con Peyron negli ultimi anni della sua vita, la storia inusuale del posto scandito dal suo ideatore da contini rimandi colti, allegorici e affettivi.

La villa e il parco, sorti su rovine etrusche, dominano da uno sperone roccioso del versante fiesolano del monte Fiano, con stupenda vista su Firenze, furono acquisiti insieme alla sorgente naturale di Fontelucente, già delle Mantellate e documentata nel Cinquecento, per alimentare il lago e le numerose fontane, ai primi del ‘900 dall’imprenditore piemontese Angelo Peyron, mentre il restauro delle mura, dell’architetto fiorentino Ugo Giovannozzi, ha conferito alla villa l’aspetto attuale. Il giardino a balze formali discendenti verso la città medicea, racchiuso fra quinte vegetali autoctone di olivi e cipressi e riflesso nel suo lago, è l’immaginifico, affettuoso progetto ideato successivamente dal figlio Paolo, erede del complesso, esclusivamente per il proprio diletto. Peyron, lasciandosi guidare da gusto e sensibilità, fors’anche in parte ispirato dalle architetture botaniche limitrofe dell’inglese Cecil Pinsent (fra i molti, il giardino dei Tatti, sottostante a Peyron), lavorò da solo costruendo il paesaggio lentamente intorno a sensazioni e soprattutto un’idea. Racconta Peyron “La prima cosa che ho pensato è stata quella di realizzare uno squarcio nel bosco di cipressi, per aprire la vista verso il paesaggio”. “Infatti, spiega Lastrucci, “é proprio intorno al discendere mozzafiato a “cannocchiale” su Firenze che il giardino prende forma”.

Un lungo asse centrale, ricamato ad archi rovesci e sfere di bosso, cuce e separa fra loro lo scoscendere dei diversi parterre, evidenziando la purezza geometrica dello scenario “all’italiana” concluso dallo splendido “squarcio” su Firenze fra i cipressi e dal raffinatissimo gruppo di bosso scolpito e metaforico “lavacro” della piscina in marmo. A sinistra dell’asse invece una serie di giardini più romantici si susseguono intimi, velati dall’ombra degli altofusti spostano e indirizzano l’attenzione alle scalinate in sequenza che portano all’emiciclo in riva al lago dedicato ai momenti musicali. Tutt’intorno il bosco, giocato da Peyron come elegante proscenio “all’inglese”, modula quinte vegetali intorno all’intera composizione creando una sorta d’orizzonte infinito e nello stesso tempo cela e svela nel suo interno lo stupore, tipico di questo stile, di percorsi, architetture di verzura, marmo, laterizi e decorazioni. Un giardino e una storia da non perdere!

La visita
Villa Peyron al Bosco di Fonte Lucente
Via Vincigliata, 2 – Fiesole – (FI)
www.bardinipeyron.it

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