Austria – Castello di Hellbrunn a Salisburgo

di

  • Condividi

Un luogo ameno contro la malinconia. Una passeggiata invernale a pochi chilometri dal centro di Salisburgo, dove sorge un gioiello del Seicento ispirato alle ville suburbane italiane del tempo: il Castello di Hellbrunn con il parco ed i celebri giochi d’acqua.

D’inverno il castello e il parco di Hellbrunn sono assopiti sotto una fitta coltre di neve. Il silenzio pacifico è interrotto solamente dal canto degli uccelli e dal lento e ritmico fruscio degli sci di fondo con i quali i visitatori più sportivi attraversano l’ampio parco. Certo non era la stagione prediletta di Marcus Sitticus, il principe arcivescovo di Salisburgo a cui si deve questo luogo: Hellbrunn era una meta di svago per la nobiltà, per fuggire dalla città e trascorrervi ore spensierate durante la giornata. Ci si dedicava a passatempi come la caccia ed i giochi d’acqua, antidoti ideali contro la malinconia. Fra le ricette prescritte per curare questo malessere diffuso nella società mondana e fra i regnanti, figuravano pure la musica e l’acqua di sorgente. All’acqua si attribuiva anche un effetto purificante contro i demoni e le streghe.

Di acqua a Hellbrunn ve n’è in grande quantità: il gigantesco impianto di 60 ettari sorge su un terreno palustre; il fiume Salzach che attraversa la città di Salisburgo, ha scavato il suo letto appena qualche centinaio di metri più in là. I primi insediamenti del monte di Hellbrunn, che domina sul parco, risalgono alla prima età della pietra. Dalle sue viscere sgorgano numerose sorgenti, fin dall’antichità vi si abbeverava la selvaggina al crepuscolo. Nel medioevo Hellbrunn venne circondato di mura per rendere più comoda l’attività venatoria dell’aristocrazia e per coltivare e mantenere questo luogo particolarmente piacevole.

Non a caso quindi Marco Sittico lo scelse per farvi costruire la sua “villa suburbana“. Nel 1612 aveva chiamato Santino Solari, un architetto comacino, per affidargli la costruzione del Duomo di Salisburgo. Appena un anno dopo gli commissionò anche la costruzione del castello e del parco di Hellbrunn. Le fonti d’ispirazione di Marco Sittico erano i modelli architettonici del tempo, ricordi dell’infanzia e della gioventù trascorsa in Italia. Nel 1582, alla tenera età di otto anni, si era trasferito a Milano da uno zio, il Cardinale Carlo Borromeo. Nel 1601 visse nella Villa Aldobrandini a Frascati, ubicata nelle vicinanze della Villa Mondragone, abitata da un altro zio, Marco Sittico Altemps – ambedue le ville sono celebri per i giochi d’acqua. Marco Sittico aveva viaggiato e conosceva anche la Villa d’Este a Cernobbio, la Villa Lante a Bagnaia, le ville veneziane lungo il Brenta, Bomarzo…

Vale la pena giungere a Hellbrunn così come i nobili d’un tempo invitati dall’arcivescovo: percorrendo i due chilometri e mezzo dell’omonimo viale di querce secolari – alcuni di questi esemplari arborei risalgono persino al Seicento. La zona di prati e di campi nei pressi del viale è rimasta pressoché intatta grazie alla tutela ambientale. Il viale è costeggiato da piccoli castelli e ville nobili, disposti volutamente come dei gioielli che preparano ad un tesoro ancor più pregiato. È un percorso tutto giocato sullo stupore, neanche l’osservatore più curioso è in grado di intravedere la sorpresa finale. Solo dopo una curva brusca ecco offrirsi allo sguardo una prima impressione del castello. Ma è solo dopo aver percorso un altro viale costeggiato da una serie di edifici bassi (le stalle dei cavalli d’un tempo) che si apre finalmente l’ampio piazzale su cui si affaccia per intero la facciata dell’edificio. Questa formula magica di accrescere la curiosità è il filo conduttore che caratterizza Hellbrunn – riflette il principio manieristico fondato sull’effetto della sorpresa.

D’estate la zona retrostante il castello è colma delle risa dei turisti, per gli spruzzi attesi e al tempo stesso improvvisi dei famosi giochi d’acqua. Vi si susseguono numerose grotte con sculture raffiguranti creature mitologiche e una serie di congegni meccanici azionati ad acqua: si tratta dell’unico impianto del genere al mondo risalente al tardo Rinascimento tuttora in funzione.

Sulla sinistra del castello si accede al giardino di corte. Ai tempi dell’arcivescovo la vegetazione spontanea del luogo venne sostituita da piantagioni racchiuse in aiuole dai rigorosi disegni geometrici, volti a creare dei microcosmi ordinati. Il giardino artificiale isolato dalla vegetazione spontanea simbolizzava la natura assoggettata dall’arte. Nel giardino di corte dominano due grandi vasche abitate da gigantesche carpe, al cui centro, come un’isola collegata da piccoli ponti, sta un parterre rettangolare ricco di ornamenti ricavati con basse bordure di bosso. Le statue di Flora e di Diana vegliano su due vasche laterali più piccole. È singolare che le statue disseminate in questo giardino concepito per un sovrano ecclesiastico, non rappresentino affatto dei santi, bensí figure della mitologia greca e latina – vi troviamo Apollo, Bacco, Mercurio, Minerva, Nettuno….
Al tempo di Marco Sittico questo ambito del parco riprendeva il modello di un “hortus conclusus“ italiano. Lo spazio delimitato da un muro era occupato da labirinti di bosso, preziosi tulipani, giardinetti con narcisi, gigli e giacinti ed alberi da frutto italiani. Nel Settecento, con l’avvento del barocco francese, il parterre venne adattato al gusto del tempo prendendo le sembianze odierne. Dal centro del parterre d’acqua diparte un lungo viale di imponenti abeti rossi, piantati intorno al 1730, “inaugurato“ da due giganteschi platani. Segna il confine fra il giardino francese e il parco inglese.

Verso la fine del Settecento segue l’ultima grande trasformazione: riguarda l’ambito del parco a nordest del parterre che si rifà alla moda del tempo, ovvero il giardino all’inglese. Alla simmetria rigida del giardino francese si contrappone un paesaggio “naturale“ apparentemente lasciato al caso, con alberi esotici e sentieri non rettilinei. Nel parco inglese spiccano, fra l’altro, i pini, gli esemplari di Carpinus betulus, di Gleditsia triacanthos, di Liriodedron tulipifera. Accanto ad uno degli accessi al parco inglese si trova il padiglione “Sound of Music“, un reperto originale dell’omonimo film girato a Salisburgo e dintorni nel 1964 (titolo italiano: “Tutti insieme appassionatamente“).

Gli spazi del parco di Hellbrunn più frequentati dalla gente del luogo sono i grandi prati – per passeggiare, correre, andare in bici o con gli sci di fondo; vi si gioca a frisbee, a pallavolo, a calcio e vi si pratica il Qi Gong. Sono delimitati da viali con antichi esemplari di querce e castagni, dalle sembianze di vecchi saggi con folte barbe di muschio ed edera. I bambini si divertono in un grande campo giochi all’ombra di enormi salici e tigli. Nelle immediate vicinanze, in autunno, danno spettacolo le fioriture di dalie dai colori esuberanti. Nella zona dei prati si percepisce ancora chiaramente l’origine palustre del paesaggio che si estende fino al vicino fiume Salzach. Il monte di Hellbrunn, che domina su un lato del parco, reca altre due testimonianze dell’epoca di Marcus Sitticus: il “Teatro di pietra“ e il “Monatschlössl“. Il primo è un palcoscenico fatto scavare nelle rocce del monte, nella cava di pietra utilizzata per la costruzione del castello e dell’impianto. Lo scenario naturale immerso in un bosco di faggi è intriso di un’atmosfera romantica e mistica. Vi si rappresentò la prima opera all’aperto a nord delle Alpi: “l’Orfeo“ di Claudio Monteverdi. L’altra testimonianza è l’edificio che si affaccia sul castello di Hellbrunn denominato “Monatschlössl“ – ovvero il “castelletto di un mese“ – uno sfizio dell’arcivescovo, fatto erigere in appena un mese per impressionare l’arciduca Massimiliano. Oggigiorno ospita il Museo del folclore.

Nel corso dei secoli Hellbrunn è stata una meta di diletto della nobiltà aperta anche al pubblico. In tal modo ha beneficiato di una costante manutenzione e si sono potuti conservare fino ad oggi anche i preziosi giochi d’acqua. Nel 1922 la città di Salisburgo ha acquistato il parco ed il castello con la condizione che restassero accessibili al pubblico – le cifre parlano di ca. 300.000 visitatori l’anno!
Lo spirito mitico persiste nel tempo – Hellbrunn sprigiona ancora oggi quell’atmosfera che il poeta salisburghese Georg Trakl, assiduo frequentatore del luogo, descrisse in una poesia dedicatagli: “Sole, nuvole, fiori e uomini respirano beata quiete divina …“.

http://www.salzburg.info/it/attrazioni/10_attrazioni_principali/castello_di_hellbrunn

 

Logos Publishing Srl - P.IVA e C.F. 02313240364 - REA Modena No. 281025 - C.S. 42.200 Euro
strada Curtatona n.5/2, 41126 Modena (MO), Italia