Tartarughe d’acqua

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E’ successo molti anni fa. Erano di gran moda i canarini, i bengalini o le cocorite. I cani, tranne rari casi, non si tenevano ancora in casa, i gatti non disdegnavano di dare la caccia ai topi ed i pesci rossi stavano tutti dentro bocce di vetro rigidamente vuote o con sassolini colorati incollati al fondo e piante di plastica.

Ero un bambino fortunato. Tutti i miei amici venivano a trovarmi per vedere le tartarughine d’acqua che avevo ricevuto in regalo, fra le prime ad entrare nella nascente distribuzione dei negozi specializzati in piccoli animali. Tutti le volevano tenere sul palmo della mano aspettando con leggera trepidazione di vederle nuovamente uscire dalla protezione del guscio dove, intimorite, si erano ritirate.

Ogni giorno un breve bagno di sole, una camminata sul pavimento, e, poi, di nuovo dentro all’acqua nella vasca con l’isoletta e la palma di plastica.

Quando s’immergevano sembravano nuotare come le sorelle più grandi abitatrici del mare che popolavano i documentari di Costeau e della sua nave Calipso, e il mistero, la meraviglia, così facile per gli occhi di un bambino, aumentava ancora.

Le abitudini di vita in natura

Le tartarughine sono animali acquatici che provengono dall’America del nord. Vivono in acque ricche di vegetazione e altre forme di vita che costituiscono una ricca e variegata catena alimentare.

Tutti i rettili e anche le tartarughine sono influenzati dalla temperatura corporea diretta funzione, o quasi, della temperatura ambientale. Le tartarughine di mattino escono dall’acqua per scaldarsi al sole. Rese così attive rientrano nell’acqua per iniziare una giornata di caccia.

Nei grandi allevamenti americani si riproducono con facilità.

Un animale adatto per bambini ed appassionati

La tartarughina d’acqua è un animale versatile: adatto ai bambini come primo interesse e, all’opposto, agli appassionati che intorno alla sua presenza strutturano tutto l’acquario.

Sono animali a sangue freddo, capaci di una limitata interazione, eppure, molto più di tutti gli altri rettili, esercitano un potente richiamo: sarà per la casa d’osso che le protegge, sarà per l’idea d’antico e di venerabile che da sempre circonda “l’idea di tartaruga”, sarà per quello sguardo che sembra essere attento e penetrante.

Per gli adulti la suggestione iniziale si modula soltanto ponendo l’accento alcuni particolari piuttosto di altri: la longevità in primis che le pone come elemento immutabile in un ambiente, come quello dell’acquario, in costante mutamento.

Una tartaruga non è un gioco

L’acquisto di una coppia di tartarughine d’acqua, come di ogni altro animale d’affezione, non deve essere un capriccio. Se così fosse fin dall’inizio sappiamo quale destino attende i nostri ospiti: trascuratezza, inadeguatezza delle cure, peggioramento delle condizioni generali di salute, per arrivare senza gloria, in molti casi, al termine definitivo della nostra piccola avventura.

Gli animali con minore capacità d’interazione con l’uomo, quindi quelli che non ci corrono incontro, che non hanno voce, che non possono essere toccati con piacere, sono proprio quelli che, dopo un facile entusiasmo iniziale, sono abbandonati perché non in grado di reclamare le attenzioni e le cure dovute. Le tartarughine se lasciate in una vaschetta di materiale plastico con poca acqua, a temperatura ambiente, con significativi sbalzi termici, in corrente, ad illuminazione irregolare, alimentate senza criterio rappresenteranno una presenza poco più che momentanea. Questo trattamento non è, infatti, rispettoso dei loro fabbisogni e le riduce ad una semplice curiosità, un gioco di breve durata.

Un acquario adeguato

Un vecchio acquario dismesso per pesci tropicali dotato di filtro per l’acqua, ossigenazione, riscaldamento e luce potrà essere usato con successo per allevare le tartarughine, anche se oggi esiste una struttura apposita: il terracquario.

Il vecchio acquario dovrà essere riempito solo parzialmente d’acqua. La profondità dovrebbe essere due volte la lunghezza dei soggetti introdotti, ma può bastare anche una soltanto. La lunghezza rappresenta la dimensione che più d’ogni altra limita la possibilità di moto degli animali e non dovrebbe essere inferiore a dieci volte la misura dell’animale dalla testa alla coda.

Potremo inclinare il vecchio termoriscaldatore così che sia immerso fino al livello richiesto dalle indicazioni del costruttore, potrà non essere bello da vedere, ma si può dissimularlo con una roccia o altro arredo.

La zona emersa dovrà essere facilmente accessibile, asciutta, sufficientemente ampia da ospitare tutte le tartarughine presenti.

Per riscaldare l’ambiente si potrà introdurre una lampada riscaldante azionata e regolata da un termostato.

Il terracquario

Il terracquario rappresenta una scelta ottima già disponibile e pronta dove l’organizzazione degli spazi sopra esposti è perfettamente razionale e la dotazione impiantistica sicura, idonea e testata. La spesa, non potendo riutilizzare materiale già prima impiegato, è più onerosa, ma una bella vasca può trovare più facilmente una migliore collocazione.

Crescendo le dimensioni dell’animale anche quelle dell’alloggio andranno cambiate: le piccole tartarughine possono raggiungere anche i 30 cm di lunghezza.

Le esigenze di base

La regolazione delle temperature dell’ambiente dove vive la tartarughina è fondamentale per garantirle non soltanto una buona percentuale di sopravvivenza, ma anche possibilità d’accrescimento. Il range di temperatura ideale varia tra i 24°C ed i 27°C. A temperature troppo basse le tartarughine non si alimentano e deperiscono in breve tempo arrivando rapidamente a morte. A temperature troppo elevate si rischia di far morire l’animale che è molto sensibile ai colpi di calore, e quindi non dovrebbe mai essere esposto alla luce diretta del sole intenso per lunghi periodi. La costanza della temperatura, garantita da un range così contenuto, rappresenta sicuramente una carta vincente.

La pulizia, garantita da un filtro da acquario, deve essere curata in modo particolare e il ricambio totale deve avvenire con ferrea regolarità. Mensilmente, meglio ogni due settimane, filtro e vasca vanno completamente svuotati e puliti.

La pulizia, che può sembrare quasi eccessiva, difende da tutte quelle malattie sostenute dalla proliferazione batterica dovuta ad un’eccessiva concentrazione di cibo in decomposizione e altro presenti nell’acqua. 

Proprio per queste ragioni (temperatura insufficiente, sbalzi termici, e pulizia approssimativa) che le tartarughine tenute in una vaschetta di plastica non sopravvivono a lungo. 

Il cibo

In natura si cibano di insetti acquatici, pesci di piccole dimensione o avannotti, larve, molluschi, crostacei, vegetali, e, più praticamente, tutto quello che arriva a portata di “becco”.

In commercio esiste una varietà d’alimenti composti e integratori studiati per alimentare in modo equilibrato le tartarughine d’acqua, ma nulla ci vieta di mantenere viva la loro curiosità alimentare offrendo lumache e pesci crudi tipo acquadelle a pezzi, fegato bovino, lattughe e insalate, verdure crude (carote e zucchini a giulienne) o cotte (spinaci). Evitiamo di somministrare una dieta soltanto a base di gamberetti, ma neppure del tutto bandirli.

Al momento dell’acquisto

Al momento dell’acquisto è necessario richiedere di poter effettuare di persona una valutazione accurata sul singolo animale. Non accettiamo di ricevere come “buono” un soggetto scelto a caso nel gruppo che nuota nell’acquario.

Le tartarughine provengono da allevamenti del paese d’origine e la mortalità dovuta al trasporto, allo stress, e alle problematiche d’ambientamento è alta. Dobbiamo tutelarci dal rischio, tutt’altro che remoto, di veder morire i nostri nuovi acquisti dopo pochi giorni dall’arrivo a casa. L’affermazione del rivenditore “sono appena arrivate”, come si trattasse di verdura di cui lodare la freschezza, non depone assolutamente a favore della sopravvivenza dei soggetti, anzi al contrario.

Senza esercitare eccessiva pressione valutiamo la consistenza del carapace sia sul piastrone sia sui margini della copertura. Soggetti sani hanno carapace duro e privo di ferite.

Gli occhi devono essere osservati con grande attenzione perché un loro appannamento denota uno stato generale di salute non ottimale, congiuntivite e tumefazione palpebrale. Lo sguardo della nostra tartarughina deve essere penetrante, lucente, con occhi completamente aperti e senza muco.

La pelle deve essere priva di ferite e tumefazioni. Valutiamo anche le zampine, l’integrità delle unghie, e la resistenza, indice di forza, che l’animale oppone a distenderle.

Da ultimo osserviamola nuovamente in acqua. Mettendola nell’acquario giriamola sul dorso per vedere se è in grado di voltarsi senza indugi riassumendo l’assetto normale. Osserviamo se è in grado di nuotare anche sul fondo senza limitarsi al solo galleggiamento, e prestiamo attenzione a che il suo assetto non sia inclinato segno di problemi legati all’apparato respiratorio.

(Disegno di Gabriella Gallerani)

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