Controllo degli insetti e delle fisiopatie

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Gli Insetti

Pochi ma significativi gli insetti implicati nel degrado del tappeto erboso nei nostri climi. Si tratta in particolar modo di larve (bruchi), farfalle (nottue), larve di zanzaroni (tipule), larve di coleotteri (curculionidi e scarabeidi). Qualche danno può essere imputato al grillo talpa. Il controllo va effettuato solo in corrispondenza di una soglia di danno significativa al raggiungimento della quale contribuiscono gli uccelli che si cibano degli insetti. Si impiegano insetticidi registrati per l’utilizzo su tappeto erboso alle dosi e con le modalità specificate in etichetta.

 

Larve di farfalla

Tipica del periodo estivo (luglio-agosto), la presenza di larve di farfalla, cioè di bruchi grigiastri che vivono nei primi centimetri di terreno. Trattandosi di insetti che si nutrono di tessuti del tappeto erboso (fuoriescono dal terreno quel tanto che basta per rodere la base dei fili d’erba) è importante decidere la soglia di intervento. Nel nostro caso, dobbiamo in pratica valutare l’opportunità o meno di applicare l’insetticida. La decisione è legata alla valutazione del danno. Considerando che le temperature calde presuppongono scarso recupero dell’erba, in presenza di danni anche medi (diradamenti di media gravità) consiglierei di intervenire. Si possono impiegare degli insetticidi ad azione biologica come il Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki HD-1 o lo Spinosad. In alternativa, usare del Carbaryl contenuto in prodotti registrati per tappeto erboso. In questo caso si tratta comunque di prodotti per il cui utilizzo è necessario il cosiddetto patentino (Classe tossicologica Xn = nocivo). In tutti casi, i dosaggi e le modalità d’impiego sono riportati chiaramente in etichetta.

Il “Black layer”

Con il termine “black layer”, ossia lo strato nero, ci si riferisce ad uno dei peggiori motivi di degrado del tappeto erboso. Si tratta di un fenomeno legato principalmente alla mancanza di ossigeno ed alla presenza di zolfo (apportato in gran parte con i prodotti fertilizzanti), a varia profondità, nel “top soil”. In queste condizioni, si sviluppa un gas particolarmente tossico per le radici dell’erba chiamato idrogeno solforato che intossica il tappeto erboso e contribuisce, combinandosi con particelle di ferro presenti nel “top soil”, alla formazione di uno strato nero (sulfiti di ferro). L’effetto è quello di una soletta impermeabile ed impenetrabile che compromette a vari livelli gli scambi nutrizionali, idrici e gassosi. Il “black layer” si combatte con le tecniche di arieggiamento e limitando temporaneamente gli apporti di ferro e di fertilizzanti contenenti zolfo (come il solfato ammonico).

(Disegno di Daniela Baldoni)