ITALIA – EMILIA Spaletti nella pianura reggiana

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Il giardino Spalletti sorge a San Donnino di Liguria, nel Comune di Casalgrande, nella pianura reggiana, ai confini con la provincia di Modena. Il curioso nome San Donnino di Liguria deriva dalla mutazione del nome trecentesco di Sancto Donnino “de Longora” in “di Liguria” in quanto nel 1740 fu infeudato al marchese de Mari per poi passare agli Spinola, entrambi famiglie di origine ligure

L’attuale giardino è il risultato della trasformazione ed ampliamento del giardino realizzato nella prima metà dell’Ottocento da Unislao Spalletti, posto al centro di una vastissima tenuta agricola. L’assetto attuale lo si deve all’intervento di Gian Battista Spalletti coadiuvato dal figlio Venceslao che incaricarono, nel 1864, l’architetto milanese Luigi Clerichetti di progettare l’ampliamento della villa padronale e il conte modenese Luigi Alberto Gandini di disegnare il giardino integrando, in parte, quello preesistente. La realizzazione fu curata dalla ditta di giardinaggio Burdin Maggiore & C. di Milano che si avvaleva dell’opera del paesaggista Achille Villoresi, allora residente a Monza. Questi si occupò anche di successive integrazioni del progetto originario.
Gli Spalletti, grandi proprietari terrieri, erano imparentati con importanti famiglie italiane. Da qui la realizzazione di una grande villa di campagna con relativo amplissimo giardino che era divenuta per la famiglia reggiana, una necessità non solo di svago ma, anche e soprattutto, di rappresentanza, per mostrare alla società il livello sociale da essi raggiunto

I lavori al giardino, avviati intorno al 1869, si protrassero fin verso il 1890, vennero realizzati a zone ed ebbero come risultato la formazione di un grande parco, esteso su 33 ettari, di chiara impostazione paesaggistica caratterizzata da boschetti e radure a prato. La vegetazione all’atto della costruzione del giardino, in buona parte suggerita da Villoresi anche su indicazioni di Venceslao Spalletti che visita diversi giardini italiani ed europei, si componeva di un gran numero di specie esotiche, molte delle quali conifere come larici, libocedri, pini, tuie, abeti, cedri, tassodi, ginepri, sequoie, ma anche cipressi tra cui quello del Cashmir, tassi, magnolie, noci americane, querce, sofore, Liquidambar, liriodendri, platani, maonie, alberi di Giuda, faggi (Fagus asplenifolia, F. pendula e F. purpurea), frassini, aceri, acacie, palme, bagolari, ippocastani, ginco, araucaria. Anche i piccoli alberi, gli arbusti e le erbacee perenni, erano scelti tra quelli “alla moda”, esotici, rari, nuovi per il paesaggio padano. Tra gli altri si ricordano deuzie, erba della pampa, ortensie (Hydrangea macrophilla e H. quercifolia), lillà, mirti, tamerici, bossi a foglia variegata, sambuchi, ligustri, lagerstroemie, scotani, Cornus florida, noccioli a foglia rossa, aucube, evonimi, abelie, ecc. Il fornitore principale era il vivaio Burdin ma ad esso si aggiunsero, nella fase conclusiva di costruzione del giardino, anche forniture provenienti da Vilmorin-Andrieux di Parigi e Haage et Schmidt di Prussia.

Oltre alla vegetazione, il grande giardino si arricchisce di diversi manufatti. Tra questi si ricordano la grande serra in muratura progettata dal Clerichetti nel 1870, dotata di impianto di riscaldamento; subirà gravi danni nei bombardamenti anglo-americani del 1944 e sarà ricostruita nel dopoguerra. Gli elementi architettonici del giardino, unitamente alla vegetazione, rappresentano una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio; il “cappello chinese” rimanda all’Oriente, la capanna svizzera contornata da conifere porta il visitatore sulle Alpi, la cappella di famiglia, oltre che ricordare i grandi del casato in essa sepolti, riporta la mente alla caducità della vita, il tempietto neoclassico è una citazione del mondo antico, greco e romano. Il visitatore, quando entra nel giardino esce dalla realtà padana e si addentra in un mondo fantasioso dove elementi diversi e lontani tra loro coesistono, questa l’essenza del giardino Spalletti.

Per la gestione dell’imponente giardino, intorno al 1872, veniva assunto, in qualità di capogiardiniere il signor Santambrogio, segnalato ai conti Spalletti dal direttore della ditta Burdin Maggiore. Come si intuisce, gli Spalletti si rivolgono, sia per le forniture che per la gestione, all’area milanese, notoriamente più progredita, rispetto alla realtà locale, in fatto di gusti e di aggiornamento alle mode imperanti in Europa.
Nel primo dopoguerra non si ha notizia di interventi significativi. Intorno al 1930 la serra è destinata non solo all’approvvigionamento di piante e fiori per il giardino ma anche per la vendita diretta al pubblico, attività che continuerà ancora per molti anni all’indomani del secondo dopoguerra. Questa attività di produzione per il mercato locale, presente anche in altre proprietà, serviva, in parte, a compensare i costi di gestione del vasto parco.

La seconda guerra mondiale diede un duro colpo alla villa e al giardino; l’intera proprietà subì due bombardamenti alleati e la vegetazione, in parte atterrata dagli stessi Spalletti proprio per evitare tali bombardamenti, subì un ulteriore degrado. Attualmente il giardino mantiene i suoi antichi confini, è rimasto pressoché immutato il suo disegno generale. La nota dolente deriva dalla componente vegetale in quanto a causa degli eventi bellici e del trascorrere degli anni ha perduto buona parte delle specie esotiche presenti al momento della sua costruzione con particolare riferimento alla componente arbustiva; sopravvivono alcune conifere, noci americani, platani, catalpe, criptomeria, querce, liriodendri, maestosi cipressi calvi (Taxodium distichum) a cui si sono aggiunte specie autoctone, in parte già presenti nel passato. Il giardino di oggi mostra ancora la magnificenza del passato; i grandi viali di attraversamento, la vegetazione che borda le radure prative, il grande lago contrappuntato dalle isolette fanno di questo luogo uno dei più suggestivi della regione.

La visita al giardino è consentita a gruppi previa prenotazione chiamando il numero 0522 98 05 87. I periodi migliori per la visita sono la primavera e l’autunno

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