Francia – Notre-Dame d’Orsan a Maisonnais

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I giardini-monastero del Priorato di Notre-Dame d’Orsan, fondato nell’XII° secolo da Robert d’Arbrissel a Maisonnais, in Francia, al centro di una valle del Berry, sono uno straordinario luogo-laboratorio emozionante, innovativo e divertente

L’architetto Patrice Taravella quando, alla fine degli anni ’90, acquistò il complesso del Priorato d’Orsan, decise, con l’aiuto del giardiniere Gilles Guillot, di ricostituire nel territorio intorno al priorato la primitiva, interessantissima botanica medievale, suddividendola in spazi vegetali a sé stanti, con un intelligente e curioso missaggio di tradizione e attualità, ritmato dai “giardini chiusi”, semplici, golosi ai sensi, legati fra loro da una allegra ma mirata logica vegetale alimentare e d’ornamento

Dinamico e inarrestabile ospite Taravella accoglie nel tempo lento cistercense dove manufatti di resistente castagno intrecciato, allacciato di vimine e spalliere vegetali intagliate d’altezze crescenti hanno fatto rinascere siepi, nicchie, chiostri, porte, cancelli, spalliere, viali, finestre, gabbie a padiglioni, cupole, aiuole soprelevate, griglie, sedili e canestri ricorrenti nelle miniature mistiche dei giardini medievali. Il tutto opera dall’infaticabile gruppo di giardinieri/giardiniere guidati da Guillot che si occupa anche della manutenzione dei verzieri e raccolta del coltivato trasformato nelle cucine del ristorante in croccante e ghiotto alimento per gli ospiti.

Le erbe medicamentose e aromatiche, per lo più mediterranee, del Giardino dei Semplici, (spunto per aiuole di bordura, decoro, complemento agli alimenti e di semplicissima manutenzione) sono disposte in lunghe aiuole soprelevate davanti al ricevimento, uno dei quattro fabbricati a ferro di cavallo che formano il priorato. Di fronte, nel sole archi intagliati nel carpino (vegetale resistente e molto decorativo, in autunno le fogliette pieghettate diventano arancio/scarlatto – ugualmente resistenti bosso, mirto, piracanta spinosa con bacche vivide) scanditi da cupole di castagno riquadrano sia il Chiostro di Verzura che il Parterre. Il primo é sezionato da quattro vigneti di ‘Chenin Blanc’ e altrettante panche a pagoda di castagno arrotondate intorno al centro della fontana, il secondo è un territorio a prato suddiviso da due grandi riquadri (un modo semplice, produttivo e non banale per vivacizzare un spazio pianeggiante), uno coltivato a fave e l’altro a grano, dopo la mietitura rimpiazzati il primo da porri e radicchio nero e l’altro da cavoli rossi, verdi e di Milano (tutti vegetali di grande effetto scenico e decorativo e di costo contenuto).

Archi, piccole nicchie di verzura ritagliati nel carpino movimentano i viali laterali che collegano i vari giardini tra loro. Appoggiati graticci di rose rampicanti, per lo più cinesi o banksie, sfere di lavanda e cupole intrecciate da cui dondolano nidi di legno e corteccia movimentano il percorso. Una serie di cancelli e steccati, intrecciati o tessuti in forme sempre diverse, schiudono o racchiudono i differenti giardini; finestrelle e oblò scavate nelle pareti vegetali inquadrano messe a fuoco mirate ad esaltare particolari dei luoghi circostanti, mentre sedili, panche e sedie di solido iroko grigio, fatti a mano, servono il riposo.

A sinistra, sotto una delle cupole del Chiostro e una serie di nidi, inizia il viale dei Frutti di Bosco, bordato da un delizioso e minuto mosaico di foglie e frutti: fragole, lamponi, more, ribes, mirtilli lungo una cintura di tutori a doppia U (i francesi sono famosi per il culto dei tutori visti non solo come oggetti d’aiuto ma anche come elementi di arredo) per meli e peri rampicanti (deliziosi per fare siepi diverse e molto piacevoli da vedere e sgranocchiare…) e sbuca nell’Antico Meleto. Ampio, recinto da una siepe di lillà, spalliere di mele cotogne e nespoli, é diviso in quinconce di differenti alberi di melo da cui pendono nidi sospesi e appoggiano il dorso curiose forme di sedie/poltrone, intorno a tre vecchi peri da fiore.

Più avanti, staccionate di susino, una passerella di paiolato, bordure alte di legumi e girasoli disegnano le spirali colorate e odorose dell’Orto-Labirinto (una soluzione spiritosa e insolita di pensare un orto), al di là del quale si succedono le “stanze”, sedie, treillages e steccati dei Tre Giardini-Frutteti: il primo rotondo con pere ‘Duchesse d’Angouléme’, ‘Belle du Berry’ e ‘Andrè Desport’; segue quello dei sorbi e l’ultimo è dedicato alle ciliegie ‘Marmotte’, ‘Burlat’ e ‘Cuore di Piccione’.

Tornando indietro s’incontra l’intimità profumata dei Giardini di Maria, il roseto d’Orsan con due “ambienti” racchiuse di castagno modellato arrampicato d’antiche rose e nicchie con rose a gambo lungo, tutte scelte fra le rifiorenti. Accanto é l’Orto-Aromatico dove in nove grandi e alte canestre quadrate di castagno tessuto sono coltivate varietà di zucche e contro la cinta di carpino si alzano tutori a spalliera di peri rampicanti alternati a ciuffi di allori e rosmarini.

Il viale successivo porta all’azzurro/argenteo dei due giardini gemelli d’olivi e lavande, poste intorno ai sedili rotondi e intrecciati, che aprono e chiudono la Pergola delle Vigne con spalliere di ‘Moscato’ e ‘Chasselas Dorato’ da piluccare cullati dal chioccolio della fontana, compendio della serenità operosa del priorato.

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