Acca sellowiana

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Acca sellowiana (Berg.) Burret, più nota col vecchio nome di Fejoa sellowiana Berg., non è un’introduzione recentissima. Anni fa era considerata pianta esotica e tropicale, da coltivare principalmente nei giardini botanici delle nostre zone climatiche miti.

Si è scoperto poi che possiede una rusticità sorprendente, perciò si sta diffondendo anche nei giardini della pianura padana. Supera bene gli inverni, fiorisce e fruttifica.

Mi è capitato di vedere il primo esemplare di questo piccolo albero presso “Le Jardin Exotique” di Montecarlo ed era allora considerato una rarità “esotica”. Dopo qualche tempo ho trovato dei frutti di questa pianta in un supermercato e dai semi ho ottenuto pianticelle di cui una è ormai un vecchio ed elegante alberetto del mio giardino.

Questa specie possiede tutto ciò che si può desiderare da una pianta di dimensioni limitate: notevoli doti decorative per la bellezza dei fiori, delle foglie, della corteccia e del portamento, frutti commestibili e di buon sapore, facilità di coltivazione, resistenza ai geli.

Davvero poche piante possiedono simili virtù, merita perciò di essere maggiormente utilizzata.

 

Caratteristiche botaniche

Acca sellowiana appartiene alla grande e generosa famiglia delle Myrtacee, ricca di circa tremila specie diffuse in tutti i continenti, molte delle quali di rilevante interesse economico.

L’origine geografica spiega la sua buona rusticità: Brasile meridionale, Argentina settentrionale, Uruguay e Paraguay. Queste terre hanno infatti un clima simile a quello dell’Europa meridionale: le notti invernali sono fredde e con possibili gelate. Fu scoperta solo nel 1890 da E. Andrè e da lui introdotta in Europa.

È un arbusto di 3-5 m di altezza con foglie opposte, ellittiche, coriacee e piacevolmente tormentose sulla pagina inferiore tanto da apparire argentea.

Il fiore, molto elegante, è formato da petali carnosi, peraltro commestibili, di colore bianco nella pagina inferiore e rosa sopra. Al centro vi è un vistoso ciuffetto di stami rossi, disposti in diverse serie.

Il frutto è una bacca ovoidale lunga circa 5 cm e larga 3, salvo che in alcune selezioni da frutto in cui è più grande (cultivar ‘Mammouth, ‘Jumbo, ecc.)

Contiene numerosi semi, durissimi, immersi in una polpa color crema, dal gusto e dal profumo aromatico, con un misto di ananas, fragola e canfora.

Questo arbusto dal portamento elegante è raffinato anche nel colore marrone chiaro della corteccia.

È classificata un’altra specie di Acca, A. schenckiana, ma l’attribuzione è controversa. Ne esiste una varietà ‘Variegata’.

La coltivazione

È un arbusto di poche pretese, adattabile e poco esposto a malattie.

Preferisce terreno sciolto e ben drenato, anche sabbioso. L’esposizione migliore è in pieno sole. Sopporta bene gli inverni della pianura padana anche se rigidi. Difficilmente viene danneggiata dai geli, purché non siano tardivi. Ma anche in questo caso è in grado di riprendersi e di riformare nuovi rametti, perdendo però la fioritura che avviene, nella tarda primavera, sui rami dell’anno precedente.

Si deve perciò potare precocemente, subito dopo la fioritura, per non compromettere la produzione dell’anno successivo.

Piccoli esemplari possono essere coltivati in vaso, su balconi o terrazzi, poiché non soffrono la siccità. Anche quando non sono fioriti, sono comunque decorativi per il fitto fogliame verde scuro ed argenteo.

Dove trovare Acca sellowiana

Questa pianta, una volta prerogativa di vivai specializzati in piante insolite, è ormai diventata di facile reperibilità almeno presso i numerosi vivaisti ben forniti presso i quali sarà bene chiamarla col vecchio nome di Feijoa sellowiana onde evitare fraintendimenti.

Non è quindi un problema trovarla. Di solito viene venduta in vasi da 20-25 cm di diametro ed ha già un’altezza di circa m 1,5.

La si può rinvasare in un vaso più grande, di terracotta, se la si vuole utilizzare su balconi o terrazzi.

La posa in piena terra richiede la preparazione di una buca sufficientemente grande e l’utilizzo di terriccio ben drenato da mescolare a quello esistente. Una generosa annaffiatura servirà a compattarlo intorno alle radici. Nei primi tempi conviene prestare attenzione affinché il terreno non si asciughi troppo, ma successivamente questa pianta non avrà più bisogno di ulteriori cure.

In giardino

-         terreno: sciolto e ben drenato

-         esposizione: in pieno sole

-         clima: resistenza a inverni rigidi, non soffre la siccità

-         fioritura: a fine primavera sui rami dell’anno precedente

-         potature: subito dopo la fioritura