ITALIA – PIEMONTE Villa Brigherasio dopo il restauro

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Dopo alcuni anni dalla sua prima visita, Giardini torna a Villa Bricherasio, la creatura botanica di Domenico Montevecchi, a Saluzzo (CN), per registrarne l’evoluzione e i mutamenti. Alcune essenze sono andate perdute per naturale selezione, molte altre sono state introdotte, e in settembre/ottobre il giardino è un trionfo di graminacee, che sembrano avvolgere e blandire ogni bordura, mentre Victoria amazonica (qui coltivata all’aperto, gloria e vanto del luogo) è al massimo della crescita e della fioritura.

Ma facciamo un passo indietro, per presentare Domenico Montevecchi, poiché il piemontese tenace e visionario e gli esiti orticoli, l’uomo e il giardino, sono strettamente legati. Diremo subito che Domenico, autore di questa sorprendente tela botanica, non è pittore in senso stretto, eppure si ritrovano nel suo giardino, ad ogni passo, il furore creativo, le inappagabili sperimentazioni, le estenuanti febbrili ricerche cromatiche e compositive proprie di tanti artisti. Ritagliare, comporre, allontanare, avvicinare vedute sempre nuove; tirar giù pennellate di colori puri a contrasto, velare, sfumare, scurire, ravvivare; inseguire mille combinazioni di bianchi, di gialli, di arancio e porpora; riscrivere cento accordi di rosa, argento, indaco e azzurro; tessere infiniti damaschi di foglie e steli, di petali e rami, con le mani ogni giorno nel presente di terra vanga concime cesoie, e la mente ogni giorno nella stagione futura densa di promesse: ecco, il tratto distintivo di questo plantsman dotto e appassionato sembra essere proprio siffatta, mai placata, urgenza creativa tipicamente estetica. E’ qualcosa che va al di là dell’interesse botanico, della ricerca sperimentale, del desiderio di conoscenza, che pure sono espressi ai massimi livelli: è un essere al servizio di un dio interiore che esige e sprona, incita e blandisce, chiede entusiasmo e restituisce vitalità inesauribile.

Proprio questo aspetto della personalità giardiniera di Domenico Montevecchi, questo bisogno di misurarsi con quadri botanici sempre nuovi, ci aiuta anche a tentare di definire stilisticamente la sua creatura che, certo, si ispira all’arte inglese dei mixed borders, ma talora li tradisce; che vuol essere stazione di acclimatazione, ibridazione, studio e sperimentazione (tra le tante esotiche coltivate a cielo aperto: Ensete ventricosum, Tetrapanax papyrifer, la citata Victoria amazonica, Euryale ferox, Cyperus papyrus, Gunnera manicata, Cinnamomum camphora, Firmiana simplex, Colocasia esculenta, Eucalyptus spp.), ma non è un orto botanico in senso stretto; che è un giardino di collezioni (rose antiche, camelie, ortensie, ellebori, bambù, sambuchi, felci, crassulacee, graminacee), ma rifugge le ripartizioni noiosamente accademiche; che è un giardino idealmente suddiviso in fasce climatiche e gruppi ecologici di specie (fascia mediterranea, continentale, submontana; xerofile, mesofile, igrofile, rupicole, palustri), ma dove il divertissement compositivo spesso sembra farsi beffe delle più consolidate fitocenosi.

Diremo allora che la passione di una vita si è concretizzata nella realizzazione di un giardino botanico ricchissimo di specie (oltre 3500!) e di varietà orticole, ma dove una personale sensibilità artistica (e quindi il gusto per lo scorcio pittoresco, per la relazione/interazione tra i vari elementi che compongono una veduta) ha avuto il sopravvento sull’impostazione sistematica.
Il giardino, da anni meta di studiosi, amatori, e associazioni botaniche internazionali, si estende per circa 12.000 m2 su un versante collinare in leggera pendenza, idealmente incorniciato dalle alpi Cozie; gode di un microclima assai favorevole e di una buona esposizione, ma questi elementi, da soli, non bastano a spiegare gli innegabili successi di coltivazione, soprattutto per quanto riguarda le specie più marcatamente termofile. Scrupoloso controllo dei drenaggi, miglioramento costante dell’originario substrato argilloso, pacciamature organiche, sfruttamento delle nicchie microclimatiche, idonee protezioni invernali, sapiente dosaggio dell’irrigazione, dedizione quotidiana, lavoro quotidiano, presenza quotidiana sono, infatti, necessariamente alla base della rigogliosa e lussureggiante vegetazione.

Lo spazio è organizzato in un ritmico alternarsi di zone aperte e di passaggi ombrosi, di vuoti (le superfici a prato) e di pieni (i sentieri traboccanti di essenze), e l’acqua, declinata in specchi di varie dimensioni e profondità, aggiunge luce e fascino all’insieme, introducendo il virtuosismo botanico per eccellenza: Victoria amazonica e Victoria cruziana riprodotte ogni anno da semi fecondati dal nostro pronubo e devoto plantsman.
In ogni momento della sua lunga stagione Villa Bricherasio offre fioriture e particolarità degne di nota, ma forse è proprio settembre il mese in cui si raccolgono i frutti più spettacolari: le sub-tropicali gonfie di foglie, i banani abissini (Ensete ventricosum ‘Maurelii’) perfetti nelle loro livree purpuree, i Rhus typhina ‘Tiger Eyes’ luminosissimi, i Sedum spectabile aperti e pieni, i Caryopteris freschi di cerulee gocce, gli anemoni giapponesi leggiadri e ondeggianti. E su tutto, e per tutto, come a ricomporre tanta varietà in una superiore armonia, le morbide spighe dei Pennisetum che velano e sfumano, vibrano e sussurrano, giocando con la luce, la brezza, e il colore.

Il Giardino Botanico “Villa Bricherasio” (Via G.B. Bodoni, 88 – Saluzzo) fa parte del circuito “Castelli aperti del Piemonte”; visite nel fine-settimana, da aprile a ottobre.

Info: 0175 41061 / 340 8054313

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