Fibra tessile di ortica

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L’ortica, dai cui fusti ai fusti si ricava un’eccellente fibra tessile, costituisce una grande risorsa, data la sempre crescente richiesta di tessuti naturali, a basso impatto ambientale. Le specie di questa pianta utilizzate a questo scopo sono diverse: il “ramper” ad esempio è una fibra che si ricava da una pianta della famiglia delle Urticacee chiamata Boehmeria nivea. In India e Nepal crescono Urtica ferox, Urtica crenulata e Urtica urentissima dalle quali si estrae una fibra tessile denominata “fibra di allo”. In Europa, e in particolare in Italia, cresce molto diffusamente Urtica urens, un’erbacea annuale alta circa 40 cm, con foglie verdi brillanti non sfruttata nel campo tessile. Viene invece utilizzata un’altra ortica nostrana, Urtica dioica, un’erba perenne alta fino a 150 cm con fusti eretti e molto robusti.

Urtica dioica

L’ortica comune, è una pianta infestante che cresce spontanea dalle pianure fino a 700 metri di altitudine. E’ una specie dioica, ovvero i fiori sono unisessuati e si presentano in esemplari distinti (piante maschi e piante femmine). Tutta la parte aerea della pianta è interamente rivestita da peli urticanti che contengono acido formico ed istamina. Le foglie sono cuoriformi di colore verde scuro, le radici rizomatose, i fusti sono robusti, quadrangolari e cavi.

Che tipo di fibra si ottiene?

Dall’ortica si fabbricano ottimi filati sottili e flessibili che risultano anche forti e tenaci. La fibra di ortica è morbida, resistente e traspirante come il lino, brillante come la seta. E’ una fibra naturale biodegradabile al 100% che possiede anche proprietà antistatiche. Il fusto cavo conferisce proprietà termoregolatrici. La fibra può avere funzioni diverse a seconda di come la si torce. Se viene molto attorcigliata su se stessa, ostruendo completamente la parte cava che trattiene l’aria, la fibra assume caratteristiche simili al cotone. Mentre se attorcigliata poco, l’aria rimane all’interno della fibra e il tessuto che se ne ricava protegge dal freddo come la lana.

Il processo di estrazione

In Italia, durante l’autarchia, dopo un periodo di abbandono, si riprese ad estrarre la fibra tessile dall’ortica. Allora il processo di estrazione veniva eseguito facendo macerare gli steli nell’ammoniaca, per poi decorticarli successivamente. Un metodo costoso, presto poi superato.

Attualmente, in Italia, in base ad un progetto della Regione Toscana, nella provincia di Firenze presso il CNR in collaborazione con il Dipartimento di Farmacia, sono in corso prove sperimentali sulla coltivazione della pianta, sulla fibra e sui processi di filatura. E si stanno provando alcuni metodi di estrazione sia naturali sia chimici.

  • Metodo naturale con macerazione in acqua: gli steli vengono fatti macerare in acqua a temperatura ambiente per una settimana e poi decorticati.
  • Metodo naturale con macerazione all’aria: un strato di piante di ortica appena estirpate vengono messe a macerare all’aria poggiate sulla terra per alcuni mesi finché la cuticola esterna del fusto comincia a degradarsi.
  • Metodo chimico: gli steli si fanno bollire in un recipiente contenente acqua e carbonato di sodio (35 g in 10 l di acqua), poi si procede alla decorticazione e di nuovo si rimettono a bollire nell’acqua in cui è stato messo idrossido di sodio (200 g in 10 l di acqua), infine si lavano sotto l’acqua corrente a forte pressione.

Dalla fibra al filato

Ulteriori processi di lavorazione trasformano la fibra tessile in filato:

– dopo il lavaggio i fusti si fanno asciugare

– si separano le fibre dal resto (processo di stigliatura)

– subito dopo si cardano le fibre, ovvero si ripuliscono dalle impurità, poi si sfilacciano e si sgrovigliano

– successivamente si pettinano, cioè si scartano quelle troppo corte e si allineano le altre più lunghe

– infine la torcitura, cioè il processo che serve a torcere il filo per renderlo forte e tenace, pronto per essere lavorato per la fabbricazione di tessuti.

Utilizzo dei tessuti di ortica

Ci sono varie testimonianze sull’utilizzo dell’ortica a scopo tessile sin dall’Età del bronzo. Dall’antica Roma all’età napoleonica, molti tessuti venivano fatti con l’ortica. Poi l’uso di questa fibra tessile vegetale venne trascurato per un periodo piuttosto lungo, per essere poi riscoperto nel primo dopoguerra. Prima della grande commercializzazione dei tessuti in cotone, l’ortica veniva molto usata come fibra tessile sia in Germania che in Finlandia, ma anche in Austria e in Italia.

Attualmente in Italia stanno tornando i tessuti di ortica o di ortica misto cotone, con i quali vengono realizzati capi di abbigliamento, tappeti, cuscini, rivestimenti interni per auto ecc.

Sono tessuti ipoallergenici ed ecosostenibili, dato che la pianta dell’ortica non necessita di trattamenti chimici per crescere e svilupparsi, e per estrarre la fibra si possono adoperare anche metodi del tutto naturali, senza l’uso sostanze nocive per l’ambiente e per l’uomo.

 

Erba pungente ma molto virtuosa

L’ortica non è soltanto utile per l’estrazione della fibra tessile, è un’erba molto ricca di vitamina A, B2, B9, C, K e di sali minerali, in particolare di azoto e ferro, per cui viene molto usata a scopo medicamentoso. L’ortica favorisce un’azione diuretica, mineralizzante, depurativa ed antiforfora.

Le foglie fresche cotte trovano impiego in cucina per la preparazione di alcune squisite pietanze.

Inoltre da essa si estraggono due sostanze coloranti: la clorofilla che viene sfruttata per colorare di verde liquori, cosmetici, medicinali e per tingere tessuti, e dalle radici invece si estrae una sostanza che tinge di giallo.

(Foto di Mario Giannini)

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