Viburni

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Se non riusciamo a digerire i nomi latini delle piante (peraltro indispensabili in certi frangenti), per i viburni (genere Viburnum) è sempre disponibile un ricco carnet di denominazioni popolari tuttora valide: lantana, lentaggine, viburno tino, pallon-di-maggio… Ce li ha tramandati un’inveterata dimestichezza dell’uomo con arbusti di grande utilità pratica – dalla medicina popolare all’artigianato del legno – ma anche dal richiamo estetico straordinario per forme, colori e profumi, che si somma ad un’eccellente flessibilità e a un’ampia versatilità d’impiego. In natura non è così difficile imbattersi in un viburno spontaneo: al nord, basta inoltrarsi in un sentiero di collina o montagna, ai margini di un bosco di alberi decidui (la lantana: V. lantana); nel centro-sud, accanto ad alberi sempreverdi (il tino: V. tinus); oppure in un pioppeto o in una boscaglia umida (il pallon di maggio: V. opulus). Proprio perché abituati a vivere in ambienti tanto diversi, i viburni, quando vengono impiegati per scopi ornamentali, rappresentano una risorsa davvero preziosa per tutti: il semplice appassionato di giardini e il grande paesaggista ne ricaveranno uguali vantaggi. Senza contare che a rinforzare le fila delle specie nostrane sono arrivate da diverse parti del mondo altri viburni, uno più bello dell’altro.

In città e nelle siepi

Da più di un secolo, le amministrazioni pubbliche – impegnate a rinverdire gli ambienti urbani con aiuole, piccoli giardini e viali alberati – si servono frequentemente di viburni sempreverdi, che siano da un lato di piacevole aspetto e dall’altro di facile manutenzione. Se poi si tratta di arbusti che tollerano senza troppi problemi l’aria inquinata della città, tanto meglio: di qui, la scelta di specie come V. tinus, il cui fogliame sempreverde resiste alle prove più dure, mentre la sua capacità di adattarsi a climi relativamente freddi (e continuare a fiorire per lunghi periodi dell’anno, anche d’inverno) è davvero ammirevole. Per la formazione di siepi, il tino è inarrivabile, ma in alcuni casi, se lo spazio a disposizione è sufficientemente ampio, si ricorre anche al cinese V. rhytidophyllum; che però non a tutte le latitudini si comporta da sempreverde anche nei mesi freddi. Questa specie mette in mostra foglie pendule di grande effetto, ma può alzarsi fino a sei metri e allargarsi anche per più di quattro. Sempre per gli stessi scopi e con analoghe possibilità di fioritura invernale, si può utilizzare l’ibrido V. x pragense che, quando viene lasciato crescere indisturbato, assume un bel portamento tondeggiante.

Un po’ di botanica

Il genere Viburnum comprende più di 150 (o forse 200) specie spontanee, che vivono nelle aree temperate dell’emisfero settentrionale della terra, con qualche rappresentante in Sud America e Malaysia. Si tratta esclusivamente di arbusti o alberelli, con altezze variabili fra i 50 cm e i 15 metri e con fogliame deciduo o sempreverde. Essi hanno foglie opposte, semplici e solo talvolta in verticilli di tre, con margine intero oppure dentellato. Il fogliame è medio-grande e in molti casi si colora vivacemente in autunno. Le infiorescenze – in corimbi, ombrelle o pannocchie – possono avere fiori esterni sterili e interni fertili, rassomigliando in questo alle ortensie. I singoli fiori hanno corolle bianche, crema o anche rosee, mentre i frutti (drupe) sono oblunghi o quasi sferici, con un solo seme e colori vivaci che spaziano dal nero al rosso al blu metallico.

In ogni giardino

Quasi tutti i viburni trovano numerose forme d’impiego in ogni tipo di giardino, piccolo o grande che sia, non solo per il fatto che essi si presentano sotto diverse fogge e dimensioni, ma anche perché le loro ‘prestazioni’ sono sfruttabili in tutte le stagioni. In pratica, non vi è problema, per quanto difficile o insolito, che essi non siano in grado di risolvere in modo efficace. La destinazione usuale è nelle aiuole di ampie dimensioni, in cui essi si mescolano con altri arbusti, così come all’interno di bordure, magari anche accompagnati da erbacee perenni di buona struttura. Le specie decidue più scenografiche, come ad es. V. plicatum nelle sue numerose varietà, meritano il posto d’onore in spazi che le accolgano in funzione di elementi isolati, dal momento che sono in grado di reggere perfettamente la scena anche da sole. Alcune specie che raggiungono un’altezza medio-alta sono idonee a formare ‘schermi’ naturali, sia per occultare brutture che non sapremmo come nascondere, sia per dare maggior risalto ad altri arbusti od erbacee collocati in primo piano: ancora una volta, a tale scopo, useremo V. tinus, che sempre più si conferma come pianta-tuttofare.

Coltivazione di base

Terreno. Qualunque tipo, purché sia profondo, ricco e sufficientemente umido, anche se ben drenato, il solo V. lantanoides si rifiuta di vivere su suoli calcarei

Esposizione. In pieno sole o in mezz’ombra

Come piantarli. Le specie sempreverdi vanno messe a dimora in primavera o in autunno, mentre per le decidue si procede quando non hanno le foglie (perlopiù verso marzo)

Come allevarli. I viburni che fioriscono in inverno vanno protetti dai venti freddi del nord, evitare che dopo una gelata il primo sole colpisca i fiori e la nuova vegetazione

Potature. La potatura normalmente non è necessaria, ma per alleggerire l’arbusto o mantenere la forma si potano i sempreverdi in primavera e i decidui dopo la fioritura, eliminare sempre il legno morto o danneggiato

Come curarli. Soprattutto V. carlesii e V. opulus sono attaccati da afidi che fanno arricciare le foglie: in questo caso s’interviene in inverno sulle uova degli insetti con un aficida specifico a base di Pirimicarb; V. tinus, invece, è attaccato sulla pagina inferiore delle foglie da un aleurodide che si combatte con il principio attivo Imidacloprid

Come moltiplicarli. Le specie decidue si propagano con talee di 10 cm di legno tenero, prelevate in estate dai getti laterali, si mettono in un cassone con un miscuglio di torba (2 parti) e sabbia (1 parte), curando che vi sia una temperatura attorno ai 15-17°C; dopo che hanno radicato, vanno poste in vasetti dell’8 o del 10, per passare l’inverno in serra fredda. Le sempreverdi si propagano con talee di legno semi-maturo prelevate in estate

Coltiviamo i magnifici quattro

Viburnum carlesii. Preferisce siti soleggiati e aperti, terreno sciolto e ben drenato (una fioritura stentata è sovente dovuta a eccessiva ombra o a sovraffollamento di piante), si adatta bene ai giardini costieri, ma i suoi fiori non sempre reggono l’urto di venti impetuosi e necessitano quindi una certa protezione. Limitare al massimo la potatura; moltiplicare volendo anche da seme.

Viburnum opulus. Preferisce un suolo un po’ acido per svilupparsi meglio, posizione soleggiata o mezz’ombra, è bella in tutte le stagioni, anche se decidua. Si può procedere alla potatura dei rami più vecchi, dopo la fioritura, per conservarne la forma: inoltre va leggermente spuntata per essere rinnovata. Originaria di luoghi umidi, anche paludosi, soffre se posta in ambienti aridi. Sopporta bene anche i trapianti e può propagarsi spontaneamente (con l’aiuto degli uccelli che sono ghiotti dei suoi frutti), se si trova in luoghi a lei consoni.

Viburnum plicatum. Cresce bene al sole o in mezz’ombra, su suolo che sia sempre un po’ umido. Richiede una potatura molto leggera, effettuata dopo la fioritura: un’operazione delicata che in ogni caso non deve intaccare la forma della pianta. Le sue masse di fiori bianchi e un po’ verdognoli si accompagnano bene con altrettante masse di Iris blu. Le forme con rami orizzontali stanno bene su pendii, così da poter essere ammirate dall’alto. Dopo che la pianta si è ben consolidata, è bene eliminare i rami che salgono verso l’alto, per stimolare la crescita orizzontale.

Viburnum tinus. Il mediterraneo ‘lauro tino’ o lentaggine, è adatto per luoghi caldi e soleggiati, ma nel nostro Paese non ha problemi quasi in nessuna delle regioni più ‘fredde’ (almeno fino a –10°C). Il suo naturale portamento eretto e compatto di sempreverde fa sì che si possa utilizzare per formare schermi, barriere e ‘sfondi’ scuri, soprattutto se non c’è molto spazio per altre specie che invece tendono ad allargarsi. Prestandosi bene alla formazione di siepi, il tino può anche essere usato da solo, se si vuol dare un accento speciale ad un angolo del giardino. Sopporta bene il vento ed è una pianta di ‘pronto effetto’ per giardini nuovi.

In ogni stagione

Si parte in pieno inverno, non solo con V. tinus, ma anche con esemplari a foglia caduca, quali V. farreri, V. x bodnantense e le loro varietà: sarà una splendida sorpresa affacciarci una mattina d’inverno sul nostro giardino, magari sotto la neve, e accorgerci che quei rametti nudi, privi di foglie, hanno emesso mazzetti di fiorellini bianchi e rosa, oltretutto profumatissimi. Ci parrà quasi un miracolo scoprire che essi sono sbocciati anche se c’erano –10°C. Poco tempo dopo fiorirà un altro ibrido, V. x burkwoodii, i cui fiori sono un po’ meno resistenti al freddo, ma sono ugualmente olezzanti di primavera incipiente. A partire da marzo-aprile, il genere Viburnum sembra volersi esprimere al massimo, con specie decidue dalle fioriture magnifiche e con una crescente carica di profumo dolcissimo: dapprima lo straordinario V. carlesii, poi V. x juddii, ed infine un profumatissimo V. x carlcephalum, che quasi stordisce anche se percepito a diversi metri di distanza. Ai primi di maggio, poi, se da un lato il profumo diminuisce d’intensità, dall’altro cambiano le dimensioni degli arbusti e la forma delle infiorescenze. Valgano per tutti gli esempi del nostrano pallon-di-maggio (V. opulus) e dell’orientale V. plicatum, ricchissimi di varietà orticole: entrambi con cime piatte (ma anche globose, come in V. opulus ‘Sterile’) di grandissimo effetto. Da qui in avanti, fra maggio e giugno, la valanga dei viburni si fa sempre più consistente e variegata: da V. erubescens (piccolo albero) a V. dentatum (con belle foglie dentellate) e da V. lantana (nostrano, foglie pelose e frutti rosso-neri) a V. sargentii (fiori di 3 cm). E poi è sempre possibile scegliere fra specie a foglia caduca e sempreverdi, tenendo d’occhio la possibilità di acquistare un arbusto che sia dotato di frutti ornamentali in autunno. E’ veramente difficile non trovare un viburno che ci piaccia e che soddisfi le nostre esigenze!

Viburni in casa

Con un po’ d’attenzione, possiamo sfruttare la bellezza dei fiori di V. opulus anche in un vaso nel nostro appartamento, dove possono continuare a fiorire da una a tre settimane.

  • Tagliare i rami il mattino presto, per una lunghezza che sia utile per il nostro scopo, ma che non sciupi la forma dell’arbusto in giardino. Si taglia mezzo cm sopra una gemma o un nodo fogliare. I rami sono pronti per il taglio quando le infiorescenze più grosse sono ben sviluppate e i primi fiori stanno per aprirsi.
  • I rami di viburno sono dei grandi bevitori, quindi è meglio eliminare tutte le foglie non strettamente necessarie alla composizione, per far sì che l’acqua arrivi alle infiorescenze.
  • Porre i rami in un vaso pulito e riempito con apposita soluzione per fiori recisi intiepidita; recidere di nuovo i fusti ad un paio di cm dalla base, con un taglio a 45 gradi
  • Collocare il vaso, sempre con la soluzione, in un luogo fresco e scuro per una notte; quindi creare la composizione voluta in un angolo dove non arrivi il sole diretto e che sia lontano da fonti di produzione di etilene (frutta matura o mele), continuando ad utilizzare la soluzione per fiori recisi.
  • Ogni tre giorni, accorciare il fusto di altri 2-3 cm e sostituire la soluzione.

Con i viburni è sempre primavera, almeno dal mese di gennaio fino a giugno: basta affidarsi alle giuste specie, in modo da ottenere una piacevole successione che ci accompagna per metà anno, senza contare il bello della seconda metà!

Periodo di fioritura:

  • in pieno inverno: V. tinus, V. farreri, V. x bodnantense
  • fine inverno: V. x burkwoodii
  • da marzo ad aprile in sequenza: V. carlesii, V. x juddii, V. x carlcephalum
  • primi di maggio: V. opulus, V. plicatum

maggio-giugno: V. erubescens, V. dentatum, V. lantana, V. sargentii

Nome

Dimensioni

max in metri [altezza x ampiezza]

Fogliame:

d=deciduo

s=sempreverde

fg=foglie

Fiori:

i=invernali

p=primaverili

e=estivi

Frutti

Note

V. lantana

 

4×4

d; ovate, grigio-verdi, dentate, rosse in autunno

p/e; tubulosi, bianchi

oblungo-ovoidali, prima verdi, poi rossi, infine neri

interessante la varietà ‘Variegatum’ con foglie variegate in crema

V. x bodnantense

 

3×2

d; fg oblunghe, dentate, bronzee da giovani

i; bianco-rosa-rosso, profumati

piccoli, blu scuro

può fiorire anche in autunno

V. farreri

 

 

3×2.5

d; ovali, dentate, verde scuro

i; tubulosi, bianco-rosati, profumati

sferici, rosso vivo

le foglie sono bronzee da giovani e rosse in autunno

V. carlesii

 

2×2

d; ovate, dentate, verde scuro, rosse in autunno

p; boccioli rosa che si aprono con corolle bianco-rosate, molto profumate

ellissoidali, prima rossi e poi neri

alcune varietà hanno fiori di colore più intenso

Nome

Dimensioni

max in metri [altezza x ampiezza]

Fogliame:

d=deciduo

s=sempreverde

fg=foglie

Fiori:

i=invernali

p=primaverili

e=estivi

Frutti

Note

V. propinquum

 

3×2

s; ovato-lanceolate, lucide

p; bianco-verdognoli

ovoidali, blu scuro

portamento molto compatto

V. japonicum

2×2.5

s; ovato-arrotondate, cuoiose

e; bianchi, profumati

ovoidali, rosso vivo

i frutti sono persistenti fino all’inverno

V. odoratissimum

 

5×5

s; ovali, lucide, verde scuro

p; bianchi e profumati

ovoidali, prima rossi poi neri

pianta vigorosa, da usare come schermo o siepe

V. buddleifolium

 

2×2

d; fg. oblungo-lanceolate

p; bianchi, tutti fertili

ovoidali, prima rossi e poi neri

portamento eretto; può essere semi-sempreverde

Nome

Dimensioni max in metri [altezza x ampiezza]

Fogliame: d=deciduo

s=sempreverdefg=foglie

Fiori:

i=invernali

p=primaverili

e=estivi

Frutti

Note

V. macrocephalum

5×5

s; ovato-ellittiche, verde scuro

p; bianchi e sterili

forma arrotondata: è deciduo negli inverni rigidi

V. x pragense

 

3×3

s; ellittiche, corrugate, lucide

p: bianco rosati

adatto per decorare l’esterno di edifici grandi o per siepi

V. x globosum ‘Jermyn’s Globe’

2.5×3

s; ellittiche, verde scuro

p; masse di piccoli fiori bianchi

ovoidali, blu metallico

forma arrotondata, compatta

V. cylindricum

 

3 (15)x3

s; ellittiche, acuminate

e; piccoli, bianchi

ovoidali, neri

in Himalaya diventa anche albero

Nome

Dimensioni

max in metri [altezza x ampiezza]

Fogliame:

d=deciduo

s=sempreverde

fg=foglie

Fiori:

i=invernali

p=primaverili

e=estivi

Frutti

Note

V. x hillieri ‘Winton’

2×2

s; lunghe, ellittiche, dentate

e; piccoli, bianchi

da rosso a nero

attraente in autunno per i frutti

V. opulus

 

5×4

d; solitamente trilobate, verde scuro, rosse in autunno

p; cime con f. bianchi fertili al centro e sterili all’esterno

sferici, carnosi, rosso vivo

la varietà ‘Sterile’ (‘Roseum’) ha solo infior. sterili a palla, mentre ‘Xanthocarpum’ ha frutti gialli

V. sieboldii

 

4×6

d; obovate, dentate, lucide

p; tubulosi, bianchi

ovoidali, rosa-violacei

molto decorativo per fiori e fogliame

V. nudum

 

3×3

d; ovali, lanceolate, scarlatte in autunno

e; bianco-gialli, tutti fertili

ovoidali, prima rossi poi blu scuro

specie molto ornamentale in autunno

Nome

Dimensioni

max in metri [altezza x ampiezza]

Fogliame:

d=deciduo

s=sempreverde

fg=foglie

Fiori:

i=invernali

p=primaverili

e=estivi

Frutti

Note

V. x carlcephalum

 

3×3

d; cuoriformi, dentate, ampie, rosse in autunno

p; grandi, bianchi, profumatissimi

portamento arrotondato; fioritura tardiva

V. cassinoides

 

2.5×2.5 o più

d; ovate, irregolarmente dentate

e; bianco-crema, tutti fertili

blu scuro

le fg. sono cioccolato da giovani e rosso vivo in autunno

V. x burkwoodii

2.5×2.5

s; ovate, lucide, verde scuro

p; tubulosi, bianchi, profumati

ellissoidali, prima rossi e poi neri

fogliame piacevole anche in autunno

V. sargentii

 

3×3

d; trilobate, dentate, bronzee da giovani

p; bianchi, centrali fertili ed esterni sterili

sferici, rosso vivo

decorativo in autunno, con fg. gialle o rosse

Nome

Dimensioni

max in metri [altezza x ampiezza]

Fogliame:

d=deciduo

s=sempreverde

fg=foglie

Fiori:

i=invernali

p=primaverili

e=estivi

Frutti

Note

V. tinus

 

5×3

s; oblungo-ovate, verde scuro

i/p/e; bianchi, in cime terminali piatte

ovoidali, blu scuro metallico

mediterraneo ma molto rustico quasi ovunque; numerose varietà

V. erubescens

 

5×3 o più

d; ovato-ellittiche, piccioli rossi

e; bianco-rosati, penduli

prima rossi poi neri

può diventare molto alto e comportarsi da semi-sempreverde

V. lantanoides

 

2.5×4

d; grandi, ovate, dentate, in autunno gialle, poi rosse o violacee

p; tubulosi, bianchi, fertili i centrali e sterili gli esterni

ovoidali, prima rossi poi nero-viola

portamento aperto, con rami esterni prostrati al suolo

V. dentatum

 

3×3

d; ovato-arrotondate, dentate, giallo-rosse in autunno

p/e; tubulosi, bianchi

ovoidali, blu scuro

piacevole tutto l’anno per foglie, fiori, frutti

V. burejaeticum

 

5×3

d; ovate, seghettate

p; piccoli, bianchi, tutti fertili

ellissoidali, neri

rami giovani quasi bianchi

 

-          

Nome

Dimensioni

max in metri [altezza x ampiezza]

Fogliame:

d=deciduo

s=sempreverde

fg=foglie

Fiori:

i=invernali

p=primaverili

e=estivi

Frutti

Note

V. rhytidophyllum

 

5×4

s; molto lunghe, lanceolate, corrugate, bianche sotto

p/e; tubulosi, bianco crema

ovoidali, rossi

molto decorativo per il fogliame, non adatto per giardini piccoli

V. suspensum

 

3.5×3

s; ovate e coriacee

p; bianco-rosati

globosi, rossi e neri

idoneo per giardini al mare

V. x juddii

 

1.50×1.50

d; ovali, verde scuro

p; bianco-rosati, profumati

talvolta le foglie sono rosse in autunno

V. plicatum

 

3×4

d; cuoriformi, verde scuro, rosso-violacee in autunno

p; fiori bianchi sterili di grande effetto

numerose varietà: ‘Mariesii’ (rami allungati, in serie); f. tomentosum (grandi infiorescenze); ‘Watanabei’ (nano)