Melo, storia di un frutto

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Storia e leggende fanno risalire agli albori della civiltà la comparsa di questa pianta da frutto e l’inizio della coltivazione da parte dell’uomo. Ritrovamenti archeologici testimoniano la presenza del melo già presso le popolazioni preistoriche.

Questo frutto ha accompagnato l’uomo durante tutta la sua storia: Egiziani, Greci e Romani ne diffusero la coltivazione che progredì assieme alla civiltà umana fino ai nostri giorni. Dall’epoca romana, quando si conoscevano solo alcune decine di varietà di mele, il lavoro e la selezione dell’uomo ha costituito le odierne 7.000 diverse varietà.

Che la mela sia veramente un frutto conosciuto ed apprezzato fin dall’antichità lo testimoniano i frequenti riferimenti che si incontrano nella letteratura sacra e profana. Il più famoso è sicuramente il passo biblico in cui Adamo ed Eva vengono scacciati dal paradiso terrestre per aver mangiato il “frutto della conoscenza del bene e del male”, identificato spesso in una mela. Numerosi sono anche gli episodi della mitologia greca, come l’antefatto della guerra di Troia, rappresentato dalla disputa tra le dee dell’Olimpo Era, Atena ed Afrodite che incaricarono Paride di giudicare chi tra loro fosse la più bella, per decidere a chi assegnare il possesso di una mela.

Un’altra mela “famosa” è quella del leggendario eroe svizzero Guglielmo Tell, costretto a dar prova della propria bravura di arciere colpendone una posta come bersaglio sulla testa del figlio.

Anche la scienza deve essere grata a questo frutto: si narra che Isaac Newton nel 1700 intuì l’esistenza della forza di gravità osservando la caduta di una mela dall’albero.

Una storia così antica ha reso questo frutto sicuramente uno dei più conosciuti e apprezzati, diventando argomento della saggezza popolare dei proverbi: ”una mela al giorno. . . “ come pure protagonista di racconti folcloristici come Jonny “seme di mela”.

 

Le mele tra cowboy ed indiani

Il folklore nordamericano ci tramanda la storia di Johnny “seme di mela” (Johnny Appleseed), un curioso personaggio tra storia e leggenda. Il suo vero nome era Jonh Chapman nato nel 1774 vicino a Boston, in Massachusetts. Iniziò l’attività di vivaista, producendo e piantando meli tra gli stati di New York e Pennsylvania.

Nel 1800 iniziò la colonizzazione dei territori dei grandi laghi. La leggenda narra che Johnny ebbe la visione di un angelo che gli affidò la missione di piantare meli in tutta l’America. Fu così che Johnny partì per un “pellegrinaggio” che lo portò, nell’arco di cinquanta anni, ad attraversare Ohio, Michigan, Indiana, ed Illinois.

Ovunque arrivasse coi suoi preziosi semi di melo, egli costituiva un piccolo vivaio vendendo poi le piante ai coloni, spesso barattandole con altri prodotti. La traccia inconfondibile del suo passaggio erano i nuovi frutteti di meli che lasciava quando ripartiva.

Contrariamente ai modelli cinematografici degli uomini di frontiera, Johnny Appleseed non beveva whiskey e si spostava a piedi; non portò mai un’arma né uccise alcun animale, anche perché non mangiava carne, ed era amico e stimato da indiani e coloni. Profondamente religioso, vestiva con tela di sacco o abiti usati e aveva una pentola come copricapo che, assieme ad una bibbia ed ai semi di melo, costituiva il suo unico corredo da viaggio.

Questa figura, per quanto ci sia di reale o fantastico, testimonia l’importanza rivestita dal melo nella vita dei coloni americani. Ancora oggi Johnny Appleseed è commemorato con feste e manifestazioni e la sua effige è stata riprodotta su francobolli. La sua vita è soggetto di racconti per bambini, canzoni e perfino un breve disegno animato della Disney ne narra la storia.

 

Un frutto universale

I dati produttivi dimostrano come il melo sia conosciuto e coltivato un po’ in tutto il mondo: 15 milioni di tonnellate di mele raccolte ogni anno in Europa, oltre 20 in Cina, 4,9 negli Stati Uniti ecc…

All’interno dell’Unione Europea l’Italia, assieme alla Francia, è una delle maggiori produttrici, con una quantità di circa due milioni di tonnellate di mele ciascuna.

Da diversi anni si è assistito allo spostamento della coltura del melo dalla pianura verso la collina e la montagna, con una parallela valorizzazione commerciale del prodotto di queste aree. Alcuni territori si sono specializzati nella coltivazione del melo con “marchi” conosciuti ed affermati.

Il 60% della produzione italiana si raccoglie oggi in Trentino-Alto Adige, ormai considerata la “patria” delle mele ma anche aree meno famose producono frutti di eccellente qualità.

Come per tutti i frutti, anche le caratteristiche delle mele sono influenzate dall’ambiente di produzione. Il clima delle aree montane favorisce la colorazione dei frutti e rende la polpa croccante e succosa. In pianura, la maggiore umidità ambientale e le alte temperature deprimono il colore e rendono a volte l’epidermide rugginosa. In compenso, però, poiché la stagione vegetativa e l’insolazione è maggiore, le mele di pianura raggiungono spesso un maggior contenuto zuccherino e sono da alcuni preferite proprio perché ritenute più dolci.

Seppure in quantità inferiori, anche nell’Italia del sud si coltiva il melo. Una varietà tipica della provincia di Caserta è la mela ‘Annurca’. Particolare è la tecnica tradizionalmente utilizzata per aumentare la colorazione e completare la maturazione dei frutti: le mele vengono sistemate sul terreno dei frutteti, sopra uno strato di paglia e vengono protetti da reti ombreggianti. Questa onerosa manipolazione permette di ottenere un frutto molto apprezzato per proprie caratteristiche distintive.

Risulta quindi difficile, e rimane un giudizio spesso soggettivo, nominare la “mela più buona”.

Nell’affermazione di un’area di produzione piuttosto di un’altra entrano poi in gioco anche le capacità professionali e l’organizzazione commerciale, molto importanti per far apprezzare e conoscere il prodotto.

L’impegno della moderna frutticoltura è rivolto ad ottenere un prodotto di elevata qualità, utilizzando tecniche sempre più rispettose dell’ambiente. Durante gli ultimi quindici-venti anni si sono messi a punto e progressivamente diffusi programmi di “produzione integrata” che prevedono l’utilizzo congiunto di mezzi di difesa biologici, agronomici e chimici, con preferenza dei prodotti meno tossici e più selettivi; inoltre tutti i passaggi del ciclo di produzione, dalla piantagione dei nuovi frutteti fino alla raccolta, sono controllati e seguono procedure definite dai “disciplinari di produzione” che sono periodicamente revisionati e aggiornati.

Una mela nel giardino

Come abbiamo visto in Italia troviamo coltivazioni di mele dalle regioni meridionali come la Campania fino al Trentino Alto Adige, in zone montane oltre i 1000 metri di altitudine.

In effetti, il melo è una delle piante da frutto più adattabile a differenti condizioni climatiche e di terreno.

Questo è possibile anche per la disponibilità di numerosi portinnesti con differenti caratteristiche e vigoria. Così le singole varietà possono essere innestate su apparati radicali deboli o molto espansi, più o meno resistenti alla siccità e con diverse esigenze nutritive. I più diffusi e utilizzati sono:

- M 9 è il più debole, con apparato radicale superficiale, si ottengono piante piccole ma molto produttive

- M 26 media vigoria, come M9 necessita di pali di sostegno

- MM 106 abbastanza vigoroso

- MM 111 è vigoroso come il franco (portinnesto ottenuto da seme). Origina piante molto grandi, per terreni poveri e aridi

Quindi, se vogliamo piantare qualche melo nel nostro giardino, possiamo scegliere la combinazione varietà-portinnesto più adatta agli spazi disponibili e alle caratteristiche del nostro terreno.

Però dobbiamo tener conto che, come per tutte le piante da frutto ed in particolare per il melo, per ottenere un buon raccolto occorrono attente cure. Ad esempio, sono indispensabili alcuni trattamenti per la difesa dalle avversità più frequenti come la ticchiolatura e la carpocapsa (si vedano i consigli del mese su questo e del numero precedente di Giardini).

Normalmente invece il melo non richiede particolari concimazioni, anche se le esigenze nutritive variano in base al portinnesto e alle caratteristiche del terreno. Così, se consideriamo un melo innestato su M9, è sempre opportuno somministrare alla pianta un concime complesso (contenente azoto fosforo e potassio) alla ripresa vegetativa e alla fine di settembre. Meli innestati su portinnesti molto vigorosi come il franco o MM111 spesso non necessitano di nessuna concimazione poiché il loro apparato radicale esplora un grande volume di terreno.

Lo stesso ragionamento vale per l’irrigazione. Le esigenze idriche sono elevate se le radici della pianta sono molto superficiali come quelle dell’M9 che in estate richiede irrigazioni frequenti, al massimo ogni 6-7 giorni. Molto più resistente alla siccità è il franco, le cui radici raggiungono gli strati profondi del terreno che mantengono a lungo l’umidità.

Infine è indispensabile un’accurata potatura, non tanto per formare la pianta, ma per ottenere e mantenere una fruttificazione abbondante e di buona qualità. La potatura del melo non è semplice, perché ogni varietà richiede spesso interventi differenziati, in base al modo di vegetare e fruttificare, e non si può esaurire in poche righe.

Possiamo concludere dicendo che la coltivazione del melo, tra tutte le piante da frutto, è forse la più impegnativa e non si può improvvisare senza le necessarie conoscenze. Quindi, il frutticoltore amatoriale deve considerarla come un punto d’arrivo, da affrontare una volta acquisita una certa esperienza.

Mele di tutti i colori

Se desideriamo piantare qualche melo, per prima cosa dobbiamo decidere quali varietà scegliere, tra le migliaia che si conoscono nel mondo. Ogni regione possiede le proprie varietà tradizionali, come l’Annurca in Campania o la Renetta in Trentino. Alcune varietà si sono però diffuse e affermate per le ottime caratteristiche qualitative. Se non abbiamo già delle preferenze precise, ecco una breve panoramica delle più apprezzate nel mondo, per aiutarci nella scelta:

Oltre a queste varietà, consigliabili per le ottime qualità dei frutti, se ne possono indicare altre particolarmente adatte per la coltivazione familiare.

Prime tra tutte le varietà resistenti alla ticchiolatura, una delle più frequenti malattie del melo, che richiede spesso numerosi trattamenti. La ricerca mondiale ne ha già selezionate diverse decine. Due delle migliori sono Florina e Gold rush.

Non dimentichiamo comunque di piantare almeno due varietà, per assicurare un’impollinazione incrociata che assicura un’abbondante produzione di frutti.