Ciliegio ‘Moscatella Gialla’

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E’ proprio nelle nature morte rinascimentali che si hanno le prime informazioni di questa

straordinaria varietà dai frutti giallo lucenti e dalla pezzatura media. Bartolomeo Bimbi, pittore di fiori e frutta alla corte medicea, la raffigura nel famoso quadro delle ciliege, al centro della scena. Siamo alla fine del Seicento e le moscatelle bianche o gialle che dir si voglia, vengono coltivate nella villa della Topaia, il pomario dei Medici, nella villa del Marchese degli Albizi e in Val di Sieve.

Michieli cita le ciliegie bianche in alcuni dei suoi scritti. Torgioni Tozzetti riporta: Cerasus Sativa, fructu rotundo, albo, sub dulci, tenerissimo.

 

Ma le ciliegie bianche, pur essendo abbastanza tenere, sono dei veri duroni, succosi, dal leggero aroma moscato, tale da far apparire un leggero e gradevolissimo retrogusto amarognolo.

L’albero è maestoso, come tutti i P. avium, con il tronco lucido con riflessi giallognoli, inconfondibile. La fioritura è intermedia e come nella maggior parte dei ciliegi dolci, per ottenere una buona fruttificazione, è necessario un’impollinazione incrociata con altre varietà cosiddette compatibili. Possono essere buoni impollinatori il ‘Durone I di Vignola’ e il ‘Durone dell’Anella’. Il frutto matura a metà giugno al centro Italia. Va raccolto con cura in quanto la drupa è facilmente ammaccabile e consumato in breve tempo, tre-quattro giorni al massimo. È ottimo sia fresco che per speciali confetture.

I frutti possiedono, come tutte le altre varietà, valori nutrizionali apprezzabili. Sono ricchi di vitamina A, C, B1 e B2, contengono proteine, sali minerali di potassio, calcio, magnesio, fosforo e numerosi oligoelementi. Tra tutte le frutta sono le meno caloriche e le più diuretiche. Hanno azione sedativa e sono adatte anche ai diabetici, in quanto contengono levulosio; sono un buon tonico e risollevano sia fisicamente che psichicamente.

 

La storia 

Il ciliegio selvatico è presente nell’areale europeo fin dalle epoche preistoriche; noccioli del frutto sono stati infatti ritrovato in vari insediamenti palafitticoli dell’Europa centrale. Secondo Plinio il Vecchio, le varietà coltivate (quelle a frutto più grande), furono importate dal Ponto nel 73 a.c. Da Lucio Lucullo, console romano. Gli Egizi lo coltivavano fin dal I millennio, Aristotele e Teofrasto lo citarono nei loro scritti.

Nella Roma imperiale le ciliegie erano già molto apprezzate e vendute da venditori ambulanti che per le vie dell’Urbe gridavano: “Arezzo”. Le più buone infatti allora conosciute erano quelle del Casentino e presumibilmente la varietà antica “Bella di Arezzo”.

Il frutto fu sempre tra i più apprezzati e dal rinascimento si moltiplicarono le varietà.

 

 

Coltivazione 

La ‘Moscatella Gialla’, detta anche ciliegia giapponese, diventa un grande albero e quindi si dovrà riservarle uno spazio di almeno 10 metri di diametro. Predilige terreni sciolti, ben drenati, ed esposizioni fresche ed asciutte. Ama molto il freddo e le temperature sotto lo zero per molti giorni l’anno. In estate, avendo un apparato radicale abbastanza superficiale, beneficia molto di copiose irrigazioni di soccorso, anche in età adulta.

E’ consigliabile qualche trattamento anticrittogamico con sali di rame in inverno e propoli agricola con equiseto in fase vegetativa.

La pianta non necessita di potature, in quanto non presenta alternanza di produzione ed è molto sensibile ai tagli, che favoriscono l’insorgere di gommosi.

Se ne raccomanda quindi l’allevamento in forma libera.

Il frutto della ‘Moscatella Gialla’ si difende più facilmente dagli uccelli rispetto alle varietà a frutto rosso o nero, proprio per il colore caratteristico che lo farebbe definire più che Prunus avium (e cioè degli uccelli), “prunus hominum”.

È una varietà raccomandabile in qualsiasi frutteto di piante rare e storiche.

 

Un po’ di botanica 

I ciliegi da frutto, tutti appartenenti al genere Prunus, sottofamiglia Prunoideae, famiglia Rosaceae, si possono classificare pomologicamente a due specie diverse:

  • ciliegi dolci (Prunus avium) a loro volta divisi in “duracine” a polpa dura e dolce (i classici duroni) e “tenerine” a polpa tenera e dolce
  • ciliegi acidi (Prunus cerasus) divisi in tre sottospecie (considerate anche varietà spontanee):

amarene (Prunus cerasus var. caproniana) a succo dolce incolore acido e dolce

visciole (Prunus cerasus var. austera) a succo colorato acido e dolce

marasche (Prunus cerasus var. marasca) a succo colorato acido e amaro

Sono inoltre da segnalare vari ibridi tra le due specie con caratteristiche intermedie e spesso di

valore organolettico molto elevato.

La ciliegia ‘Moscatella Gialla’ appartiene al gruppo delle duracine che sono caratterizzate da alberi di grandi dimensioni con portamento eretto, corteccia lucida, fiori portati dai classici mazzetti di maggio e frutti di colore rosso, giallo o nero a seconda della varietà.

Il Prunus avium cresce spontaneo in Asia occidentale ed in Europa, dal Mediterraneo fino alla Scandinavia.

 

 “Voglio fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi” Come Pablo Neruda, tanti altri poeti hanno decantato nei secoli il gentilissimo frutto. Simile al rozzo ignorante, che la buona educazione

trasforma in perfetto gentiluomo, il ciliegio muta i suoi frutti amari in bacche delicate e fragranti. È un albero perfetto, tronco dritto, altissimo, scorza lucida e liscia, legno rosato, nobile, foglioline leggere in estate di un bel verde intenso e coloratissime in autunno, fiori candidi riuniti a mazzetti, bianchi e profumati, succulenti frutti dai mille colori da tutti appetiti.

“O Labbra di Ciliegia” diceva Garcia Lorca.

 

Ugo e Giacomo Fiorini

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