Stati Uniti – Foreste boreali del nord America

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Una passeggiata tra le foreste e la flora delle coste del Lago Superior
Visitare le coste del lago Superior è come tornare indietro nel tempo. Man mano che ci si avvicina, aree sempre più selvagge si sostituiscono ai terreni coltivati e le strade serpeggiano nei boschi costeggiando i laghi, uno dietro l’altro. Questo è ancora territorio indiano ed i paesi diventano sempre più piccoli e radi. Le estati sono corte e, anche se molte giornate sono calde, l’aria diventa fresca non appena cala la sera. Gli automobilisti devono fare attenzione ai cervi, specialmente all’alba e al tramonto, perché sbucano improvvisamente dal bosco e attraversano le strade. La frenesia della vita urbana e la globalizzazione diventano un pallido ricordo e l’aria pura e profumata di resina fa rilassare coloro che si avventurano a nord.

Per otto mesi l’anno la terra è coperta da neve e ghiaccio. A gennaio le temperature si mantengono mediamente tra i –15 ed i –20 °C e possono scendere fino a –40. A luglio, il mese più caldo, si oscilla tra i 10 ed i 25 °C per arrivare, a volte, a picchi di 38. Si registrano precipitazioni medie annue di 1100 mm che, a causa del basso tasso di evaporazione, dovuto a temperature mediamente fresche, mantengono alto il livello di umidità della foresta.

Le glaciazioni degli ultimi 500.000 anni, avanzando e arretrando, hanno levigato il paesaggio, lasciando a nudo molte superfici rocciose. L’ultima era glaciale, chiamata Wurm in Europa e, per l’appunto, Wisconsin in America, si ritirò circa 10.000 anni fa lasciando migliaia di laghi glaciali ed uno strato sottile di terra sul substrato roccioso. Pian piano le piante e le foreste ricoprirono la terra. L’Ericacea, in inglese Trailing arbutus (Epigaea repens), ed il profumato e saporito Tè del Canada, Wintergreen (Gaultheria procumbens), ammantano la terra. Nessuna conifera in questa terra, ad eccezione dell’americana Tamarak, chiamata American Larch (Larix laricina), perde gli aghi. L’Abete chiamato Black spruce (Picea mariana), l’Abete bianco del Canada, White Spruce (Picea glauca) e l’Abete balsamico, Balsam Fir (Abies balsamea) sono, oltre che alberi tipici di questi luoghi, le conifere dominanti di questo ecosistema boreale.

Nel diciannovesimo secolo l’enorme richiesta di legno di Pino strobo (Pinus strobus) portò alla deforestazione di ampie zone. L’abbondante richiesta di legno a lenta crescita, insieme ad alcuni incendi, devastarono le foreste di questa terra. Il primo albero a ricrescere dopo un incendio è l’Aspen. Questo pioppo, chiamato Quaking, ovvero tremulo (Populus tremuloides), attecchisce velocemente in lande aperte con poca vegetazione, come ad esempio quelle deforestate o distrutte da incendi, grazie alle dimensioni assai ridotte dei suoi semi che facilmente si spargono, portati dal vento. Questo gigante tremolante, chiamato anche Pando, è sopravvissuto alle fiamme di secoli grazie anche al suo apparato radicale da cui, passate le fiamme, rispuntano nuovi getti. A ruota seguono le conifere e gli altri alberi. La maggior parte degli alberi delle foreste odierne è costituita da esemplari maturi che non superano, tuttavia, il centinaio di anni di età.

Alberi decidui crescono in prossimità dei fiumi e dei laghi di origine glaciale. Sparse qua e la ci sono anche ampie aree di prateria, di acquitrini e pantani.

I pantani boreali si formarono nelle aree più depresse, al ritiro dei ghiacciai. Questi luoghi sono a pH acido e umidi per mancanza di drenaggio naturale. Sono pieni di muschi (Sphagnum Moss), torba e qualche pianta acidofila e sono circondati da abeti (Black Spruce). Questi alberi hanno radici superficiali. La loro crescita è lenta in questi terreni acquitrinosi e poveri di nutrienti e la loro altezza raramente supera i tre metri, anche nel caso di esemplari centenari.

Le paludi sono la gioia dei naturalisti: vi sono piante insettivore, orchidee rare e anche il Tè del Labrador (Ledum groenlandicum) che ancora oggi viene usato dai nativi americani come infuso per il mal di gola. Questa e altre piante della famiglia delle Ericaceae, come il Rosmarino delle paludi (Andromeda glaucophylla,) cresce bene in questi terreni acidi. Il mirtillo rosso, o Cranberry (Vaccinium oxycoccos), ed i mirtilli (Vaccinium myrtilloides) sono diventati una importante coltura anche dal punto di vista economico.

In questa terra paludosa cresce la Drosera, localmente chiamata Sundew (Drosera intermedia). Questa pianta, bassa e quasi invisibile, è capace di catturare e digerire piccoli insetti. Gli sfortunati, dopo aver impollinato i minuscoli racemi dai fiori bianchi, restano intrappolati grazie alle goccioline di colla presenti sulle estremità dei numerosi peli, e diventano così il nutrimento della pianta. Gli indiani nativi utilizzavano le sue foglie fresche per i disturbi polmonari. Un’altra pianta insettivora presente in queste terre è la Sarracenia purpurea, chiamata localmente Pitcher Plant. Il nome viene dalla forma delle foglie che, ripiegate su se stesse, ricordano una brocca e raccolgono l’acqua piovana e la brina. Internamente queste foglie sono ricoperte di peli che impediscono all’animaletto di uscire. L’insetto dunque affoga nell’acqua contenuta nella “brocca” per essere poi digerito dalla pianta.

In questi pantani spesso si avvistano i più grossi mammiferi nord americani dotati di zoccoli: le alci. Nelle foreste vivono cervi e orsi bruni e dovunque l’aria fresca e balsamica echeggia dei canti di numerose specie di uccelli.

A causa della rigidità delle condizioni climatiche e della brevità della stagione calda, la flora è meno diversificata che in altri tipi di foreste. La terra è poco azotata e la competizione per la sopravvivenza è feroce. Nelle zone più asciutte crescono insieme, in competizione per il nutrimento, il Pinus banksiana, chiamato Jack Pine e la Solidago o Goldenrod (Solidago altissima).Pare addirittura che alcune piante rilascino nel terreno delle sostanze per ostacolare la crescita di altre specie.

Numerosissime sono le betulle (Betula papyrifera) con il loro elegante tronco bianco. Qui è chiamata Paper Birch, cioè Betulla da carta, perché la corteccia sottile e bianca può essere utilizzata per la scrittura, o anche Canoe Birch, cioè Betulla da canoa, perché da essa si ricavano imbarcazioni leggere e resistenti. La corteccia della betulla è anche impermeabile per proteggerla dall’essiccazione ed i suoi rami sono estremamente flessibili, come quelli del pioppo tremulo; entrambi specializzati a flettersi sotto il peso della neve per non rompersi. Il Populus balsamifera, chiamato Balsam Poplar, è il più alto albero a foglia larga esistente nella foresta boreale.

Gli arbusti perenni della foresta boreale sono tutti a crescita bassa; per molti mesi l’anno vengono schiacciati a terra dal peso della neve che comunque li protegge dal freddo e dall’essiccazione. Tutta la vegetazione è altamente specializzata per resistere alle temperature basse e anche il ciclo della fioritura e della produzione dei frutti avviene nei tre/quattro mesi l’anno in cui le temperature rimangono miti.

Vi è poi tutto un sottomondo di bacche, tra cui i mirtilli (Vaccinium corymbosum), l’uva orsina (Arctostaphylos uva-ursi), ed i thimbleberries (Rubus parviflorus). Crescono tutti bene in questi terreni acidi come anche i licheni e le felci. I muschi crescono abbondantemente dovunque ci sia umidità o acqua e tappezzano non solo i pantani ma anche i tronchi di albero e le rocce.

L’Enagra comune (Oenothera biennis), dai fiori color giallo pallido, cresce ai bordi della foresta. La Piroletta, detta Wintergreen (Pyrola americana), ammanta il terreno con le sue foglie lucide e aromatiche e si vedono anche l’Equiseto, chiamato Horsetail (Equisetum arvense), ed i Pussy Toes (Antennaria howellii).

La Felce aquilina (Pteridium aquilinum) cresce in spazi aperti e dove il sole riesce a filtrare attraverso le chiome. Le prime popolazioni utilizzavano le sue radici, ricche di amido, come alimento e per la produzione di birra. Anche i gambi verdi e teneri di questa pianta venivano mangiati. Le sue larghe foglie si seccano ma non cadono ed offrono così riparo, nei mesi freddi, ai piccoli animali del bosco. E’ bellissimo; sembra un tappeto verde, spesso e merlettato, illuminato da macchie di luce.

Le foreste e la flora che ammirarono Pierre Esprit Radisson e Medard Chouart Sieur des Groselliers, i primi esploratori a raggiungere la sponda occidentale del lago Superior nel 1660, non erano molto diverse da come lo sono adesso. Queste terre sono incontaminate e scarsamente popolate. Visitare questo tempio dell’intramontabile bellezza della natura è un’esperienza totalmente rinfrancante.

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