Mauritius – Giardino botanico Pamplemousses

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Giardino Botanico Mauritius: Pamplemousses, il più antico e più importante dell’emisfero boreale

Chi ha avuto la fortuna di compiere anche solo una vacanza in ambito tropicale non fa che lodare la vegetazione rigogliosa, le fioriture ricche e i colori vividi. A volte senza essersi allontanati dal luogo di riferimento dove la vegetazione è tenuta a giardino e d’impianto piuttosto recente.
Pochi sono i turisti che si avventurano all’interno, lungo le spiagge fuori dalle zone turistiche o cercano di approfondire la conoscenza botanica di un luogo se non hanno interessi specifici nel campo. Ecco la spiegazione perché chi si spinge fino all’isola di Mauritius preferisce l’escursione ai quartieri dello shopping a quella del giardino botanico. E non parliamo di un giardino qualunque, ma il giardino botanico “Sir Seewoosagur Ramgoolam”. Tutti lo conoscono semplicemente come il giardino di Pamplemousses, il più antico dell’emisfero boreale, e, a parere dell’orgoglio nazionale, il più importante di questa metà del mondo.

Rigoglio tropicale e rigore occidentale nel Giardino Pamplemousses

L’isola di Mauritius si propone ai turisti che passeggiano lungo le spiagge con le morbide casuarine, i grandi ficus, le fioritissime bounganvillee come un giardino naturale e allora perché perdere tempo sottraendolo al piacere del mare per visitarne un altro?
La risposta è semplice: questa è un’occasione unica che non può essere confusa con la visita a una mostra annuale primaverile. Si può ammirare quanto l’incontro fra il rigoglio tropicale e il rigore di un’impostazione occidentale abbiano prodotto: l’organizzazione in ordinate avenues dove le palme sono cresciute così tanto da formare gallerie, le vasche o bassins dove racchiudere l’acqua che è ovunque trasformata in uno scorcio di giungla. All’escursione organizzata meglio prenotare un taxi che ci accompagni e ci aspetti, due ore non bastano. All’interno del giardino non esiste punto di ristoro e sono scoraggiati i picnic, anzi il consumo di cibo è formalmente vietato.
La visita completa e attenta richiede almeno cinque ore, si passa da uno scenario all’altro, ma sulla guida si può scegliere anche un itinerario più breve che tocchi solo i punti principali.

Un cenno di storia
Nato come il giardino e l’orto a servizio della residenza del più famoso governatore francese di Mauritius, Francois Mahè de Labourdonnais, nel 1736, il giardino di Pamplemousses ha attraversato alterne vicende, come il difficile periodo tra il 1810 ed il 1849, per risorgere ad un rinnovato splendore. Già nel 1839 Mr Leclercq scriveva che “se l’Isola di Mauritius è il paradiso dell’emisfero australe, fatta eccezione per la febbre e i cicloni, si può dire che il giardino di Pamplemousses è il paradiso dell’Isola di Mauritius”.
Ed effettivamente i cicloni negli anni non hanno risparmiato il giardino, l’ultimo nel 2002, ma la generosità del clima, la fertilità della terra e la laboriosità dell’uomo hanno consentito una ripresa eccezionale, tanto che non se ne scorge traccia.

L’ingresso principale al giardino è un fantastico cancello di ferro, dei primi anni dell’Ottocento, finemente modellato, dono di Francois Lienard de la Mivoie, che, tutt’altro che nobile, come spesso accade nella storia dei beni culturali, condusse sui mari una vita avventurosa, più volte imprigionato dagli inglesi. All’interno incontriamo un elaborato cippo in pietra che ricorda il fondatore e un grande fiore di loto simbolo, in posizione rialzata da dove si può spaziare con lo sguardo interno, della pace e dell’armonia.
I viali di palme, tutto il giardino è percorso da avenues, fanno capire, per le grandi dimensioni, quale e quanto passato possa vantare il giardino, alcune risalgono alla seconda metà dell’Ottocento. E dopo le palme, altri alberi esotici dai frutti strani o dai fiori incredibili, come la Cassia fistula, di un colore giallo luminoso e dorato, pendono dai rami in grappoli leggeri. Le foglie composte, formate da quattro a otto paia di foglioline opposte, sono simili a quelle della nostrana Robinia pseudoacacia.

Nei viali più recenti, come quello riservato alle piante poste a dimora come dono da personalità venute in visita, non stupisca lo spazio esistente fra le piante: i tassi di crescita qui sono così veloci che in tempi ragionevoli, e non scolari, come accade nei nostri climi, si otterrà un effetto di continuità, come è presente nel resto del giardino. E’ qui che incontriamo una sontuosa Lagerstroemia speciosa, riportata nelle illustrazioni d’epoca dei botanici esploratori: una nuvola di fiori portati in lunghi racemi ascendenti di un colore unico. Il grande albero ne è interamente ricoperto. Messo a dimora nel 1956, dalla principessa Margaret d’Inghilterra è di certo il protagonista indiscusso di questa sezione.

Qua e là spuntano inaspettati angoli che sembrano quello che è il parco rispetto al giardino, la tenuta di caccia rispetto al palazzo. Bastano venti passi e ci si trova in un angolo che risponde al nostro ideale di incontaminato e naturale, se non fosse per il sentiero in terra battuta, potremmo esserci persi. Una splendida Bauhinia che meriterebbe un posto di prim’ordine apre i suoi grandi fiori in forma di farfalla in quello che sembra essere un boschetto di passaggio. Le foglie dalla curiosa forma a zoccolo di bovino le hanno meritato il nome. Poco più avanti, in luogo riparato e ombroso, dai rami di un grande ficus pendono i fusti rampicanti e lianosi di Thunbergia grandiflora. I fiori bianchi, azzurri, e, in luoghi riparati dal sole anche blu, solitari, grandi, ma numerosissimi, posti all’ascella di foglie più cuoriformi che ovali, sono un paragone insostenibile per le piante che ci ostiniamo a coltivare come tocco esotico per i nostri giardini.

Giardino di Pamplemousses, paradiso dell’Isola di Mauritius

Quattro sono le piante che più colpiscono all’arrivo a Mauritius. Le casuarine che scambiamo facilmente per pini posti lungo la spiaggia, i ficus arborei che per la similitudine delle foglie con le nostre piante da interno ci sembrano la versione gigantesca di realtà familiari, grandi alocasie coltivate negli orti lungo la strada come piante alimentari e le splendide palme a ventaglio così diverse da quelle a ciuffo terminale.

Nel giardino si incontrano alocasie ancora più grandi, più simili ad un albero che a un ortaggio. Appartengono alla stessa famiglia, quella delle Araceae, ma si tratta dei Typhonodorum lindleyanum. Sono piante vigorose capaci di raggiungere un’altezza di quattro metri con foglie enormi percorse da venature, vere e proprie costolature, capaci di conferire resistenza e carattere alle grandi lamine fogliari. Al centro si aprono le grandi spate bianco verdi simili a quelle di un normale spatifillo. In filare o a gruppi le troviamo sempre vicino all’acqua.

La palma del viandante, Ravenala madagascariensis, qui si è perfettamente ambientata e allarga la sua chioma in forma di ventaglio come se fosse la stilizzazione della ruota di un pavone. Deve il suo nome al fatto che i viandanti per ripararsi durante la notte recidevano una foglia, la più esterna. Robuste, resistenti e longeve queste palme si muovono al vento con eleganza. Le foglie, immense, hanno la particolarità di avere la lamina fogliare unica e non divisa in tanti sottili segmenti. Ogni palma rinnova la vegetazione dall’interno spingendo verso l’esterno le foglie più vecchie. I soggetti di pregio hanno una vegetazione completa a ruota con le foglie che toccano terra o arrivano a bagnarsi nell’acqua. Purtroppo non sono così resistenti da poter sopravvivere all’aperto nei nostri climi, qualche esemplare è allevato protetto come nel Parco delle Kentie in Sicilia.

Le grandi piante: casuarine, ficus arborei, alocasie, palme

Water lily pond, il cuore del giardino
Water lily pond è una grande vasca rettangolare fiancheggiata da palme altissime che non proiettano la loro ombra sullo specchio d’acqua ma lo incorniciano soltanto. L’acqua non è azzurra come si potrebbe immaginare e non troviamo colori brillanti di loti e ninfee, ma il fascino del luogo, sempre avvolto nel silenzio, è unico. Realizzato per ospitare pesci ornamentali si è trasformato nel regno di una ninfeacea gigante, Victoria amazonica. Le foglie quando escono a pelo d’acqua sono chiuse come un ammasso spinoso, per assumere aprendosi la forma di un cuore ancora bordato di aculei e solo quando raggiungono lo stadio adulto diventano aperte e circolari con il bordo rialzato, alto circa cinque centimetri, percorso da nervature più scure. Queste isole verdi, di colore smeraldo che risaltano sull’acqua scura, possono raggiungere i due metri di diametro. Appoggiata sopra le foglie, come nei migliori reportage naturalistici di patinate riviste, una gallinella d’acqua con passi accorti si sposta senza affondare sorretta dalla lamina fogliare.
A fianco della vasca si elevano i grandi fusti erbacei di Nicolaia elatior (sin. Etlingera elatior ), cinque metri di altezza con foglie che somigliano a quelle di piccole palme e, protette da questa chioma mobile al vento, fiori dalla forma geometrica fortemente strutturata, di colore acceso che le hanno meritato il nome popolare di “torch ginger”.

La magia di loti e ninfee
Loti e ninfee sono i veri protagonisti fioriti del giardino. Le ninfee si trovano un po’ ovunque nella rete di canali e laghetti che serve a irrigare il giardino. Accendono di colori vividi la superficie spesso celata da un tappeto di vegetazione galleggiante.
I loti, Nelumbo nucifera, li possiamo incontrare in due diversi specchi d’acqua, rigidamente divisi per colore. I bianchi nel “Bassin de Lotus”, una vasca inserita nel giardino, quelli rosa nel “Belle Eau Canal”. I primi all’ombra della vegetazione arborea dove rivelano appieno il loro candore, illuminati dal sole solo quando è alto, i secondi nel pieno sole che si accendono in fiammate di colore. Alti ed eretti sull’acqua raccolgono nelle loro foglie a imbuto le gocce della pioggia che qui non manca. In questi grandi gruppi è possibile osservare come sia le foglie sia i fiori cambino forma e come le variazioni personali siano parte del loro fascino.
Le foto si susseguono senza sosta perché tutti, uno dopo l’altro, sembrano essere il loto perfetto, il modello ideale, oppure rivelare quell’imperfezione, quel particolare tocco di colore, quell’asimmetria che è la prima chiave della seduzione.

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