Innesti di primavera

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Verso la fine dell’inverno si possono eseguire diversi tipi d’innesto, utili per arricchire il frutteto di nuove varietà

Per costituire un frutteto il modo più semplice è quello di acquistare le piante presso un vivaio.

A volte però, se desideriamo piantare varietà vecchie o poco diffuse, possiamo incontrare qualche difficoltà a reperire il materiale.

Oppure può capitare che nel giardino nascano piante selvatiche o che una pianta muoia e l’apparato radicale emetta dei polloni. Oppure possiamo avere l’esigenza di sostituire una varietà con un’altra.

In tutti questi casi è utile saper come fare un innesto.

L’invenzione dell’innesto

L’innesto si può considerare una delle tecniche che ha segnato la nascita della frutticoltura.

Mentre con la moltiplicazione di una pianta per mezzo dei semi otteniamo una serie di individui eterogenei, con caratteristiche comuni ai genitori, ma differenti da entrambi (riproduzione gamica o sessuata); con l’innesto è possibile moltiplicare lo stesso soggetto mantenendo inalterate le caratteristiche della pianta di partenza (riproduzione agamica o asessuata).

Una volta individuata una pianta migliore delle altre, per caratteristiche del frutto o resistenza ai parassiti ecc, con l’innesto è possibile replicarla esattamente in un numero infinito di nuovi individui. Attraverso un continuo lavoro di selezione e moltiplicazione si sono ottenute le varietà attualmente coltivate.

Sempre grazie all’innesto è inoltre possibile scegliere diverse combinazioni tra varietà e portinnesto, adattando la pianta al tipo di terreno e alle distanze di piantagione.

Come funziona l’innesto

Si potrebbe dire che l’innesto non fa altro che sfruttare la capacità della pianta di rimarginare una ferita. In particolare è uno specifico tessuto il responsabile della riuscita (attecchimento) dell’innesto: si chiama cambio, ed è localizzato tra la corteccia e le cerchie del legno.

Durante tutta la stagione vegetativa il cambio è in continua crescita, formando nuovi tessuti vascolari per assicurare un efficiente trasporto della linfa e determinando l’accrescimento diametrale del tronco e di tutti gli organi legnosi.

Le cellule del cambio entrano in funzione anche nella cicatrizzazione delle ferite, formando il “callo” che ricostruisce tutti i tessuti danneggiati.

La condizione indispensabile per la riuscita di qualsiasi innesto è la sovrapposizione delle zone del cambio dei due individui. Solo in questo modo si può formare un callo cicatriziale e quindi si ristabilisce la continuità tra il sistema vascolare dei due organismi. Così le radici del portinnesto inizieranno ad alimentare il nesto che si svilupperà formando la chioma della nuova pianta.

La tecnica dell’innesto

Esistono numerosi tipi d’innesto, che si differenziano in base all’epoca o alla tecnica di esecuzione.

Tra quelli che si eseguono da fine inverno ad inizio primavera i principali sono: innesto a spacco, a triangolo e a corona (vedi tabella 1).

Da un punto di vista pratico l’innesto consiste nell’unione di due diversi organismi vegetali: sull’apparato radicale di un individuo (portinnesto o soggetto) ne viene inserito un secondo (nesto o oggetto) che darà origine alla chioma della pianta.

Prima di procedere a qualsiasi tipo d’innesto dobbiamo sempre verificare la compatibilità tra i due individui che andremo ad unire, poiché non tutte le combinazioni sono possibili.

Come in un trapianto d’organi, la saldatura dell’innesto avrà successo se tra i due individui esiste una sufficiente compatibilità genetica. Normalmente piante appartenenti alla stessa specie sono tra loro affini. Quindi è sempre possibile cambiare la varietà, cioè innestare o reinnestare un melo su un altro melo, un ciliegio su ciliegio e così via. E’ però possibile eseguire anche innesti tra specie diverse (innesto intraspecifico), tenendo conto che non tutte le combinazioni sono “affini”. Ad esempio è possibile innestare un pero sul cotogno ma non su melo.

Un’importante regola generale, valida per tutti i tipi d’innesto, è quella di utilizzare  “marze” (la porzione di legno utilizzata per l’innesto) che siano in completo riposo vegetativo, prelevandole immediatamente prima o conservandole in frigorifero o in luogo fresco per evitare che si disidratino.

Per spiegare come fare gli innesti, più di tante descrizioni, possono servire una serie di immagini che riportiamo di seguito.

Schema dei principali innesti da eseguire a fine inverno

Tipo d’innesto

Epoca di esecuzione

Note

Triangolo Da fine inverno (febbraio- marzo) Per piante giovani, di 2-3 anni.
Spacco primavera (marzo-aprile) Per piante giovani, più semplice del triangolo.
Corona primavera (marzo-aprile, in epoca della fioritura) Indicato per  il reinnesto di piante adulte con branche di 10-15 cm e più.

Nota : le epoche indicate sono riferite alla Pianura Padana

Compatibilità di innesto e reinnesto tra le principali specie di fruttiferi 

Specie del portinnesto Specie compatibili
Albicocco (prunus armeniaca) Albicocco, Pesco*, Susino*
Ciliegio acido (prunus cerasus) Ciliegio dolce*, Ciliegio acido
Ciliegio dolce (prunus avium) Ciliegio dolce, Ciliegio acido
Cotogno (cydonia oblonga) Cotogno, Pero
Mandorlo (prunus amygdalus) Mandorlo, Pesco*, Susino*
Melo (malus sylvestris) Melo
Pero (pyrus communis) Melo*, Pero e Pero asiatico (Nashi)
Pesco (prunus persica) Albicocco, Mandorlo, Pesco, Susino*
Susino cinogiapponese (prunus salicina) Susino cinogiapponese ed europeo*, Pesco*
Susino europeo (prunus domestica) Susino cinogiapponese ed europeo

*l’ affinità non è costante per tutte le varietà.

Per piante giovani: l’innesto a triangolo

E’ uno degli innesti più utilizzati in frutticoltura poiché è adatto a tutte le piante da frutto e conferisce un’ottima saldatura tra i due soggetti. E’ utilizzato per innestare piante giovani, di due-tre anni d’età.

Non è però uno dei più facili, occorre una buona manualità che si raggiunge solo con un minimo d’esperienza ed inevitabili fallimenti.

Il più facile: l’innesto a spacco

E’uno dei più utilizzati dagli innestatori non professionisti in quanto abbastanza facile da eseguire e non richiede attrezzi particolari. Come l’innesto a triangolo è adatto per piante giovani di uno-due anni d’età.

Come per l’innesto a triangolo il portinnesto va tagliato all’altezza di 10-15 centimetri dal suolo. L’innesto è un punto di debolezza della struttura della pianta perciò, per diminuire l’effetto leva ed evitare rotture nelle aree molto ventose, può essere conveniente alzarlo fino a 60-70 centimetri.

Per piante adulte: l’innesto a corona

È il più adatto per innestare alberi adulti, per sostituire la varietà (reinnesto).

Condizione indispensabile perché l’innesto a corona abbia successo è che la pianta sia “in succhio”, ovvero la corteccia si separi facilmente dal legno sottostante. Questo avviene alla ripresa vegetativa quando il cambio, tessuto che separa la corteccia dal legno, è in attiva crescita.