Noce

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Noce (Juglans regia)

Il noce è una pianta di grande sviluppo. Le foglie sono caduche, composte, formate solitamente da 7 foglioline o, più raramente, fino a 11. Sono molto ricche di tannini, sostanze prodotte dai vegetali come repellenti verso parassiti. Il suolo attorno alle noci, in seguito alla decomposizione delle foglie, tende ad arricchirsi di tannini che hanno un’azione di limitare lo sviluppo di altre specie vegetali sia arboree che erbacee.

Il noce è definita una pianta monoica, cioè a fiori unisessuali presenti sullo stesso individuo. I fiori maschili sono rappresentati da amenti penduli, lunghi 10-15 cm, che compaiono sui rami dell’anno precedente prima della comparsa delle foglie.

I fiori femminili schiudono più tardivamente e si formano all’ascella delle foglie terminali dei nuovi germogli. 

Il frutto è una drupa, avvolto dal mallo, la parte esterna carnosa, anche questa molto ricca di tannini. A maturità il mallo si spacca e libera l’endocarpo, cioè la noce. Il seme, o gheriglio, è racchiuso e protetto da due valve legnose.

Il legno del noce è molto pregiato, di colore bruno scuro, duro, pesante e compatto, molto resistente e durevole. Viene utilizzato per la costruzione di mobili e parquet. Ricercate per le belle venature sono le ceppaie (radiche).

Una pianta non per tutti

Il noce non è adatto a qualsiasi giardino. Non che abbia particolari esigenze ambientali ma, prima di procedere alla piantagione, dobbiamo valutare attentamente gli spazi poiché si tratta di una pianta piuttosto “ingombrante”.

La crescita è relativamente rapida e richiede alcune decine d’anni per raggiungere in pieno le caratteristiche della specie. Proprio per questo motivo sarebbe un vero peccato dover intervenire con potature drastiche quando la struttura della pianta inizia ad assumere un aspetto maestoso.

Lo spazio a disposizione va quindi attentamente valutato, anche perché è un albero longevo che facilmente può superare il secolo d’età.

Coltivazione

Per la piantagione si utilizzano normalmente esemplari di uno-due anni, poiché la radice del noce ha uno sviluppo inizialmente verticale (fittonante) che rende il trapianto difficoltoso.

Le piante vanno poste a dimora non troppo in profondità: bastano 10-15 centimetri di terreno sopra le radici.

Gli interventi di potatura durante l’allevamento sono molto limitati. Si deve assecondare il naturale sviluppo della pianta, mantenendo sempre un asse centrale dominante, eliminando qualche ramo laterale se in posizione troppo bassa o quelli troppo vigorosi (succhioni). Sulle piante giovani è consigliabile eseguire la potatura sempre in estate.

Una volta che l’albero è adulto con la potatura dovremo cercare di evitare un eccessivo ombreggiamento all’interno della chioma, con qualche taglio di diradamento e raccorciamento.  In generale la potatura di produzione si può eseguire ad anni alterni.

La carta d’identità del noce

Specie e origine

Il noce comune, Juglans regia, appartiene alla famiglia delle Juglandaceae. E’ originario dell’Asia, dalle pendici dell’Himalaya, da cui è stata introdotta in Europa e Italia dove si naturalizzata.

Caratteristiche della pianta

Può raggiungere 20 -30 metri d’altezza. La chioma è ampia, dalla forma rotondeggiante. Necessita di ampi spazi e luce piena, la distanza consigliata tra altre piante o edifici è di circa 8-10 metri.

Ambiente e clima

Si adatta sia al nord che al sud Italia. Ideali i terreni fertili, freschi, anche calcarei, ma ben permeabili, privi di ristagni d’acqua. Vegeta senza problemi fino a circa 1000 metri d’altitudine. Resiste bene ai freddi invernali, sensibile alle gelate tardive che possono danneggiare la fruttificazione.

Avversità principali

Antracnosi (macchie fogliari), rodilegno (Zeuzera pyrina e Cossus cossus), carpocapsa (verme di melo e pero)

Varietà coltivate

In Italia la coltivazione del noce da frutto è diffusa tradizionalmente in Campania. Nell’ultimo decennio si sta diffondendo come coltivazione specializzata in Veneto ed Emilia-Romagna con l’introduzione di nuove varietà californiane e francesi.

Utilizzazione frutti

consumo diretto, liquori digestivi (“nocino”).

Caratteristiche ornamentali

Aspetto imponente, adatto come pianta isolata. Colorazione gialla autunnale e primaverile verde tenue del fogliame.

Varietà antiche e moderne

Fino a pochi decenni il noce veniva riprodotto esclusivamente da seme. In questo caso le caratteristiche dei frutti della singola pianta possono essere molto variabili, più o meno pregiati, e si dovranno attendere parecchi anni poiché le piante risultano molto vigorose con una lente entrata in produzione. Recentemente, col diffondersi della coltivazione da frutto specializzata, si sono selezionate diverse varietà che vengono moltiplicate per innesto. In questo caso si ottengono piante produttive (fino a 50-70 kg di frutti per una pianta adulta), con un precoce inizio della fruttificazione.

Un alimento prezioso

Il valore dietetico delle noci è stato recentemente rivalutato e possiamo inserirle tra gli alimenti “nutracetici”, termine recente che definisce un alimento con caratteristiche terapeutiche (nutritivo e farmaceutico). Le noci hanno un elevato contenuto in lipidi e per questo sono sempre state considerate con “sospetto” dai nutrizionisti. In realtà non tutti i grassi sono dannosi ma alcuni sono preziosi per l’organismo umano e, tra questi, i grassi insaturi. Ebbene le noci risultano molto ricche di acido alfa-linoleico, un acido grasso “buono” che si è accertato può avere proprietà anti-arteriosclerosi, abbassando il colesterolo e migliorando la funzionalità ed elasticità dei vasi sanguigni. Quindi il consumo moderato ma frequente di noci, come pure altra frutta secca, merita una piena riabilitazione anche dal punto di vista medico e dietetico.

Nel medioevo il noce, Juglans regia, è stato spesso protagonista di miti e leggende legati alle streghe, mentre il  frutto era considerato un simbolo di prosperità e fortuna. Diversi anche gli impieghi nella medicina popolare del frutto e delle foglie per le proprietà astringenti, toniche, antisettiche, cicatrizzanti. L’estratto di foglie di noce era anche impiegato nella cura del diabete.

Nocino di Modena

Coi frutti immaturi del noce si prepara un infuso alcolico: il “nocino”. E’ un liquore tipico della provincia di Modena, e non solo, da sempre presente come tradizione di  famiglia, ed oggi identificato dal marchio “Nocino di Modena” che ne tutela la produzione.

La ricetta per la preparazione è molto antica, sembra risalire addirittura all’epoca dei Celti, ed ognuno ha piccoli segreti e varianti nella preparazione. Per chi volesse cimentarsi nella preparazione riportiamo una ricetta classica, adottata dall’Ordine del Nocino Modenese

Ingredienti: 1 litro di alcool 95° buon gusto, 700-900 g. di zucchero, 1 Kg di noci  (33-35 noci circa a seconda della dimensione ma  sempre in numero dispari). Le noci devono essere rigorosamente di provenienza locale e prive di qualsiasi trattamento. Esse inoltre devono essere, così come indica la tradizione, raccolte nel periodo a cavallo della festività di San Giovanni Battista (24 giugno). 

La giusta consistenza della noce va valutata forandola con uno spillo e/o verificata visivamente spaccandola a metà con un coltello. Ingredienti facoltativi: chiodi di garofano e cannella (poco è già molto), in minime quantità e dosati in modo tale che l’aroma prevalente nel liquore sia sempre quello della noce e che il bouquet complessivo che si crea risulti armonioso.

Procedimento: le noci, una volta raccolte, devono essere tagliate in 4 parti  e riposte in un contenitore di vetro (privo di guarnizioni di gomma) insieme allo zucchero.

Dopo averle conservate al sole per 1-2 giorni e mescolate periodicamente, le noci sono pronte per essere addizionate  dell’alcool  e degli eventuali aromi. Il prodotto così ottenuto dovrà essere posizionato in una zona parzialmente esposta al sole, saltuariamente aperto e rimescolato, e filtrato non prima di 60 giorni. Si consiglia di effettuare l’imbottigliamento in contenitori di vetro scuri e/o affinare il prodotto in botticelle di legno. E’ possibile scegliere sia legno di rovere che di castagno a condizione che la botticella sia stata adeguatamente trattata prima dell’utilizzo. La conservazione del nocino deve essere effettuata in un luogo fresco e per un tempo minimo di 12 mesi se si desidera apprezzare a pieno tutte le caratteristiche organolettiche di questo liquore.

Per approfondimenti su eventi o informazioni sul nocino: Ordine del Nocino Modenese Torre Medioevale C.so Umberto I 41057 Spilamberto (Mo), tel. 059, 78 33 39,  www.ordinedelnocinomodenese.it/index.htm