ITALIA – LIGURIA Boccanegra a Ventimiglia

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In fondo alla Liguria, là dove gli ultimi chilometri di via Aurelia conducono al confine con la Francia, un antico fondo di 4 ettari degradante sul mare, passato di mano nei secoli a diversi proprietari, ospita un giardino di acclimatazione per le piante provenienti dai climi di tipo mediterraneo di tutto il pianeta, dall’Australia, al Sudafrica, al Cile, alla California

Per la sua importanza botanica e storica questo giardino è conosciuto in Francia e in Inghilterra, dove da tempo è oggetto di articoli e segnalazioni, mentre molto meno noto è in Italia.
Già il catasto del 1545 riporta notizia dell’esistenza di questa proprietà in località Boccanegra, poco fuori Ventimiglia in direzione del confine. Intorno al 1870, i rilievi necessari agli espropri per la costruzione della nuova ferrovia riportavano come proprietaria la famiglia dei fratelli Biancheri di Ventimiglia. A ereditare Boccanegra fu Giuseppe Biancheri, per cinquant’anni parlamentare e amico di Thomas Hanbury e del suo capogiardiniere, Ludovic Winter. Biancheri ebbe una predilezione particolare per le rose, che coltivava egli stesso nei periodi di vacanza in villa. Una foto di inizio Novecento lo ritrae in mezzo alle rose banksiane che ancora oggi, quasi centenarie, decorano il muro di divisione dalla via Aurelia.

Messa in vendita attorno al 1906, la proprietà passò a una ricca ereditiera inglese, Ellen Willmott, che proprio tramite l’amico sir Hanbury era venuta a conoscenza della possibilità di acquisto. La Wilmott mise mano alla trasformazione del giardino con la collaborazione progettuale e la fornitura di piante dei vivai Hickel Brothers di Beaulieu sur Mer. Fece costruire due riserve d’acqua, tracciò vialetti e camminamenti, poi piantò specie esotiche d’ogni genere, palme da datteri e un filare di eucalipti che, crescendo rapidamente, avrebbero nascosto il raddoppio della ferrovia in una malaugurata posizione in vista del giardino. Fortemente indebitata, nel 1923 dovette vendere a un altro inglese, John Tremayne.

Trent’anni dopo, nel 1956, un nuovo cambio di proprietà. Ad acquistare Boccanegra fu il piemontese industriale della carta Mario Sertorio, che ne fece dono alla moglie Emilia Rolla Rosazza. Risalgono all’epoca i lavori di sistemazione degli interni, la costruzione della terrazza-belvedere che si affaccia sul giardino e sul mare, la pavimentazione a opus incertum davanti alla casa e quella in pietra del sentiero, la serra presso l’orto frutteto. Sertorio ebbe cura di arricchire il verde ornamentale presso l’abitazione (per esempio con fioriere di buganvillee).

Quando la moglie dell’imprenditore morì, nel 1969, non avendo discendenza diretta lasciò in eredità Boccanegra ai tre figli maschi della sorella Giuseppina. Conosceva la lunga tradizione di amore per la natura e i giardini della famiglia del marito, Enzo Piacenza. Nel Biellese occidentale, oltre un secolo prima gli imprenditori lanieri Piacenza avevano infatti creato sulla collina alle spalle della fabbrica il parco Burcina (ora riserva naturale speciale della Regione Piemonte), piantando migliaia di alberi allora rari e una collezione di rododendri unica in Italia e facendone dono nei primi decenni del Novecento alla città di Biella. Possedevano un giardino privato di grande interesse, per passione si “sporcavano le mani” personalmente a contatto con la terra ed educavano le nuove generazioni alla conoscenza della natura e al rispetto dell’ambiente. Su queste basi, e con l’impegno a conservare la casa e il giardino di Boccanegra, questo angolo di Liguria tra i più miti e riparati d’Italia è passato agli attuali proprietari.

Il resto è storia recente. Il restauro e la gestione del giardino di Boccanegra sono affidati a Guido Piacenza, attuale presidente dell’industria di famiglia e per decenni titolare dell’unico vivaio italiano di piante per amatori, il Mini Arboretum. Il suo primo impegno, a partire dal 1983, è stata la rimozione delle piante mediterranee spontanee e di quelle che si erano naturalizzate, in procinto di prendere il sopravvento. Tra queste, alberi quali il leccio, il pino di Aleppo, acacie, eucalipti, corbezzoli e biancospini. Ovunque si erano riprodotti pittospori, lentischi, alaterni, agavi, Cotoneaster pannosus e la vegetazione “nobile” era stata sepolta sotto i tralci vigorosi di piante come i seneci rampicanti sudafricani (Senecio angulatus e S. deltoides) e la spinosa e ostinata salsapariglia. In secondo luogo si è cercato di riportare il giardino al senso che aveva voluto dargli Ellen Wilmott, senza che potesse terminare la sua opera e senza lasciare alcuna indicazione in merito. Questo intento prosegue dal 1986 grazie anche al contributo costante della moglie di Guido Piacenza, Ursula Salghetti Drioli, naturalista livornese con uno spiccato interesse per l’acclimatazione di piante provenienti dalle regioni a clima mediterraneo di tutto il mondo.

Con un oneroso impegno economico e di tempo, Guido e Ursula negli ultimi vent’anni hanno sperimentato di tutto, andando incontro a scoperte esaltanti ma anche a insuccessi dovuti all’estrema aridità estiva del giardino o, al contrario, alla pericolosa capacità di adattamento delle nuove introduzioni, alcune delle quali tendono a disseminarsi spontaneamente, per esempio Aberia cafra, Polygala mirtifolia e diverse specie di Aloe. Questa coppia di giardinieri appassionati è addivenuta così alla decisione di limitare l’introduzione di specie arboree e di approfondire invece la conoscenza e il comportamento delle erbacee perenni e dei bulbi da clima mediterraneo.

Molte delle nuove piante sono ottenute da semi ricercati negli orti botanici di tutto il mondo o raccolti nei viaggi, fatti germinare nella serra e curati in tutte le fasi di sviluppo prima della messa a dimora definitiva. La piantagione avviene in diverse zone del giardino, ognuna delle quali ha una fisionomia precisa: all’estremità est della proprietà un bosco mediterraneo di lecci, cipressi, pini di Aleppo, ornielli e filliree; una vasta zona di essenze specifiche di ambienti aridi; due oliveti, di cui quello di olivi vetusti accoglie piante esotiche che gradiscono l’ombra; un orto e un frutteto essenzialmente di agrumi; i terreni scoscesi sul mare lasciati alla flora spontanea. Tra le piante più importanti, si segnalano Agathis robusta, Encephalartos sp., Peumus boldus, Pinus sabiniana, Jasminum heterophyllum, Arbutus andrachnoides e la rara varietà di rosa “Sénateur Lafollette”, creata nel 1910 a Cannes da Busby, giardiniere di Lord Brougham.

Le cure dei Piacenza mirano a creare un ambiente in equilibrio, nel quale le associazioni di piante siano in grado di governarsi quanto più possibile da sole, gratificate dal clima e in modo tale che nessuna debba prendere il sopravvento sulle altre. In questa logica, le mani accorte di Guido e Ursula Piacenza intervengono con cautela solo per correggere le situazioni di disequilibrio o per arricchire il contesto con nuove introduzioni. E in effetti il giardino appare al visitatore poco costruito e molto naturale, pura poesia mediterranea. Solo nella zona dell’orto, nella serra, attorno al laghetto e sulla terrazza davanti alla casa, ravvivata da un numero enorme di vasi di piante da fiore più o meno rare, si capisce quanto tutto sia ricercato e perseguito per amore delle piante e della loro conoscenza.

Il giardino di Boccanegra si trova in via A.Toscanini 43, a Ventimiglia
Si raggiunge dal casello di Ventimiglia dell’Autostrada dei fiori con poco più di un chilometro in direzione della Francia. La visita avviene solo su prenotazione per gruppi.
http://www.piacenza1733.it/site/famiglia/villa_boccanegra/DD_Boccanegra.pdf

(Foto di Manuela Cerri)

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