Vite

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La “scoperta” della vite da parte dell’uomo non si può certo illustrare in poche righe, poiché risale

alle civiltà più antiche dai Sumeri agli Egizi. Ugualmente anche la tecnica colturale ha tradizioni antichissime e si è evoluta ed affinata nel corso dei secoli.

Le varietà di uva maggiormente coltivate appartengono alla specie Vitis vinifera, di origine europea, mentre come portinnesti si utilizzano ibridi ottenuti da specie americane (Vitis berlandieri, V. riparia, V. rupestris). L’utilizzo di questi portinnesti iniziò oltre 100 anni fa per contrastare la fillossera, un insetto originario dell’America che attacca le radici delle viti, comparso in Europa nella seconda metà del 1800 al quale le specie americane risultano immuni.

La vite presenta una larga adattabilità alle condizioni climatiche: resiste bene al freddo invernale e porta a maturazione i grappoli anche oltre i 1000 metri sul livello del mare.

A dimostrazione di ciò basta considerare che in Italia è presente dalla Sicilia alla Val d’Aosta.

Rispetto ad altri fruttiferi (ad esempio albicocco e pesco) il germogliamento è molto più tardivo e questo rende la vite meno suscettibile a possibili brinate primaverili.

Sono numerose le varietà di uve coltivate. Per la maggioranza vengono utilizzate per la vinificazione ma sono molte anche quelle idonee per il consumo diretto. Sono soprattutto le varietà da tavola, o a duplice utilizzo, quelle più indicate per la coltivazione amatoriale. Basterà riservare un angolo di giardino per poche viti per rifornire la nostra famiglia di squisiti grappoli.

La grande plasticità della vite, tipica delle piante sarmentose e rampicanti, ci permette di utilizzarla per creare pergolati, cortine verdi, rivestire muri, adattandola ad ogni situazione.

Inoltre scegliendo varietà resistenti o poco suscettibili alle malattie saranno sufficienti pochissimi interventi di difesa, per assicurare un’abbondante vendemmia.

Quasi tutte le varietà sono autofertili, cioè non necessitano d’impollinazione incrociata. Questo significa che, anche in presenza di una sola pianta, la fruttificazione è assicurata.

Piantagione e allevamento

La piantagione delle nuove piante di vite si può eseguire ad inizio dell’inverno nelle aree più miti, fino alla primavera inoltrata dove il clima è più rigido.

Per gli impianti specializzati si utilizzano le “barbatelle”: piante a radice nuda costituite dal portinnesto e dalla porzione d’innesto della varietà. Ma per poche piante si possono anche utilizzare viti in vaso di due anni o più.

La potatura, nei primi anni dopo la piantagione, deve servire a guidare la pianta secondo la forma d’allevamento scelta.

Con barbatelle innestate alla fine del primo anno si deve selezionare un tralcio vigoroso che costituirà il fusto principale, eliminando tutti gli altri.

Al secondo anno (primo con piante di 1-2 anni) se il tralcio principale ha raggiunto una lunghezza sufficiente dovrà essere spuntato per impostare uno o più cordoni principali (secondo la forma d’allevamento che si è scelto.

Esigenze culturali

In terreni di media fertilità una pianta adulta di vite non presenta particolari esigenze nutritive. Non è consigliabile distribuire grandi quantità d’azoto per non creare un eccessivo rigoglio vegetativo che peggiora la qualità dei grappoli e può favorire marciumi.

Una certa attenzione si deve invece prestare al potassio, che la vite consuma in grandi quantità. Nei terreni sabbiosi, normalmente carenti di potassio, o in caso di forti produzioni è opportuno eseguire una somministrazione di quest’elemento subito dopo la raccolta con solfato di potassio (circa 300 gr/pianta) o a fine primavera con nitrato di potassio (circa 200 gr/pianta).Anche con l’irrigazione è consigliabile non abbondare: un leggero stress idrico favorisce l’accumulo di zuccheri e aromi nei grappoli.

 

Potatura invernale

L’operazione più impegnativa nella coltivazione della vite è la potatura, anche se risulta più facile rispetto ad altre piante da frutto. La vite è una pianta molto generosa: praticamente tutte le gemme presenti sui rami di un anno (chiamati tralci) possono formare, oltre a un nuovo germoglio, uno o più grappoli. Con la potatura dobbiamo selezionare i tralci più robusti e meglio lignificati, diradandoli per equilibrare la quantità di grappoli presenti sulla pianta, mentre vanno eliminati tutti quelli che hanno prodotto (i  tralci di due anni). 

E’ difficile dire esattamente quanti tralci lasciare, poiché la “carica” produttiva dipende dalla vigoria della pianta. Il metodo più semplice è osservare il risultato della potatura: se la crescita della nuova vegetazione è ridotta, con tralci di lunghezza inferiore a 150 cm, significa che dobbiamo potare in modo più intenso. Viceversa, se osserviamo una vegetazione esuberante con tralci di due metri e più, l’anno seguente ne dovremo lasciare un maggiore numero.

Una volta eseguito il diradamento dei tralci, questi vanno poi raccorciati, eliminando la parte apicale che risulta poco lignificata e con gemme deboli. L’accorciamento dei tralci può essere maggiore o minore: potatura lunga si lasciano 10 gemme o più; potatura corta con “speroni” di 2-4 gemme. Questa scelta dipende dalla varietà e dal sistema di allevamento.

Generalmente si esegue una potatura corta sulle viti allevate in parete, più lunga per quelle allevate a pergolato.

Interventi estivi

Oltre alla potatura “secca” da eseguire nel periodo invernale sono spesso necessari interventi di potatura “verde”, da eseguirsi durante l’estate.

Durante la stagione si possono eseguire diversi tipi d’intervento:

Grappolo appena formato

Nella fase di allegagione (grappolo appena formato) si può essere utile la cimatura dei tralci, che consiste nell’asportazione della porzione apicale. Su viti molto vigorose serve per aumentare l’accumulo di zucchero nel grappolo poiché rallenta la crescita della vegetazione.

Femminelle

Ad inizio estate su piante molto vigorose può essere necessario asportare le “femminelle”, cioè quei germogli inseriti sui tralci dell’anno. Le femminelle si formano da gemme che, invece di rimanere quiescenti fino all’anno seguente, schiudono anticipatamente (rami anticipati). Le femminelle possono anche portare grappoli che difficilmente maturano poiché formati in ritardo. Se presenti in gran numero le femminelle possono creare un eccessivo addensamento della vegetazione ed è quindi opportuno intervenire eliminandone almeno in parte.

Sfogliatura

A partire da un mese prima della raccolta si può intervenire con la sfogliatura, che si esegue asportando le foglie basali a contatto col grappolo. Poiché la nutrizione del grappolo dipende dalle foglie, per non ridurre l’accumulo di zuccheri, questo intervento deve essere fatto con moderazione, eliminando non più di 2-3 foglie per tralcio. In questa fase le foglie più vecchie alla base del tralcio hanno un’attività fotosintetica ridotta, togliendole si migliora l’arieggiamento dei grappoli riducendo i marciumi senza nuocere alla maturazione.  

La difesa

Peronospora e oidio - Peronospora ed Oidio sono i due funghi più frequenti che possono attaccare la vite. Si può dire che queste avversità sono spesso alternative nel senso che, dove l’oidio è il problema principale (ambienti collinari e meridionali), la peronospora non trova condizioni favorevoli per svilupparsi e viceversa, dove la peronospora è più virulenta, generalmente l’iodio non crea forti danni. La difesa contro la peronospora si può impostare con trattamenti cadenzati ogni 10 giorni circa, iniziando quando i germogli hanno una lunghezza media di 10 centimetri fino alla fase di mignolatura (acini di 3-4 millimetri). Gli interventi contro l’oidio, soprattutto se si sono verificati attacchi nell’anno precedente, vanno invece anticipati all’inizio del germogliamento e continuati fino all’inizio dell’estate. Contro entrambe le avversità, se operiamo su poche piante, può essere molto utile asportare foglie e tralci colpiti per ridurre l’inoculo dell’infezione.

Botride - In annate particolarmente umide e piovose i grappoli possono manifestare marciumi causati da un altro fungo (la  Botrite). Per prevenire e contenere le infezioni di questa avversità possono essere utili i trattamenti con zolfo ad azione antioidica e la potatura verde che aumentando l’arieggiamento della chioma ne ostacola lo sviluppo.

Insetti - Pochi sono invece gli insetti che attaccano la vite. Tra questi tignola e tignoletta, due lepidotteri le cui larve si nutrono a spese degli acini. I danni sono causati dalla perdita diretta degli acini colpiti ma anche dal rischio che su questi si sviluppino marciumi che vadano ad interessare l’intero grappolo. Prima di decidere di intervenire con insetticidi, è opportuno verificare la presenza di larve, controllando i grappoli durante la seconda generazione larvale (fine giugno inizio luglio in Pianura padana). Interventi con insetticidi sono giustificati solo se la presenza delle larve è abbastanza elevata, cioè almeno il 10% di grappoli infestati. Gli insetticidi consigliati sono a base di Bacillus thuringiensis, un prodotto microbiologico non tossico per i mammiferi e l’uomo.

(Disegni di Daniela Baldoni)