Kiwi

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Kiwi, Actinidia (Actinidia)

La storia del Kiwi si può considerare molto recente, se paragonata ad altre specie da frutto come melo o vite, almeno per quanto riguarda le regioni europee.

Nella sua terra d’origine, la valle dello YangTze in Cina, era conosciuto fin da 1200 avanti Cristo mentre nell’occidente rimase confinato tra le curiosità botaniche fino ai primi decenni del 900. In seguito furono impiantati i primi frutteti commerciali in Nuova Zelanda e, solo dalla fine degli anni 70, iniziò la diffusione a livello mondiale del kiwi come consumo e coltivazione.

Il merito della scoperta e affermazione di questo nuovo frutto è quindi dei neozelandesi che gli diedero il nome di kiwi, come quello dell’uccello simbolo della loro nazione.

Ai giorni nostri il kiwi o actinidia è entrato nelle nostre abitudini alimentari tanto che l’Italia è divenuta uno dei maggiori produttori mondiali.

 

Una pianta non per tutti gli ambienti

Il kiwi mal si adatta alle condizioni estreme. Infatti, è abbastanza sensibile al freddo invernale e già le temperature inferiori a -10 gradi °C possono essere pericolose, anche se la resistenza della pianta è variabile in relazione all’età e alla durata della gelata. Al contrario in ambienti con inverni miti può mancare la produzione se non vi sono sufficienti ore di freddo invernali (il fabbisogno in freddo del kiwi è di circa 900-1200 ore con temperature inferiori a +7°C).

Ma anche le alte temperature estive e la bassa umidità ambientale, o i venti frequenti, mettono in difficoltà la pianta che ha elevate necessità idriche dovute all’ampio apparato fogliare e alle radici molto superficiali.

Mentre le brinate primaverili possono danneggiare i teneri germogli, anche le precoci gelate autunnali sono pericolose perché i frutti possono essere ancora presenti sulla pianta.

Il kiwi è abbastanza esigente anche riguardo al terreno. Le condizioni ideali sono: pH neutro e bassi contenuti di calcare, una buona dotazione di sostanza organica, acqua in abbondanza ma senza ristagni.

In giardino

Anche se il nostro ambiente non è esattamente quello ottimale per il kiwi, non dobbiamo necessariamente rinunciare al piacere di coltivarne qualche pianta. Nelle aree più fredde si potrà trovare una posizione riparata, ad esempio sul lato sud dell’abitazione e proteggere il tronco con materiali isolanti durante l’inverno.

Per mitigare le alte temperature estive, potremo ricorrere ad irrigazioni brevi e frequenti, anche giornaliere, per ottenere un effetto climatizzante. Nelle zone ventose si potrà predisporre un frangivento costituito da reti ombreggianti a trama fitta o utilizzando piante a portamento colonnare disposte in filare.

Salvo eccezioni, il kiwi è invece praticamente immune da avversità. In giardino si presta quindi egregiamente per rivestire un pergolato o ricoprire un muro dell’abitazione.

Caratteristiche botaniche

Il genere Actinidia comprende diverse specie, oltre cinquanta, tra le quali quella attualmente coltivata è Actinidia deliciosa. Si stanno valutando e studiando altre specie, in particolare Actinidia chinensis, per ottenere kiwi con caratteristiche diverse: a polpa gialla, già presenti sul mercato, rossa o bicolore. Una specie interessante per l’elevata resistenza al freddo è Actinidia arguta, che per ora ha avuto una certa diffusione per scopi più ornamentali che produttivi.

La pianta ha un portamento sarmentoso e, come la vite, necessita di una struttura di pali e fili per sostenere la vegetazione. Lo sviluppo può essere molto vigoroso: in situazioni ottimali i tralci che si formano durante una stagione vegetativa possono raggiungere anche i 2 m di lunghezza. Le foglie sono ampie e di forma tondeggiante. L’apparato radicale è superficiale, costituito da radici numerose e fini.

Moltiplicazione

Normalmente la moltiplicazione del kiwi avviene da talea o con tecniche similari, ottenendo così una pianta autoradicata. Quindi nel caso si perda la parte aerea a causa di basse temperature invernali, se la pianta emette dei germogli dalla zona del colletto o direttamente dalle radici, si può ricostruire la chioma senza la necessità di eseguire un innesto.

La biologia fiorale del kiwi è particolare, essendo una specie dioica (a sessi separati). Esistono cioè piante provviste di soli fiori femminili, con polline sterile, e altre che portano soli fiori maschili, che producono polline vitale ma incapaci di formare un frutto poiché gli ovari sono malformati. Di conseguenza, per ottenere un’abbondante fruttificazione, si deve prevedere la vicinanza di piante maschili e femminili, mantenendo un rapporto di circa un maschio ogni 6-7 femmine.

Allevamento e potatura

Come la vite anche il kiwi fruttifica sui rami (o tralci) di un anno. La potatura invernale è quindi abbastanza semplice. Per prima cosa si eliminano i tralci di due anni che hanno prodotto nell’annata.

Per garantire la prossima fruttificazione si devono lasciare un sufficiente numero di tralci di un anno, che si sono formati durante la stagione vegetativa. In generale ne lasceremo uno ogni venti centimetri circa.

I tralci di un anno destinati alla produzione vanno spuntati alla lunghezza di circa 130-150 centimetri e legati ai fili di sostegno.

La potatura invernale può essere completata da un intervento durante la stagione vegetativa, con lo scopo di eliminare o spuntare i tralci molto vigorosi per garantire un’ottimale illuminazione ed arieggiamento della chioma.

Un’altra operazione complementare alla potatura è il diradamento dei frutti. Negli anni di forte allegagione è indispensabile intervenire eliminando i frutti più piccoli e malformati e lasciando non più di 4-5 frutti per germoglio. In questo modo la qualità dei frutti rimasti sarà migliore e inoltre si assicurerà una fioritura normale nell’anno successivo, premessa indispensabile per una produzione abbondante.

Cure colturali

Il lungo ciclo vegetativo del kiwi richiede una certa attenzione sia per la concimazione che nell’irrigazione. L’ampio apparato fogliare comporta un’elevata perdita d’acqua per traspirazione, che va ripristinata con irrigazioni costanti, evitando comunque eccessi che possono provocare ristagni d’acqua e asfissia radicale. Gli apporti idrici devono essere frequenti, anche giornalieri in ambienti molto caldi o periodi ventosi.

La necessità di elementi nutritivi è abbastanza elevata e costante durante la stagione. Necessari i chelati di ferro nei terreni a “rischio clorosi”, da somministrare prima della ripresa vegetativa. Per gli elementi principali (azoto, fosforo e potassio) si può dare come indicazione generale di somministrare circa un kg per pianta di un concime universale (NPK), con titolo di 1:1:1,5/2 come rapporto tra Azoto, Fosforo, Potassio. La distribuzione è consigliabile sia frazionata in due passaggi: il primo al germogliamento ed il secondo dopo la fioritura.

Le avversità che possono colpire il kiwi, sia ad opera di insetti che funghi, sono praticamente inesistenti. Solo occasionalmente possiamo rilevare la presenza di cocciniglia bianca. Di conseguenza non sono normalmente necessari trattamenti con fungicidi o insetticidi.

Raccolta

Infine è molto importante il momento della raccolta. Il kiwi va raccolto il più tardi possibile, per avere un elevato tenore di zuccheri nei frutti, prima però che la polpa inizi a rammollire o che si verifichino le prime brinate autunnali. Nei frutteti specializzati la raccolta inizia solo quando gli zuccheri all’interno di un campione di frutti raggiunge il valore di 6,5 gradi Brix. A livello familiare un riferimento empirico può essere quello di attendere che tutti i semi diventino neri.

Il kiwi si può conservare per alcuni mesi anche in ambienti domestici non riscaldati. Basta avere l’avvertenza di riporre i frutti in sacchetti di polietilene per mantenere un’elevata umidità ed evitare la presenza nello stesso locale di altri frutti che possono produrre etilene, un gas che stimola la maturazione. Viceversa quando vorremo portare a maturazione qualche frutto basterà lasciarlo per qualche giorno a temperatura ambiente, eventualmente assieme a qualche mela, per ottenere rapidamente il rammollimento della polpa.