VerbeneDuemila anni fa, nel mondo dei Romani, la comune verbena dei prati e dei luoghi incolti (Verbena officinalis) godeva di una fama eccellente, perché mentre da un lato veniva usata all’inizio dell’anno nuovo come simbolo di buon auspicio, d’altra parte è tradizione che fosse con il suo succo che si tentò di tamponare il sangue delle ferite di Cristo durante la salita al Calvario. Oggi gli impieghi simbolici sono completamente cessati e quelli officinali, pur teoricamente validi, risultano assai limitati e superati. In compenso, molte compagne di quest’erba dal valore ornamentale nullo si sono fatte molto avanti nella decorazione dei giardini occidentali, tanto che non c’è maestro del giardinaggio moderno che non le consigli per un motivo o per l’altro. Per fare un esempio di peso, Margery Fish - la creatrice del magnifico giardino di East Lambrook Manor, v. ‘Giardini’ n. 166 - aveva un debole per le specie perenni e per Verbena rigida in particolare, che a suo parere si trova in perfetta sintonia con altre piante di un “soffice rosa intenso, avorio o anche ciliegia”. Aggiungeva poi di essere addirittura ‘devota’ a questa pianta, dichiarandosi dispiaciuta che alcuni la mettessero a dimora in luoghi dove non poteva essere adeguatamente ammirata: infatti, coloro che lei definiva, ironicamente, “gli arbitri del giardinaggio da aiuola” a suo dire erano soliti abbinarla ai Tagetes arancione, con un effetti fuori misura ed “eccessivamente orientaleggianti”. |
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