Meli antichi

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Ultimamente sono diversi le iniziative a salvaguardia della biodiversita degli organismi viventi del pianeta. Poco più di un anno fa è stata costruita a Svabard, tra i ghiacci della Norvegia, una struttura che potremmo definire “banca del germoplasma”, dove ad oggi vi sono conservati oltre 400.000 campioni di semi, principalmente di specie coltivate, provenienti da 25 nazioni.

Il rischio dell’estinzione, infatti, riguarda anche i vegetali coltivati; in particolare molte vecchie varietà o specie minori, conosciute a livello locale, che con la globalizzazione dei mercati vengono sostituite da nuove selezioni diffuse a livello mondiale. Ogni singola varietà vegetale ha un proprio corredo genetico, che racchiude caratteristiche peculiari, da salvare e tutelare.

Considerando le piante da frutto, il patrimonio varietale di alcune specie è veramente imponente: presso la stazione sperimentale di East Malling (Ingilterra) sono conservate oltre 3500 diverse varietà di melo, mentre la produzione mondiale di quetsa specie è concentrata su pochi gruppi di varietà: ‘Golden’, ‘Red Delicious’, ‘Gala’ e poche altre.

 

‘Campanina’

Nella parte nord della provincia di Modena, la cosiddetta “bassa”, la ‘Campanina’ era una mela conosciuta e apprezzata fin dall’Ottocento. Il frutto, piccolo e verde, non era certo una bellezza ma aveva una grande pregio: si poteva conservare senza problemi per tutto l’inverno sia in locali domestici che all’esterno o, addirittura, sui tetti delle abitazioni. Così, ogni famiglia contadina, poteva contare su una scorta di campanine da consumare per tutto l’inverno.

Poi nel dopoguerra, con l’avvento del progresso, i gusti dei consumatori si sono evoluti, pretendendo frutti più dolci, grossi e di bell’aspetto. Pian piano la ‘Campanina’, come tanti altri frutti locali, è stata sostituita da nuove varietà come la ‘Golden Delicious’, la mela gialla che dagli Stati Uniti ha conquistato il primato mondiale.

 

La riscoperta

Ma alla fine degli anni novanta, dalle poche piante rimaste, alcuni agricoltori hanno iniziato a riprodurre nuove piante, riproponendo al consumatore questo frutto, e in pochi anni le caratteristiche della ‘Campanina’ si sono fatte apprezzare creando una richiesta di mercato, rilanciando la coltivazione e allontanando, almeno per ora, il pericolo che questa mela andasse perduta per sempre.

 

Vecchie ma buone

Come la ‘Campanina’ esistono tante altre varietà di mele che, dal nord al sud Italia, fanno parte di tradizione e cultura locali. Ciascuna di queste ha spesso caratteristiche differenti e particolari poiché selezionata in aree ristrette, quando gli scambi e i contatti erano limitati dalla distanza e difficoltà dei trasporti.

Generalmente le vecchie varietà sono maggiormente resistenti ai parassiti ed avversità ambientali poiché nel passato vi erano scarsi mezzi per difendere le colture e di conseguenza veniva fatta una “selezione naturale” moltiplicando quelle piante che meglio sopravvivevano.

Erano sconosciute tecnologie come la conservazione in “atmosfera controllata” (celle ermetiche in cui è possibile controllare temperatura, umidità e tenore d’ossigeno) che ai giorni nostri permettono di mantenere inalterate le caratteristiche di un frutto per quasi dodici mesi. Per queste ragioni in ogni frutteto non poteva mancare una varietà come la ‘Campanina’, che assicurava una scorta di mele per tutto l’inverno.

Molte di queste varietà sono ideali per il frutticoltore amatoriale poiché la loro rusticità ne facilita la coltivazione.

 

Non è facile trovare piante di varietà antiche di mele, ecco alcuni vivai specializzati:

Bassi – Cuneo, tel. 0171 40 21 49

Belfiore – Loc. S. Ilario Lastra a Signa (FI), tel. 055 872 41 66

Dal Monte – Brisighella (RA), tel. 0546 810 37

Maioli Piante – Salvaterra (RE), tel 0522 84 07 73

Omezzolli – Riva Del Garda (TN), tel. 0464 55 16 42