Pesco ‘Cotogna di Rosano’

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Rosano è un piccolo paese alle porte di Firenze, lungo la riva sinistra dell’Arno.

Da Rosano fino alle porte di Firenze si estende una stretta fascia di terra, compresa tra il fiume e la collina, molto fertile, sciolta, mediamente sabbiosa e ricca di limo.

Fin dai tempi antichi questa terra è stata adibita ad orto, ma soprattutto alla coltivazione dei tipici peschi di Rosano, che si differenziano in due tipologie essenzialmente diverse: le classiche burrone a pasta bianca con polpa spicca al nocciolo e le inconfondibili cotogne generalmente a pasta gialla, con polpa molto compatta e aderente al nocciolo, e sfumature rosse verso il nocciolo stesso.

Mentre le burrone sono state sempre ripropagate tramite innesti, le cotogne venivano sovente riprodotte da seme e pertanto, nel corso dei secoli, si sono ottenute una serie di cultivar popolazioni con caratteri non molto dissimili, tutti a maturazione piuttosto tardiva (settembre –ottobre).

La varietà più conosciuta e generalmente più coltivata perché ritenuta la più interessante, è senz’altro ‘Cotogna di Rosano’, ma ricordiamo come molto apprezzate anche ‘Cotogna del Poggio’, ‘Cotogna Ceccarelli’, ‘Cotogna del Berti’, ‘Pandolfini’, ‘Cotogna di Villamagna’ e tante altre.

 

Caratteristiche della specie

L’albero, a rapido accrescimento, predilige terreni sciolti di fondovalle, in gran parte sabbiosi con esposizione ben assolata.

La longevità dei soggetti si aggira tra i 20 e i 30 anni, con inizio della fase produttiva già al secondo, terzo anno.

L’apparato radicale è piuttosto sviluppato, il tronco diritto e il portamento semi aperto. I rami produttivi sono generalmente brindilli e rami misti, formatesi nell’ultimo anno.

Le foglie sono lanceolate, di colore verde intenso e si formano poco dopo la fioritura. I fiori sono di tipo campanulaceo. I frutti sono spesso di forma irregolare, sovente asimmetrici, con linea di sutura a volte anche profonda; buccia gialla con sovracolore rosso. Polpa duracina, di colore giallo intenso e rosso marcato, in corrispondenza del nocciolo. La polpa è aderente al nocciolo stesso, cioè non spicca e si può staccare con una marcata torsione delle valve.

Il profumo è intensissimo ed inebriante. La maturazione avviene ai primi di settembre a Rosano.

Le pesche cotogne sono molto antiche. In molte altre zone d’Italia venivano anticamente coltivate e apprezzate con questo nome ad anche con nomi diversi; erano pertanto conosciute nel Veronese con il nome di Cotogne Massime e Gallone di Verona; nel napoletano come pesche Moscatelle, Duracine o Terzarole; in Provenza e in Catalogna come pesche Bienvenido, e generalmente in tutto il mediterraneo come naturalmente in Asia Minore, da dove si pensa provengano.

Cure colturali

Se ubicati in luoghi vocati alla peschicoltura, le pesche cotogne risultano senz’altro tra le pesche più robuste e resistenti alle varie parassitosi.

Si prestano quindi, e per la loro rusticità e per la loro bontà, ad essere apprezzate anche per il frutteto amatoriale.

Sono parzialmente sensibili alla bolla, ma in stagioni normali, riescono da sole a venirne fuori.

Quando invece, come purtroppo è avvenuto negli ultimi anni, assistiamo ad inverni caldi e piovosi, vanno aiutate con pochi ma risolutivi interventi protettivi.

E’ consigliabile un trattamento con poltiglia bordolese alla caduta delle foglie, da ripetere a metà-fine inverno.

Alla ripresa vegetativa, consigliamo due interventi sulla chioma con propoli agricola e silicato di sodio.

Riguardo alla potatura, consigliamo una formazione a vaso e successivamente un diradamento dei rami misti con tagli di ritorno più o meno marcati, per stimolare le piante ad emettere nuovi rami vicino all’asse del tronco che andranno a produrre negli anni successivi.

Ugo e Giacomo Fiorini

VIVAI BELFIORE

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