Controllo delle malattie crittogame

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Le malattie giocano un ruolo fondamentale: dalla diagnosi corretta alla prevenzione ed alla terapia, dipende spesso il migliore successo o il peggiore degrado del nostro prato. Occorre quindi diventare un po’ “medici dell’erba” ed imparare a interpretare i segnali (sintomi) che il prato malato invia. Le malattie del tappeto erboso derivano in gran parte dai funghi (crittogame) e sono le malattie crittogamiche o crittogamie. Esistono anche alcune patologie di carattere virale e batterico, ma sono molto, molto rare. Esistono infine dei fenomeni di degrado, anche acuto, legati a stress di varia natura (eccessi termici, salinità, carenze od eccessi di elementi nutritivi, ecc.) ed inquadrabili come malattie di carattere fisiologico o, più tecnicamente, fisiopatie.

Malattie primarie

Vi sono numerosi funghi responsabili di malattie del tappeto erboso ed altrettante forme di malattia, ma in pratica, soltanto alcuni mantengono una certa importanza per i sintomi che producono nonché per la loro presenza massiccia nei tappeti erbosi. Di conseguenza, soltanto alcune malattie vanno considerate primarie, mentre molte sono, al contrario semplici fattori accessori, almeno in Italia. La suddivisione più semplice che si può fare delle malattie del tappeto erboso è quella in base ai sintomi.

Malattie “a chiazze”

I sintomi sono rappresentati da chiazze più o meno regolari e variabili in grandezza ed in colore, le malattie di questo gruppo sono:

  • “Brown patch” (fungo Rhizoctonia solani)
  • “Yellow patch” (fungo Rhizoctonia cerealis)
  • “Microdochium patch” (fungo Microdochium nivale)
  • “Take all patch” (fungo Gaeumannomyces graminis var. avenae)
  • “Fairy ring” (fungo Agaricus sp., Lycoperdon spp., Lepiota sp.)

Malattie “a carta geografica”

I sintomi di queste malattie sono chiazze, più o meno grandi, comunque irregolari con andamento vario (effetto carta geografica), la malattia che appartiene a questo gruppo è:

  • “Pythium blight” (fungo Pythium sp.)

Malattie con degrado esteso

I sintomi sono rappresentati da ingiallimenti del prato, diffusi e generalizzati, legati alla presenza di molte chiazzette irregolari sulla lamina fogliare, tali da conferire un aspetto di scadimento generale ed indistinto al tappeto erboso, le malattie sono:

  • “Dollar spot” (fungo Lanzia sp. e Moellerodiscus sp.)
  • Antracnosi (fungo Colletotrichum graminicola)
  • “Bipolaris leaf” spot (fungo Bipolaris sorokiniana)
  • “Melting out” (fungo Drechslera poae)
  • “Red thread” (fungo Laetisaria fuciformis)

I sintomi iniziali di “Dollar spot” (fungo Lanzia sp. e Moellerodiscus sp.) sono piccole chiazze, di dimensioni uguali a una moneta da due euro, che compaiono solitarie per poi unirsi conferendo al tappeto erboso un aspetto degradato

 

Diagnosi

La diagnosi corretta si fa analizzando vari fattori:

  • sintomi
  • ospite (specie e varietà del tappeto erboso su cui compaiono i sintomi)
  • variabili climatiche in gioco (soprattutto temperatura ed umidità)
  • livello nutrizionale garantito al tappeto erboso
  • stagione in cui compare la malattia

Proprio la stagione diviene un elemento preciso di ulteriore suddivisione delle malattie fungine del tappeto erboso. Si possono, infatti, separare nettamente le malattie del periodo caldo da quelle più tipicamente invernali. Tra i due gruppi un terzo rappresentato dalle patologie legate a temperature medio-fresche e comunque variabili (malattie primaverili ed autunnali).

 

Malattie estive

Queste malattie si manifestano soprattutto con temperature superiori ai 25 °C e sono:

  • “Brown patch”
  • “Pythium blight”
  • “Dollar spot”
  • Antracnosi
  • “Bipolaris leaf spot”

Malattie invernali

Si manifestano soprattutto con temperature inferiori ai 10 °C:

  • “Microdochium patch”
  • “Yellow patch”

Malattie primaverili ed autunnali

Si manifestano soprattutto con temperature tra 15 °C e 25 °C:

  • “Take all patch”
  • “Melting out”
  • “Red thread”
  • “Dollar spot”

Da un punto di vista pratico, occorre osservare i sintomi, confrontarli con le foto di riferimento e metterli in relazione con la stagione e la temperatura. E’ chiaro che tutto ciò non consente una diagnosi scientificamente valida, per la quale occorrerebbe uno specialista e un riscontro di laboratorio, ma costituisce un approccio tanto semplice quanto, nella pratica, efficace.

Prevenzione e controllo

Il controllo delle malattie del tappeto erboso può essere effettuato a più livelli. Il primo di questi riguarda la prevenzione agronomica che consiste nel creare le migliori condizioni di sviluppo per il tappeto erboso, e le peggiori per il fungo. Infatti, un tappeto erboso vegetativamente equilibrato e cioè, né “stanco” né troppo vigoroso, si ammala poco e quindi il miglior sistema per ridurre la soglia di aggressività dei funghi patogeni è garantire al prato maggiore attenzione dal punto di vista nutrizionale, idrico e di manutenzione in generale.

 

Prevenzione agronomica

Dal lato pratico vi sono inoltre alcune operazioni tipicamente mirate a questo scopo:

  • rimuovere quotidianamente la rugiada mattutina mediante il passaggio manuale sull’erba di una “canna flessibile” (tipo canna da pesca) o il semplice trascinamento della gomma per irrigare (operazione che su ampie superfici richiede due operatori), questo serve ad eliminare la presenza prolungata di umidità sulle foglie, cosa estremamente favorevole allo sviluppo dei funghi
  • irrigare correttamente e cioè all’alba (ad esempio alle ore cinque), questo consente di garantire l’acqua necessaria alle radici e di evitare la permanenza di gocce sulle foglie per delle ore (fattore scatenante di malattia), il sole che nascerà di lì a poco contribuirà ad asciugare le foglie
  • tagliare l’erba preferibilmente nel pomeriggio, quando l’umidità è inferiore e le ferite procurate con le lame cicatrizzano prima
  • analizzare il contenuto di potassio del “top soil” e mantenerlo equilibrato: il potassio contribuisce fortemente all’indurimento dei tessuti rendendoli meno sensibili all’infezione da parte dei funghi

 

  • fertilizzare prima dell’estate e dell’inverno con un prodotto ad alto contenuto di potassio (es. N-P-K 8-0-24), questo contribuisce efficacemente al controllo preventivo delle malattie
  • controllare e ridurre lo sviluppo del feltro, dove si annidano parecchi funghi patogeni, infatti in questo strato di materiale indecomposto si creano le condizioni sfavorevoli per le crittogame
  • arieggiare, perché ciò contribuisce a migliorare le condizioni del prato, che portano ad incrementare la sua naturale resistenza  alle malattie

 

Selezione varietale

Un metodo di prevenzione molto efficace in relazione ad alcune malattie è la “selezione varietale” che consiste nello scegliere, per la realizzazione del tappeto erboso, le erbe più “resistenti” e cioè poco sensibili alla malattia, con concreti risparmi di prodotti anticrittogamici e quindi minor impatto ambientale e minori costi.

 

Erbe resistenti

Resistenti al “Dollar spot” è l’agrostide L 93. Resistenti alla malattia “Bipolaris leaf spot” sono le più recenti varietà di Lolium perenne e Poa pratensis. E la ricerca sta procedendo in questa direzione, dal lato pratico conviene chiedere al fornitore di fiducia garanzie in tal senso. Partire con erba resistente è sempre un buon inizio.

 

Controllo chimico

Spesso le condizioni climatiche sono talmente favorevoli al fungo e stressanti per l’erba (la zona padana è in tal senso una delle più difficili al mondo), che si deve inevitabilmente trattare con prodotti chimici.

Per controllare le patologie del tappeto erboso, ci sono una serie di principi attivi contenuti in prodotti commerciali omologati presso il Ministero della Sanità, occorre sincerarsi che sull’etichetta sia specificata la voce “tappeti erbosi” e rispettare scrupolosamente le dosi che sono sempre riportate sull’etichetta. Occorre la massima attenzione anche se si tratta di prodotti a bassa tossicità per uomo e per gli animali, nonché a ridotto impatto ambientale (facilmente degradabili nel terreno).

Conviene trattare solo in presenza di sintomi, evitare trattamenti preventivi. Operare su erba asciutta, usando pompa a spalla o attrezzatura simile ed impiegando 10 litri di acqua/100 mq. Non bagnare, né tagliare l’erba entro le otto ore successive al trattamento. Camminare sul prato solo dopo dodici ore dal trattamento, tempo che spesso è specificato in etichetta. Mediamente i prodotti impiegabili agiscono efficacemente per circa due settimane, dopodiché il trattamento andrà ripetuto.

Una considerazione sulla resistenza dei funghi agli anticrittogamici: l’impiego protratto dello stesso prodotto o degli stessi prodotti può rendere il fungo progressivamente resistente agli stessi. Scientificamente si consiglia di sfruttare sino in fondo il singolo principio attivo, aumentandone la dose man mano si verificassero fenomeni di resistenza. Quindi passare ad un altro principio attivo da sfruttare ancora sino al massimo delle suddette potenzialità.

Le regole del trattamento

  • intervenire solo in presenza dei sintomi
  • intervenire solo su erba asciutta
  • impiegare prodotti omologati per il prato
  • non superare le dosi d’impiego indicate sulla confezione del prodotto
  • distribuire 10 litri di acqua/100 mq di prato
  • dopo l’intervento non tagliare e non irrigare il prato per 8 ore, non calpestare il prato per almeno 12 ore

Prevenzione e cura del “Pythium blight”

Le temperature del periodo compreso tra giugno e agosto presuppongono in teoria la prevenzione e la cura della più importante fitopatia estiva.  Il “Pythium blight” può compromettere in poche ore il lavoro di mesi, alterando profondamente l’estetica e la funzionalità del prato. La prevenzione può essere attuata a più livelli. Oltre alla consueta ottimizzazione della fisiologia dell’erba, presupposto per una certa resistenza al problema, si tratta di decidere su base storica quale deve essere il livello di guardia.

 

Nei tappeti erbosi attaccati pesantemente dalla malattia, consiglio l’impiego congiunto di fosfiti di potassio ed anticrittogamici omologati per l’impiego. Quest’ultimi sono il Propamocarb, il Benalaxyl, il Metalaxyl ed il Phosetyl Al. Il trattamento va effettuato a partire da temperature notturne sopra i 20 °C e ripetuto ogni 10 gg. Dosi in etichetta. In tappeti erbosi storicamente meno interessati dal problema ci si può limitarsi all’impiego preventivo dei soli fosfiti.

Cura del “Dollar spot”

E’ tipica del mese di settembre la malattia meglio nota come “Dollar spot” (chiazza a forma di dollaro = la nostra moneta da 1 euro). Il sintomo è inequivocabile. Si tratta di piccole chiazze rossastre che possono anche riunirsi sino a conferire un aspetto di estremo degrado del tappeto erboso. Caratteristica diagnostica è la comparsa di piccoli anelli chiari (bianco panna), intorno a un’area necrotica, sulla lamina fogliare dell’erba.

Il controllo si effettua con del Propiconazolo, del Tebuconazolo e/o dell’Iprodione, entrambi presenti in prodotti commerciali omologati per l’impiego su tappeto erboso. Si interviene trattando da 1 a 2 volte con cadenza settimanale. Evitare la bagnatura della foglia entro 6-8 ore dal trattamento. Insieme al fungicida utilizzare anche un fertilizzante fogliare. Quest’ultimo può contribuire al recupero dell’erba degradata.

Prevenzione e cura di “Microdochium patch”

Nei nostri climi, da nord a sud, l’unica vera patologia invernale è il cosiddetto “Microdochium patch”. La malattia (detta anche fusariosi) si presenta in forma di chiazze tondeggianti, aventi diametro medio intorno ai 10 centimetri e spesso circondate da un alone grigio-rosastro. Notevole la presenza di muffa (è il tessuto vegetativo-riproduttivo del fungo) sulle chiazze, soprattutto in presenza di notevole umidità.

Il Microdochium spp. è un genere di funghi caratterizzato da un ampio adattamento termico con un optimum tra 0 e 10 °C. Così si spiega come, in presenza di ghiaccio, l’incidenza della malattia risulti bassa. D’altro canto, essa diviene elevata in periodi umidi non troppo freddi e, soprattutto, in presenza di neve (il fungo implicato principalmente si chiama Microdochium nivale).

La malattia può essere affrontata in terapia, ovvero trattando sui primi sintomi (tappeti erbosi senza neve), o in stretta prevenzione (tappeti erbosi coperti dalla neve). In ogni caso si opti per l’impiego congiunto di Prochloraz e di Iprodione, due molecole presenti in prodotti commerciali omologati per l’impiego su tappeti erbosi. Dosaggio: attenersi a quanto riportato in etichetta del singolo prodotto e dividere per due. Quindi sommare. Se la dose del Prochloraz usato singolarmente è di 100 cc/100 mq e quella dell’Iprodione, sempre impiegato singolarmente, è di 150 cc/100 mq, si impieghino 50 cc di Prochloraz + 75 cc di Iprodione/10 litri di acqua. Trattare nelle ore più calde della giornata. La persistenza efficace dei fungicidi non può superare il mese. Ecco perché, in presenza di neve persistente o ricorrente, si consiglia di asportarla.

(Disegni di Daniela Baldoni)